“La combinazione delle attività di Poste Italiane in ambito telecomunicazioni con il segmento consumer di Tim creerà l’operatore mobile numero uno in Italia”. Con queste parole l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha rilanciato la strategia del gruppo sul dossier TIM, spiegando che l’operazione avrà effetti positivi anche sui conti.
Secondo Del Fante, l’integrazione produrrà “un effetto accrescitivo sull’utile per azione a partire dal 2027”, con una crescita “a doppia cifra dal 2028”. L’offerta pubblica dovrebbe chiudersi entro il terzo trimestre del 2026.
L’amministratore delegato ha illustrato i dettagli dell’operazione contestualmente alla presentazione dei risultati trimestrali del gruppo, annunciando anche che il nuovo piano industriale 2026-2030 standalone verrà presentato il 24 luglio insieme ai risultati del secondo trimestre.
Ricavi e utili ai massimi
Poste Italiane ha chiuso il primo trimestre del 2026 con ricavi record pari a 3,5 miliardi di euro, in crescita dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del quarto trimestre consecutivo con risultati ai massimi storici.
L’utile netto si è attestato a 617 milioni di euro, in aumento del 3,3% su base annua, mentre il risultato operativo adjusted (Ebit) ha raggiunto 905 milioni di euro, con una crescita del 14%.
Alla luce dei risultati, il gruppo ha rivisto al rialzo la guidance 2026, prevedendo ora un Ebit adjusted pari a 3,4 miliardi di euro.
Crescono tutti i business
Nel dettaglio:
- corrispondenza, pacchi e distribuzione: 1 miliardo di euro (+5,7%);
- servizi finanziari: 1,6 miliardi (+10,5%);
- servizi assicurativi: 469 milioni (+6,1%);
- Postepay: 425 milioni (+6,8%).
Le attività finanziarie investite dai clienti hanno raggiunto quota 606 miliardi di euro, in crescita di 5,3 miliardi rispetto a dicembre 2025.
Positiva anche la raccolta netta nei prodotti di investimento, pari a 1,7 miliardi di euro, sostenuta dal risparmio postale e dalla stabilità dei depositi.
Costi in aumento
I costi complessivi del gruppo sono saliti a 2,8 miliardi di euro (+4,9%). I costi del personale si attestano a 1,5 miliardi (+1,4%), influenzati dagli aumenti salariali e dalla componente variabile delle retribuzioni.
I costi non legati al personale sono invece cresciuti del 10,3%, raggiungendo 1,2 miliardi di euro, riflettendo l’espansione delle attività del gruppo.
