Il presidente americano torna all’attacco contro chi chiede di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e paragona gli allarmi sui rischi dell’AI alle precedenti campagne sul cambiamento climatico. «Siamo davanti alla Cina e continuerò così».
Donald Trump non intende rallentare la corsa americana all’intelligenza artificiale. Anzi. Il presidente rilancia la sfida a Pechino e liquida gli allarmi sui possibili rischi dell’AI come una nuova “bufala”.
«Chi vince l’AI, vince», ha scritto Trump su Truth Social. «Ora siamo in testa alla Cina e a tutti gli altri, e continuerò così». Il presidente ha aggiunto che non intende «soffocare la crescita» di un settore che, a suo giudizio, potrebbe diventare più importante della rivoluzione industriale e persino di Internet.
Le dichiarazioni arrivano mentre negli Stati Uniti si intensifica il confronto tra chi chiede maggiori garanzie sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale e chi teme che rallentare lo sviluppo possa compromettere il vantaggio americano sulla Cina. Reuters ha descritto nelle ultime settimane proprio questa crescente frattura nel dibattito sull’AI. (Reuters)
«L’AI ci ucciderà»: Trump attacca gli allarmi
Trump ha rivolto le sue critiche soprattutto a chi avverte del rischio che l’intelligenza artificiale possa sfuggire al controllo umano.
«Le stesse persone che dicevano: “Tra dodici anni saremo tutti morti a causa del riscaldamento globale” sono le persone che ora dicono che l’intelligenza artificiale ci ucciderà, che i robot ci attaccheranno e che tutto è un disastro», ha scritto.
Il presidente ha quindi paragonato gli attuali allarmi sull’AI alle polemiche su Russia, Ucraina e cambiamento climatico, definendoli una “bufala” ancora più grande.
La posizione di Trump arriva però proprio mentre alcuni dei più importanti esponenti dell’industria tecnologica stanno discutendo pubblicamente di sicurezza e della necessità di costruire adeguati sistemi di controllo.
«Staremo attenti»: il ruolo del Dipartimento di Giustizia
Trump non ha escluso controlli. Al contrario, ha sostenuto che l’amministrazione dispone già degli strumenti necessari per intervenire.
«Staremo attenti, ed è per questo che abbiamo il Dipartimento di Giustizia e altri organismi di applicazione della legge, che controlleranno le cose se necessario», ha scritto.
La linea del presidente è quindi quella di non frenare lo sviluppo dell’AI, affidando eventuali interventi contro comportamenti illeciti agli strumenti giudiziari e alle autorità competenti.
È una posizione che si inserisce nella più ampia strategia americana di mantenere il vantaggio tecnologico sulla Cina. Trump aveva già detto pubblicamente che «chi vince l’AI, vince», definendo la tecnologia più importante di Internet e potenzialmente persino della rivoluzione industriale. (Roll Call)
La sfida con la Cina
Dietro la linea di Trump c’è soprattutto una considerazione strategica: l’intelligenza artificiale è ormai trattata da Washington come un terreno di competizione geopolitica.
Gli Stati Uniti e la Cina stanno infatti cercando di consolidare la propria posizione nei sistemi di AI più avanzati, mentre parallelamente discutono anche di sicurezza e di possibili meccanismi per condividere informazioni sugli incidenti più gravi. (ABC News)
Trump considera il mantenimento del vantaggio americano una priorità. E per questo respinge l’idea che gli Stati Uniti debbano rallentare unilateralmente.
Il punto di contrasto è evidente: per alcuni rallentare serve a costruire sistemi più sicuri; per Trump rallentare rischia invece di lasciare spazio alla Cina.
Silicon Valley divisa sulla velocità
Il messaggio del presidente arriva in un momento in cui il settore stesso sta discutendo di una possibile frenata.
I vertici di Anthropic e OpenAI hanno recentemente espresso preoccupazioni sulla velocità con cui stanno aumentando le capacità dei sistemi più avanzati, mentre altri protagonisti della tecnologia hanno discusso della necessità di rafforzare valutazioni e garanzie di sicurezza.
Il dibattito non è però limitato alla Silicon Valley. Anche Washington sta valutando strumenti per aumentare la trasparenza sugli incidenti legati all’AI, compreso un possibile sistema di comunicazione con la Cina per gli eventi che presentano implicazioni per la sicurezza nazionale. (The Washington Post)
La linea di Trump è chiara
Per il presidente americano, dunque, la priorità resta correre.
Niente blocchi generalizzati, niente frenate imposte all’industria e nessun passo indietro nella competizione con Pechino. Eventuali abusi, secondo Trump, dovranno essere affrontati attraverso il sistema giudiziario e le autorità di enforcement.
Il confronto sull’AI si sposta così su una domanda sempre più difficile da evitare: quanto velocemente può correre questa tecnologia prima che la sicurezza riesca a tenere il passo?
Trump, almeno per ora, ha scelto la risposta: continuare a spingere.
