Il tonfo del colosso americano innesca una nuova ondata di vendite sui semiconduttori e riaccende i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. A Piazza Affari pesanti Technoprobe (-8,95%) e StMicroelectronics (-5,27%). Amplifon crolla del 14,5% dopo la conferma della guidance 2026.
La febbre dell’intelligenza artificiale comincia a presentare il conto a Wall Street. E a pagarlo, almeno per ora, sono soprattutto i produttori di chip. Il crollo di Intel, precipitata di quasi il 30% al Nasdaq, ha innescato una nuova ondata di vendite sul settore tecnologico, trascinando al ribasso i principali listini americani ed europei.
Il Nasdaq ha lasciato sul terreno circa il 3%, scivolando sui minimi da quasi tre mesi. Una caduta che arriva al termine di una settimana già difficile per il comparto tecnologico, dopo il tonfo di Alphabet (-12%) e la pubblicazione dei risultati trimestrali di Amazon e Intel, che hanno riacceso i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti miliardari nell’intelligenza artificiale.
Il mercato comincia a chiedersi se la corsa all’AI produrrà ritorni sufficienti a giustificare le risorse impiegate. E quando gli investitori iniziano a dubitare dei conti economici della rivoluzione tecnologica, la prima reazione è vendere.
Semiconduttori sotto pressione: Technoprobe e StMicro crollano a Milano
A Piazza Affari il contraccolpo è stato pesante. Technoprobe ha perso l’8,95%, mentre StMicroelectronics ha chiuso in ribasso del 5,27%. Male anche Prysmian, in calo del 3,92%.
La pressione ha investito l’intera filiera europea dei semiconduttori. Ad Amsterdam Asm International ha ceduto il 7,5%, Be Semiconductor il 5,7% e Asml circa il 6%. A Francoforte Infineon ha perso il 6%.
Il terremoto non riguarda soltanto Intel. A pesare è soprattutto il timore che le grandi aziende tecnologiche stiano spendendo troppo per costruire l’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale, senza che i ricavi attesi riescano ancora a convincere gli investitori.
La reazione è stata immediata anche sui principali produttori americani di chip: Advanced Micro Devices ha perso l’11%, Nvidia il 4% e Broadcom il 5%. Il nervosismo si è quindi esteso ben oltre il singolo titolo Intel.
Gli investitori si rifugiano nei settori difensivi
Le vendite sui tecnologici hanno innescato una rotazione degli investimenti verso comparti considerati più difensivi. L’indice Stoxx 600 dei tecnologici ha ceduto il 2,8%, mentre l’Euro Stoxx 50 ha chiuso in calo dell’1,23%.
Tra gli indici settoriali dello Stoxx 600, le materie prime hanno perso il 2,7%. Gli acquisti si sono concentrati invece su alimentari e bevande (+2,4%), healthcare (+2,3%) e beni personali (+1,7%).
Amplifon maglia nera a Milano: tonfo del 14,5%
La maglia nera di giornata a Piazza Affari è però Amplifon, travolta da un ribasso del 14,5%. Eppure i conti trimestrali sono risultati sostanzialmente in linea con le attese, accompagnati da un miglioramento della redditività.
A deludere gli investitori è stata soprattutto la decisione di confermare la guidance per il 2026 senza alzare gli obiettivi. Il mercato si aspettava indicazioni più ambiziose dopo il rafforzamento dei margini e la crescita organica del 3,6% registrata nel trimestre.
La società ha ribadito le previsioni di crescita del mercato globale intorno al 3% rispetto al 2025. Una prudenza che non è stata premiata dagli investitori, evidentemente orientati ad aspettarsi prospettive di sviluppo più favorevoli.
Sul fronte opposto, Moncler ha guadagnato il 2,42%, Campari l’1,83% ed Eni l’1,3%. Bene anche Inwit (+1,3%) e Italgas (+0,74%).
Risiko bancario, Mps e Intesa in rosso dopo lo stop al piano Lovaglio
Seduta negativa anche per il comparto bancario, ancora alle prese con gli sviluppi del risiko. Dopo la bocciatura da parte dell’assemblea di Mps del piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, il mercato continua a valutare le conseguenze dello stop alle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali e alla fusione con Mediobanca.
Mps ha perso lo 0,7%, Mediobanca l’1% e Intesa Sanpaolo l’1,24%. In calo anche Banco Bpm (-0,76%) e Banca Generali (-2,23%).
Intesa ha confermato la prosecuzione dell’Opas su Mps, dichiarandosi inoltre pronta a lanciare, qualora ne ricorrano i presupposti, un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni Mediobanca non ancora detenute.
Petrolio e gas tornano a correre, Bitcoin in calo
A complicare il quadro dei mercati contribuiscono anche le tensioni geopolitiche e il nuovo rialzo delle materie prime energetiche, dopo ulteriori attacchi in Medio Oriente e in Russia.
Il Brent ha guadagnato oltre il 2%, raggiungendo quota 117,6 dollari al barile, mentre il Wti ha superato i 104 dollari. Il gas ad Amsterdam è salito oltre i 103 euro per megawattora, con un rialzo superiore al 4%.
Sul mercato valutario l’euro è rimasto sostanzialmente stabile sul dollaro, a 1,1162. In forte calo, invece, le criptovalute: Bitcoin ha perso circa il 3%, scendendo a 76.470 dollari, dopo il maxi-attacco hacker a Binance.
Milano peggiore in Europa, Wall Street affonda
Il bilancio finale fotografa una giornata difficile per i listini del Vecchio Continente. Milano ha chiuso in ribasso dell’1%, risultando la peggiore tra le principali piazze europee. Madrid ha perso circa l’1%, Francoforte lo 0,85% e Amsterdam lo 0,7%. Parigi e Londra hanno terminato intorno alla parità.
A Wall Street, intanto, il sell-off tecnologico ha continuato a pesare sugli indici. Il messaggio degli investitori è sempre più chiaro: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale può valere migliaia di miliardi, ma non a qualsiasi prezzo. Dopo mesi di entusiasmo per la corsa ai chip, il mercato sembra aver deciso di chiedere conto degli investimenti.
