Serge Latouche, economista e filosofo francese, ha reso popolare l’idea della “decrescita felice”, sostenendo che “meno è meglio”. Un principio che, sorprendentemente, sembra aver trovato applicazione anche nel mondo dei musei.
Ne è un esempio il Van Gogh Museum di Amsterdam, che negli ultimi anni ha adottato una strategia di riduzione degli accessi per migliorare l’esperienza dei visitatori. La direttrice Emilie Gordenker, in carica dal 2020, ha implementato su richiesta del consiglio direttivo un sistema di prenotazione obbligatoria che limita gli ingressi di circa il 20%. L’obiettivo? Ridurre il sovraffollamento e garantire un’esperienza più intima e meno caotica per gli amanti dell’arte.
Con oltre 2,25 milioni di visitatori nel solo 2017, il Van Gogh Museum è il più frequentato dei Paesi Bassi e custodisce una delle collezioni più importanti del celebre pittore olandese. Ora, con il contingentamento degli accessi, si punta a un nuovo equilibrio: meno quantità, più qualità.
Il Problema del Turismo di Massa nei Musei
Questa scelta si inserisce in un dibattito più ampio sulla sostenibilità del turismo culturale. Il modello basato sul numero di biglietti venduti come principale indicatore di successo sta mostrando i suoi limiti. Grandi città d’arte, come Venezia, hanno già sperimentato le conseguenze di un turismo ipertrofico, spesso legato all’espansione incontrollata di Airbnb.
Anche i grandi musei europei faticano a gestire il flusso di visitatori. Il caso più emblematico è quello del Louvre, dove il ritratto della Gioconda è letteralmente assediato ogni giorno da migliaia di turisti in cerca del selfie perfetto. Lo stesso vale per gli Uffizi di Firenze, dove la domanda supera spesso la capacità fisica delle sale espositive.
Si tratta di un paradosso: quando la cultura diventa davvero accessibile a tutti, rischia di trasformarsi in un problema. È una dinamica simile a quella del cibo: una volta che l’abbondanza non è più un privilegio di pochi, emergono nuove criticità, come l’obesità. E così, anche nel mondo dell’arte, si parla di “diete culturali” per contenere l’eccesso di affluenza.
Ma come limitare gli accessi senza essere discriminatori? La selezione, inevitabilmente, favorisce alcune categorie di visitatori rispetto ad altre, facendo emergere il rischio di un’arte riservata a pochi. Un aspetto elitario difficile da ammettere, ma che esiste.
Minacce e Sicurezza: Il Museo Sotto Assedio
Oltre alla gestione del sovraffollamento, il Van Gogh Museum deve far fronte a un’altra sfida: la minaccia degli attivisti climatici. Il gruppo Just Stop Oil, noto per le sue azioni dimostrative nei musei, ha già colpito la National Gallery di Londra, imbrattando con salsa di pomodoro uno dei celebri Girasoli di Van Gogh.
Ad Amsterdam, il rischio di un attacco simile è concreto. La popolarità di Van Gogh lo ha reso un bersaglio mediatico perfetto per chi vuole attirare l’attenzione sulle proprie battaglie. E anche se le opere sono protette da vetri, le cornici originali e il delicato processo di rimozione e ricollocazione delle tele potrebbero causare danni irreparabili. Per questo, la sorveglianza è stata intensificata: il museo non è più solo un luogo d’arte, ma un vero e proprio fortino sotto stretta protezione.
Un destino ironico per un artista che, in vita, fu ignorato da tutti, tranne che dal fratello Theo e da pochi amici. Oggi, Van Gogh è uno degli artisti più amati e celebrati al mondo, ma il prezzo del successo è un’attenzione che rischia di soffocare la sua stessa arte.
