Mattarella avverte il governo: «Il decreto sicurezza non basta, bisogna affrontare il disagio dei giovani»

Dopo le violenze di Milano e il via libera alle nuove misure del governo, il presidente della Repubblica invita le istituzioni a guardare oltre l’emergenza: «Occorre uno sguardo di ampia visione». Nel mirino anche i monopoli dei giganti tecnologici, le disuguaglianze e le politiche neo-imperialistiche.

Il decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri può rispondere alle emergenze, ma non basta a risolvere il disagio delle nuove generazioni. È il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invita governo e istituzioni ad affrontare le radici del malessere giovanile, senza fermarsi agli interventi contingenti.

Le «scelte congiunturali» sono «necessarie», ma «occorre uno sguardo di ampia visione». Servono, ha sottolineato il capo dello Stato, «strategie adeguate per farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione».

Le parole di Mattarella arrivano all’indomani del via libera al nuovo decreto sicurezza, varato sull’onda delle violenze che hanno sconvolto Milano lo scorso fine settimana. Nel discorso al Quirinale per la consegna delle onorificenze ai Cavalieri del lavoro, nominati il 27 maggio, il presidente non cita direttamente gli scontri, i raid e i saccheggi. Ma il richiamo a una società che non può ignorare le nuove generazioni risuona con particolare forza dopo le immagini di aggressioni, vetrine infrante e furti.

Mattarella non giustifica in alcun modo le violenze, già definite «inaccettabili». Il suo appello punta però a evitare che la risposta delle istituzioni si esaurisca nella sola repressione.

Giovani, lavoro e scuola: la questione sociale

Per il capo dello Stato, il destino delle nuove generazioni rappresenta «una grande questione sociale, una priorità che deve vedere sensibili le istituzioni e tutte le forze della società».

A rendere più complesso il rapporto tra giovani e adulti concorrono lo squilibrio demografico e le accelerazioni tecnologiche, che rendono più difficile quella trasmissione di conoscenze ed esperienze tra generazioni considerata essenziale per costruire il futuro.

Mattarella insiste sul legame tra diritto al lavoro e diritto alla scuola, che devono realizzarsi «necessariamente insieme». La coesione sociale, sottolinea, è una condizione fondamentale per la crescita del Paese, mentre le prospettive dei giovani sono «cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita».

Tra i problemi più urgenti c’è anche il saldo negativo delle migrazioni giovanili: tanti ragazzi si formano in Italia, ma scelgono di trasferirsi all’estero per trovare opportunità migliori.

Rivolgendosi al presidente della Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro, Ugo Salerno, Mattarella richiama la necessità di creare le condizioni per il rientro dei talenti italiani: «Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno. Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare».

Mattarella contro i monopoli dei giganti tecnologici

Nel suo intervento, il presidente affronta anche il potere economico dei grandi gruppi tecnologici e richiama il pensiero di Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica.

Il riferimento riguarda i monopoli, indicati come una delle cause profonde dei mali sociali, dalla disoccupazione alle disuguaglianze. Per Mattarella, limitarne il potere attraverso regole nazionali ed europee significa difendere la libertà.

Un passaggio che chiama in causa anche i grandi protagonisti dell’economia digitale, dai satelliti all’intelligenza artificiale, in un contesto in cui la concentrazione delle risorse tecnologiche ed economiche rischia di accentuare gli squilibri.

Il messaggio è netto: la modernizzazione non può tradursi in un potere senza limiti per pochi soggetti privati. Servono regole capaci di garantire concorrenza, diritti e libertà.

Guerre, dazi e politiche neo-imperialistiche

Il capo dello Stato allarga poi lo sguardo allo scenario internazionale, segnato dalle guerre di aggressione, dalla crisi del diritto internazionale, dai dazi e dalle «politiche neo-imperialistiche».

Senza citare direttamente Vladimir Putin, Donald Trump o Benjamin Netanyahu, Mattarella denuncia le conseguenze dei conflitti e delle tensioni geopolitiche sull’economia mondiale: dai rincari dell’energia all’insicurezza delle rotte marittime, fino all’inflazione e alle difficoltà nelle catene di approvvigionamento.

La critica si concentra sulle barriere commerciali, sui monopoli economici e sulle pretese di chi rifiuta di sottostare alle regole condivise.

«Tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita», avverte il presidente.

Nel mirino finiscono anche i «magnati» insofferenti alle regole delle comunità nazionali e sovranazionali, con «assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale».

Dalla sicurezza nelle città alla tenuta sociale, fino al potere dei giganti tecnologici e alle tensioni internazionali, il filo conduttore del discorso di Mattarella è la necessità di risposte che vadano oltre l’emergenza. Le misure di sicurezza possono essere necessarie, ma senza investimenti sui giovani, opportunità di lavoro e regole contro le concentrazioni di potere, il rischio è lasciare intatte le cause profonde del disagio.