Trump all’Onu: «Con l’Iran accordo o annientamento». E rilancia la sfida sull’AI

Nel discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il presidente americano difende la sua politica estera, guarda alle elezioni di midterm e avverte Teheran: «Possiamo fare un accordo oppure annientare la Repubblica islamica». Poi attacca l’Onu, la Corte penale internazionale e i tentativi di regolamentare l’intelligenza artificiale. Sullo sfondo, l’intesa con Danimarca e Groenlandia per rafforzare la presenza militare americana nell’Artico.

NEW YORK — Davanti ai leader e ai diplomatici riuniti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha trasformato il suo intervento in una lunga difesa della propria politica estera, alternando minacce, rivendicazioni e messaggi rivolti anche al pubblico americano in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre.

Trump si è presentato come un presidente che «agisce mentre gli altri parlano» e ha rivendicato di avere «ridisegnato la scena mondiale». Al centro del discorso c’è stato soprattutto l’Iran, con un messaggio particolarmente duro.

«Accordo con l’Iran oppure annientamento»

Trump ha indicato due possibili scenari per Teheran: un accordo che permetta all’Iran di ricostruire il Paese oppure un’ulteriore escalation militare.

«Faremo un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese ancora più grande di prima», ha detto, aggiungendo che in caso contrario potrebbe arrivare all’«annientamento» della Repubblica islamica.

Il presidente americano ha poi sostenuto di ritenere possibile un accordo dopo le elezioni di midterm, lasciando intendere che il voto potrebbe influenzare i tempi del negoziato. Trump ha anche respinto l’idea che la sua politica sull’Iran sia dettata da esigenze elettorali, ricordando di non essere candidato alle elezioni di novembre.

Nel frattempo, emissari americani e rappresentanti iraniani hanno avuto contatti a margine dell’Assemblea generale. Resta però incerto se il confronto possa tradursi in un accordo.

Il nodo politico della guerra

Il discorso arriva in un momento delicato per l’amministrazione americana.

Trump ha difeso la scelta di proseguire il conflitto con Teheran e ha promesso nuovamente che i prezzi dell’energia scenderanno. Il presidente ha inoltre chiesto agli alleati di contribuire a un «completo isolamento economico» dell’Iran, sostenendo che la minaccia rappresentata da Teheran riguarda anche l’Europa.

La delegazione iraniana ha lasciato la sala durante il suo intervento. Trump ha invece dedicato ampio spazio agli accordi diplomatici che attribuisce alla propria amministrazione, citando gli elogi ricevuti da diversi leader stranieri.

Dalla Groenlandia all’Artico

Tra i temi più rilevanti della giornata c’è stata anche la Groenlandia.

Trump ha firmato con la Danimarca e il governo groenlandese un nuovo accordo sulla sicurezza dell’Artico e del Nord Atlantico. L’intesa rafforza la presenza militare americana sull’isola e prevede la possibilità per gli Stati Uniti di sviluppare nuove installazioni militari.

Trump ha parlato di un accordo che garantisce agli Stati Uniti un ruolo centrale nella sicurezza della Groenlandia e ha annunciato la costruzione di due nuove basi militari.

Il testo dell’accordo, tuttavia, ribadisce la sovranità e l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e riconosce il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese. Copenhagen e Nuuk hanno sottolineato proprio questi elementi.

L’intesa stabilisce inoltre che nessun avversario degli Stati Uniti potrà stabilire una presenza militare o effettuare determinati investimenti strategici in Groenlandia senza le necessarie autorizzazioni.

L’attacco alle istituzioni internazionali

Nel finale del discorso Trump è tornato sui suoi tradizionali attacchi alle istituzioni multilaterali.

Ha sostenuto che l’Onu potrebbe avere un ruolo importante se rinunciasse a quello che ha definito un programma di «estrema sinistra». Ha inoltre attaccato la Corte penale internazionale, definendola un’istituzione antiamericana, e ha criticato il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Il presidente ha contestato anche le politiche migratorie e ambientali promosse a livello internazionale, collegandole alla propria visione di sovranità nazionale.

«Non fermeremo l’intelligenza artificiale»

Uno dei passaggi più curiosi del discorso ha riguardato l’intelligenza artificiale.

Trump ha respinto i tentativi di creare un quadro globale per regolamentare i rischi dell’AI e ha attaccato quelli che ha definito «schemi globalisti» per controllarne lo sviluppo.

Ma soprattutto ha proposto di cambiare il nome stesso della tecnologia: non più Artificial Intelligence, ma “Super Intelligence”, o “SI”.

Secondo Trump, il termine «artificiale» non renderebbe adeguatamente l’idea delle capacità raggiunte dalla tecnologia. Il presidente ha ribadito inoltre che gli Stati Uniti devono mantenere la leadership sull’AI e che lo sviluppo della tecnologia non deve essere soffocato da nuove restrizioni.

Il messaggio si inserisce nella più ampia strategia dell’amministrazione americana di sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre a livello internazionale cresce il confronto sui rischi, sulla sicurezza e sulle regole da applicare alla tecnologia.

Dall’Iran alla Groenlandia, passando per l’AI, il discorso di Trump ha quindi riunito in un’unica cornice tre dei principali terreni della sua politica estera: potenza militare, controllo strategico delle infrastrutture e leadership tecnologica.