Serbia, gli studenti travolgono Vucic: dopo 14 anni cambia il potere a Belgrado

Nati dalle proteste per la tragedia della stazione di Novi Sad, gli studenti si sono trasformati in una forza politica capace di sfidare il sistema di Aleksandar Vucic. La loro lista conquista la maggioranza, ma restano aperti gli interrogativi sul futuro governo e sulla politica estera del Paese.

Non hanno un leader riconosciuto, un portavoce ufficiale né un programma politico dettagliato. Eppure, gli studenti serbi sono riusciti a trasformare due anni di proteste in una vittoria elettorale che potrebbe segnare una svolta nella storia recente del Paese.

La Lista degli Studenti ha superato il partito del presidente Aleksandar Vucic, al potere da oltre un decennio. Lo stesso Vucic ha riconosciuto la sconfitta sulla base delle prime rilevazioni: secondo la sua dichiarazione, la lista studentesca dovrebbe ottenere tra 135 e 140 seggi, contro i 105 del suo schieramento. Le prime percentuali riportate indicano il 52% per l’opposizione e il 39,3% per Vucic.

A Belgrado, nella notte, la vittoria è stata festeggiata con cortei di automobili, clacson e cori. Tra i simboli della campagna, la canzone popolare Tri poljupca hoću ja — «voglio tre baci» — diventata un inno della mobilitazione anche perché richiamava il numero della lista sulla scheda elettorale.

Il risultato rappresenta un passaggio politico di grande rilievo per la Serbia, paragonabile per portata alla fine di una lunga stagione di governo. Ma la vittoria apre anche una fase d’incertezza: il movimento che ha raccolto il consenso degli elettori deve ora dimostrare di saper trasformare la protesta in un progetto di governo.

Dalla tragedia di Novi Sad alla protesta nazionale

La mobilitazione è cominciata nel novembre 2024, dopo il crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad, costato la vita a 16 persone. La tragedia ha alimentato la rabbia per la corruzione e la gestione delle istituzioni, trasformando le manifestazioni studentesche in una contestazione più ampia del sistema politico.

Gli studenti hanno costruito la propria forza attraverso assemblee, iniziative nei territori e una campagna porta a porta, fino a trasformarsi in una lista elettorale. Al centro della protesta, un simbolo: una mano insanguinata, diventata emblema della richiesta di responsabilità per le vittime e di maggiore trasparenza.

La vittoria è arrivata dopo quasi due anni di mobilitazioni in gran parte pacifiche. Secondo Reuters, il risultato segna la più importante battuta d’arresto per Vucic da quando è diventato primo ministro nel 2014 e presidente nel 2017.

Chi guiderà il nuovo governo?

Il successo elettorale non elimina le incognite. La Lista degli Studenti raccoglie persone con esperienze e sensibilità diverse e non ha ancora chiarito tutti i dettagli del proprio programma. Tra le priorità dichiarate figurano la lotta alla corruzione, la libertà dei media e il rafforzamento dell’istruzione.

A guidare la candidatura è Ilija Srdanovic, cardiologo, che ha celebrato il risultato parlando della possibilità di voltare pagina. Non è però ancora certo che sarà lui a diventare primo ministro.

Restano inoltre da chiarire le posizioni del movimento sui principali dossier internazionali: il percorso di adesione all’Unione europea, i rapporti con Russia e Cina e la questione del Kosovo. La capacità di trovare una linea comune su questi temi sarà decisiva per capire come la nuova maggioranza intenda governare.

Affluenza record e voto della diaspora

La partecipazione è stata uno degli elementi centrali della giornata elettorale. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale serba il 26 ottobre, hanno votato circa 4,21 milioni di persone, pari al 68,78% degli aventi diritto. La Lista degli Studenti ha ottenuto il 52,65% dei voti, contro il 39,22% della lista guidata da Vucic.

Le immagini di lunghe code ai seggi e alle sedi diplomatiche serbe all’estero hanno accompagnato il voto, mentre a Belgrado la notizia della sconfitta del fronte di governo ha fatto esplodere i festeggiamenti.

Vucic aveva cercato fino all’ultimo di difendere il proprio bilancio, richiamando gli investimenti cinesi, le forniture energetiche russe e il rapporto con Bruxelles. Aveva inoltre promesso aumenti per pensioni e stipendi pubblici e accusato gli studenti di essere sostenuti da governi stranieri.

Il risultato ha mostrato quanto fosse cresciuta la domanda di cambiamento. Ora la sfida passa dalle piazze alle istituzioni: la Lista degli Studenti dovrà dimostrare di saper trasformare la mobilitazione in un programma di governo, mantenendo unite le diverse componenti del movimento e affrontando questioni che per anni hanno diviso la politica serba.