Il caro vita pesa sui consumi, il conflitto in Medio Oriente continua ad alimentare incertezza sui mercati energetici e le tensioni geopolitiche frenano la fiducia delle famiglie. Eppure il turismo italiano continua a correre.
Secondo le nuove previsioni elaborate da Demoskopika, il 2026 potrebbe chiudersi con numeri record per il settore: sono attesi infatti 141,2 milioni di arrivi turistici, in crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente, e quasi 479 milioni di pernottamenti (+0,4%).
Se il quadro macroeconomico resterà relativamente stabile, la spesa turistica complessiva potrebbe raggiungere i 132,7 miliardi di euro, con un incremento stimato del 4%.
Turismo in crescita: trainano italiani e stranieri
Le previsioni indicano una crescita sia del turismo domestico sia di quello internazionale.
Sul fronte interno, gli italiani dovrebbero generare quasi 64,8 milioni di arrivi e oltre 213 milioni di pernottamenti. Ma sarà ancora una volta il turismo straniero a sostenere la parte più consistente del comparto.
Gli arrivi internazionali, infatti, dovrebbero superare quota 76 milioni, contribuendo a oltre il 55% delle presenze complessive registrate nel Paese.
Un dato che conferma la centralità dell’Italia nel turismo europeo, nonostante un contesto economico ancora segnato dall’aumento dei costi energetici e dall’incertezza globale.
Mazzi: “Il turismo motore dell’economia italiana”
Secondo il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, i dati dimostrano la solidità del comparto.
“Ci sono tutti gli ingredienti perché l’industria turistica sia sempre di più il motore della nostra economia”, ha dichiarato il ministro.
Mazzi ha attribuito i risultati al lavoro delle imprese del settore e alle politiche di sostegno del governo, sottolineando il ruolo strategico del turismo nella crescita economica italiana.
Caro energia e inflazione: i rischi per il settore
Dietro le prospettive positive restano però alcune fragilità strutturali.
Secondo Istat, nel 2026 l’inflazione acquisita potrebbe attestarsi intorno al 2,4%, mentre i prezzi dei beni energetici non regolamentati rischiano di aumentare del 7,9%.
Una dinamica che si riflette direttamente sui costi di viaggio e sull’intera filiera turistica.
A preoccupare sono soprattutto:
- il rincaro del gasolio da riscaldamento (+38,2%)
- l’aumento dei carburanti per i trasporti (+27,8%)
Incrementi che potrebbero pesare sui margini di alberghi, ristorazione, compagnie di trasporto e operatori turistici.
Destagionalizzazione: vacanze distribuite lungo tutto l’anno
Uno dei segnali più interessanti riguarda però il cambiamento nelle abitudini dei viaggiatori.
Secondo l’indice “StagioMetro”, sviluppato da Demoskopika per misurare la concentrazione dei flussi turistici, il turismo italiano starebbe diventando progressivamente meno stagionale.
La quota di pernottamenti concentrata tra giugno e settembre dovrebbe infatti scendere al 56,9%, mentre crescerà il peso delle cosiddette “code stagionali”, cioè i periodi tra:
- marzo e maggio
- ottobre e novembre
che arriverebbero a rappresentare il 29,4% delle presenze annuali.
Una tendenza che potrebbe aiutare il settore a distribuire meglio i flussi turistici, riducendo la pressione sulle città d’arte e sulle località balneari durante l’alta stagione.
Quasi 3 milioni di turisti in più rispetto al 2025
Nel complesso, le stime per il 2026 parlano di:
- circa 2,8 milioni di turisti in più rispetto al 2025
- oltre 1,7 milioni di pernottamenti aggiuntivi tra strutture alberghiere ed extra-alberghiere
Numeri che confermano come il turismo resti uno dei pochi comparti capaci di crescere con continuità anche in una fase di forte instabilità internazionale.
