Intel sorprende Wall Street: ricavi +7% e ritorno delle Cpu nell’era dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni Intel ha cercato di reinventarsi per restare competitiva in un mercato dominato dall’intelligenza artificiale e dai chip di Nvidia. Oggi, però, il gruppo manda un segnale diverso: il core business storico — microprocessori per PC e server — può ancora essere centrale nell’era dell’AI.

A confermarlo sono i conti del primo trimestre, che hanno superato le aspettative di Wall Street: i ricavi sono cresciuti del 7% su base annua, raggiungendo 13,6 miliardi di dollari, contro il calo previsto dagli analisti. Le previsioni per il trimestre in corso indicano un fatturato tra 13,8 e 14,8 miliardi, ben oltre le stime. Il titolo è così balzato di oltre il 22% nelle contrattazioni after-hours.

Il ritorno delle Cpu nell’era dell’AI

Il Ceo Lip-Bu Tan ha rivendicato una svolta strategica: “Stiamo riscoprendo le nostre radici di azienda guidata dall’ingegneria”, citando la filosofia del cofondatore Andy Grove.

Il punto chiave è il ritorno di centralità delle Cpu (unità di elaborazione centrale), basate sull’architettura x86. Dopo anni in cui le Gpu sembravano dominare grazie all’AI generativa, Intel sostiene che il mercato stia cambiando:

  • le Gpu restano fondamentali per l’addestramento dei modelli;
  • le Cpu tornano cruciali per l’inferenza, cioè l’esecuzione dei sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo il CFO Dave Zinsner, il rapporto tra Gpu e Cpu nei data center AI si sta riequilibrando e potrebbe arrivare alla parità con l’avanzare dell’AI “agentiva”.

Domanda in crescita e capacità produttiva sotto pressione

Intel ha evidenziato una forte domanda per le proprie Cpu, al punto che i ricavi sarebbero stati ancora più elevati con una maggiore capacità produttiva. “Un anno fa ci chiedevamo se saremmo sopravvissuti, oggi quanto velocemente possiamo scalare”, ha dichiarato Tan.

Il cambio di passo arriva dopo un periodo critico: nel 2025, pochi mesi dopo l’arrivo del nuovo Ceo, si parlava apertamente di possibile smembramento dell’azienda. La situazione è cambiata anche grazie all’intervento del governo statunitense, che ha acquisito una partecipazione del 10% per rafforzare un asset ritenuto strategico.

Le sfide: Nvidia, Amd e i chip Arm

Nonostante i segnali positivi, la competizione resta intensa. Nvidia ha lanciato una propria Cpu, mentre AMD continua a guadagnare terreno. Cresce inoltre la pressione dei chip basati su architettura Arm, sempre più diffusi nei server.

Un nodo cruciale resta il business delle fonderie, con cui Intel produce chip anche per terzi e compete con il colosso TSMC. Restano dubbi sugli investimenti necessari per le tecnologie più avanzate, come il processo produttivo 14A (1,4 nanometri), su cui l’azienda non ha ancora annunciato clienti confermati.

Partnership e incognite sul futuro

Tra le possibili leve di crescita c’è la collaborazione con Tesla di Elon Musk attraverso il progetto Terafab, anche se Intel ha mantenuto riserbo sui dettagli.

La vera domanda resta aperta: la ripresa è strutturale o legata al boom temporaneo delle infrastrutture AI? Molto dipenderà dalla capacità di Intel di trasformare l’attuale domanda in un vantaggio competitivo duraturo.