L’Inps ha chiarito che i lavoratori che si dimettono a causa di violenze, stalking o altre condotte persecutorie possono accedere alla NASpI, l’indennità di disoccupazione, anche quando gli episodi non sono direttamente collegati al luogo di lavoro.
Le nuove indicazioni operative sono contenute nel Messaggio n. 2540 del 3 agosto 2026, con cui l’Istituto precisa che tali situazioni possono rendere oggettivamente impossibile la prosecuzione dell’attività lavorativa.
Le dimissioni sono considerate “involontarie”
Secondo l’Inps, quando un lavoratore interrompe il rapporto di lavoro per tutelare la propria sicurezza o quella dei propri familiari, non si tratta di una scelta libera, ma di un atto di autodifesa.
Per questo motivo, le dimissioni vengono equiparate alle dimissioni per giusta causa dovute al fatto di un terzo, consentendo l’accesso alla NASpI senza penalizzazioni.
Servono situazioni documentate
Il riconoscimento dell’indennità è subordinato alla presenza di circostanze oggettive e adeguatamente documentate. L’Inps dovrà verificare che le violenze o gli atti persecutori abbiano compromesso la sicurezza o l’equilibrio psicofisico della persona, rendendo impossibile la prosecuzione del lavoro.
Tra gli esempi indicati figurano molestie, minacce o comportamenti intimidatori lungo il tragitto casa-lavoro che impediscano di raggiungere il luogo di lavoro in condizioni di sicurezza.
Riconosciute anche le dimissioni per violenza di genere
L’Istituto evidenzia di aver acquisito il parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che, richiamando la Raccomandazione del Consiglio d’Europa sulla tutela delle vittime di violenza, ha confermato che anche le dimissioni dovute a violenza di genere rientrano tra i casi di disoccupazione involontaria.
Il riconoscimento della tutela è previsto quando esiste un collegamento concreto tra le condotte vessatorie subite e l’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa, garantendo così la protezione della salute, della dignità e della sicurezza dei lavoratori.
Corsie prioritarie e massima riservatezza
L’Inps ha infine comunicato che tutte le sedi territoriali gestiranno queste pratiche con corsie prioritarie e nel rispetto della massima riservatezza, con l’obiettivo di assicurare un sostegno rapido alle persone costrette a lasciare il lavoro per tutelare la propria incolumità.
