Il primo banco di prova di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve ha chiarito molti dei dubbi che avevano accompagnato la sua nomina. Alla vigilia della riunione, investitori e analisti si interrogavano su quale versione del nuovo presidente della banca centrale americana sarebbe emersa: il rigorista che nel 2011 lasciò la Fed in polemica con le politiche ultra-espansive post-crisi finanziaria oppure il Warsh più accomodante degli ultimi mesi, favorevole a una lettura meno allarmistica dell’inflazione e più ottimista sugli effetti dell’intelligenza artificiale sulla produttività.
La risposta è arrivata mercoledì con il comunicato della Federal Reserve e la successiva conferenza stampa: Warsh ha scelto la linea dura.
“La stabilità dei prezzi resta la priorità”
Nel suo intervento, il nuovo presidente della Fed ha ribadito più volte che il principale obiettivo della banca centrale rimane il ritorno dell’inflazione al target del 2%.
«Raggiungeremo il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi», ha affermato, sottolineando come il livello attuale dei prezzi resti incompatibile con il mandato dell’istituto.
Un messaggio che ha segnato una netta discontinuità rispetto alle aspettative di chi sperava in un atteggiamento più favorevole a futuri tagli dei tassi.
Secondo Jon Hilsenrath, storico osservatore della Fed ed ex giornalista del Wall Street Journal, il segnale è stato inequivocabile: «Quello era Kevin il falco che parlava».
Tassi invariati, ma la Fed guarda a possibili rialzi
Come previsto, il Federal Open Market Committee ha lasciato invariato il tasso di riferimento nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
La sorpresa è arrivata però dalle nuove proiezioni interne. Nove dei diciotto membri del board ritengono ora possibile almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, mentre il comunicato ha eliminato il precedente riferimento a possibili riduzioni del costo del denaro.
La scelta è stata interpretata dai mercati come un chiaro irrigidimento dell’orientamento monetario.
Wall Street reagisce con vendite
La reazione degli investitori non si è fatta attendere.
Dopo aver toccato nuovi massimi intraday, il mercato azionario ha invertito la rotta:
- Dow Jones: -507 punti;
- S&P 500: -1,2%;
- Nasdaq: -1,3%.
Tra i settori più colpiti figurano i servizi di comunicazione e i grandi titoli tecnologici, particolarmente sensibili alle prospettive sui tassi di interesse.
Anche il mercato obbligazionario ha registrato movimenti significativi. Il rendimento del Treasury biennale, considerato uno degli indicatori più sensibili alle aspettative sulla politica monetaria, è salito di circa 16 punti base fino al 4,21%.
A fine seduta, i mercati monetari attribuivano una probabilità superiore al 50% a un rialzo dei tassi nella riunione di ottobre, uno scenario che fino a poche ore prima appariva remoto.
Un messaggio anche contro l’euforia dei mercati
L’intervento di Warsh arriva in una fase caratterizzata da forte entusiasmo speculativo sui mercati, alimentato dal boom dell’intelligenza artificiale e dall’eccezionale debutto in Borsa di SpaceX.
Secondo diversi osservatori, il presidente della Fed sembra voler raffreddare gli eccessi del mercato senza intervenire direttamente.
«Probabilmente è nell’interesse di tutti mettere qualche rallentatore a questo boom», ha osservato Hilsenrath commentando la posizione della banca centrale.
Distanza dalla Casa Bianca
Uno degli aspetti più seguiti riguardava il rapporto tra Warsh e il presidente Donald Trump.
Durante l’ultimo anno Trump aveva criticato ripetutamente l’ex presidente della Fed, Jerome Powell, accusandolo di mantenere tassi troppo elevati.
Interrogato su eventuali contatti con la Casa Bianca, Warsh ha evitato qualsiasi commento.
«Sul presidente non ho nulla da dire», ha risposto seccamente.
Una dichiarazione interpretata come un tentativo di rafforzare l’immagine di indipendenza della banca centrale.
Cinque task force per ripensare la Fed
Oltre alle decisioni di politica monetaria, Warsh ha annunciato la creazione di cinque gruppi di lavoro incaricati di rivedere alcuni aspetti fondamentali dell’attività della Federal Reserve:
- comunicazione istituzionale;
- gestione del bilancio della banca centrale;
- qualità e utilizzo delle statistiche economiche;
- impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro;
- modelli teorici utilizzati per analizzare l’inflazione.
I lavori dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno.
La vera prova deve ancora arrivare
Per il momento, il debutto di Warsh ha dissipato almeno un dubbio: il nuovo presidente della Fed non sembra intenzionato a sacrificare la lotta all’inflazione per sostenere la crescita o compiacere la Casa Bianca.
Resta però da vedere come tradurrà questa impostazione nelle prossime riunioni di politica monetaria. Dopo anni passati a criticare la gestione dell’inflazione da parte della banca centrale, ora Warsh si trova nella posizione di dover dimostrare che la sua ricetta può funzionare.
Come ha sintetizzato Hilsenrath: «Per anni ha sostenuto che l’inflazione fosse una scelta. Adesso la scelta spetta a lui».
