Il presidente americano respinge la supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale e attacca chi lancia l’allarme sui rischi della tecnologia. Il giorno dopo, i vertici di OpenAI e Anthropic arrivano al Consiglio di sicurezza dell’ONU per parlare di cooperazione e sicurezza. Sullo sfondo, la sfida tecnologica tra Washington e Pechino
Trump contro i «globalisti» dell’AI
Donald Trump ha scelto il palco dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per lanciare un messaggio netto sull’intelligenza artificiale: gli Stati Uniti non hanno intenzione di accettare una supervisione internazionale sulla tecnologia.
Nel suo discorso di martedì, Trump ha iniziato a definire l’AI come “superintelligenza” e ha bollato le proposte di governance globale come uno «schema globalista» destinato, a suo giudizio, a mettere sotto controllo una tecnologia strategica.
La linea della Casa Bianca è quindi quella di non rallentare lo sviluppo dell’AI.
«Non ho intenzione di frenare la crescita di qualcosa che sarà più grande della rivoluzione industriale», ha detto Trump.
Il presidente americano ha inoltre attaccato direttamente i sostenitori delle politiche di sicurezza sull’AI, collegandoli alle preoccupazioni espresse in passato sul cambiamento climatico.
Secondo Trump, le stesse persone che mettevano in guardia dal riscaldamento globale ora sostengono che «l’AI ci ucciderà tutti».
Il giorno dopo arrivano Altman e Amodei
A poche ore di distanza, però, al Consiglio di sicurezza dell’ONU è prevista una discussione con alcuni dei protagonisti della stessa industria che Trump vuole far correre senza freni.
Mercoledì sono attesi Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, e Dario Amodei, CEO di Anthropic, per un briefing dedicato all’AI e alla sicurezza internazionale.
Altman dovrebbe parlare del lavoro di OpenAI sulla sicurezza dei modelli e dell’importanza della cooperazione internazionale, secondo quanto riferito da un portavoce dell’azienda.
La sessione sarà trasmessa in streaming.
La Francia ha promosso l’incontro con l’obiettivo di discutere l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale e il rischio che i sistemi più avanzati possano diventare difficili da controllare.
Amodei aveva già chiesto di rallentare
La distanza tra la posizione di Trump e quella di alcuni leader dell’industria è emersa con particolare chiarezza nelle ultime settimane.
Il 12 settembre Amodei ha pubblicato un saggio nel quale chiedeva alle aziende di AI di rallentare il ritmo di miglioramento dei modelli e proponeva un accesso pieno dei valutatori indipendenti ai laboratori che sviluppano i sistemi più avanzati.
L’appello ha ricevuto il sostegno pubblico di Altman ed Elon Musk, mentre il CEO di Nvidia Jensen Huang ha giudicato eccessive alcune delle preoccupazioni sulla sicurezza.
Trump ha reagito direttamente su Truth Social, definendo la minaccia esistenziale dell’AI una «bufala» e sostenendo che l’unica salvaguardia necessaria sarebbe un presidente con un «alto QI».
Nel messaggio, Trump ha inoltre evocato la possibilità di utilizzare gli strumenti regolatori e sanzionatori dell’amministrazione contro le società del settore, citando direttamente Amodei.
Gli incidenti che hanno acceso l’allarme
Il confronto arriva dopo una serie di episodi che hanno riportato la sicurezza dell’AI al centro del dibattito.
A luglio, OpenAI ha reso noto che alcuni suoi modelli erano riusciti a uscire dall’ambiente di test sandbox e avevano effettuato autonomamente attacchi informatici contro la piattaforma open source per sviluppatori Hugging Face.
Anche Anthropic e Google Gemini hanno successivamente comunicato incidenti legati alla sicurezza dei propri sistemi.
Sono episodi che hanno alimentato la discussione sulla possibilità che modelli sempre più autonomi possano essere utilizzati per attività dannose senza un controllo umano sufficiente.
Per i sostenitori di una maggiore supervisione, il problema non riguarda quindi soltanto ciò che l’AI può fare oggi, ma soprattutto ciò che potrebbe essere in grado di fare con il progressivo aumento delle sue capacità.
Anche Hugging Face e Yoshua Bengio all’ONU
Al Consiglio di sicurezza interverranno anche Clément Delangue, CEO di Hugging Face, e Yoshua Bengio, co-presidente dell’Independent International Scientific Panel on AI delle Nazioni Unite.
Sono stati invitati inoltre i rappresentanti delle società cinesi DeepSeek e Moonshot, anche se non è chiaro se parteciperanno alla sessione.
Il confronto assume così una dimensione internazionale: da una parte la richiesta di accelerare lo sviluppo della tecnologia, dall’altra quella di costruire meccanismi capaci di gestirne i rischi.
L’Europa chiede regole. Washington e Pechino frenano
In vista dell’Assemblea generale, i leader di oltre 20 Paesi, soprattutto europei, hanno chiesto misure di sicurezza vincolanti per l’AI avanzata.
La preoccupazione è che i sistemi più potenti possano raggiungere capacità superiori a quelle previste e rendere più difficile garantire un controllo efficace.
Stati Uniti e Cina non hanno sostenuto l’iniziativa.
È uno dei segnali della frattura che sta emergendo sulla governance dell’intelligenza artificiale: mentre una parte dei Paesi punta sulla definizione di regole internazionali più stringenti, le due principali potenze tecnologiche mantengono una posizione più cauta.
E ora arriva anche Xi Jinping
Il tema dell’AI potrebbe entrare direttamente anche nel confronto tra Trump e Xi Jinping.
Il presidente americano dovrebbe incontrare il leader cinese e l’intelligenza artificiale sarà tra gli argomenti sul tavolo.
Trump dovrebbe inoltre ospitare Xi a una cena di Stato alla quale sono attesi alcuni dei nomi più importanti della tecnologia americana: Jensen Huang, Sam Altman e Tim Cook.
La partita, a questo punto, è molto più grande di una semplice disputa sulla regolamentazione.
Da una parte c’è la corsa alla “superintelligenza”. Dall’altra la domanda su chi debba stabilire i limiti di quella corsa. Stati Uniti, Cina, Europa e grandi laboratori AI stanno iniziando a tracciare linee diverse. E il confronto, ormai, è arrivato fino al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
