Milano Cortina 2026, la chiusura olimpica accende l’Arena di Verona: “Un’Italia che guarda al futuro”

Chiudere, quando si parla di Olimpiadi, non significa soltanto spegnere le luci. Significa custodire, trattenere, lasciare un segno. È questa la responsabilità che accompagna Fabrizio Audagnotto, executive producer della cerimonia di chiusura di Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.

Professionista tra i più esperti nel panorama dei grandi eventi globali — da Olimpiadi Invernali di Torino 2006 a Olimpiadi di Rio 2016, fino a Olimpiadi di Tokyo 2020 e Olimpiadi di Parigi 2024 — Audagnotto coordina a Verona, insieme a Filmmaster, un team di circa 300 persone tra artisti, tecnici e volontari per uno show intitolato “Beauty in Action”. L’appuntamento è fissato per il 22 febbraio nella cornice millenaria dell’Arena di Verona.

Produrre dentro un monumento millenario

Allestire uno spettacolo olimpico in un monumento nazionale comporta sfide fuori dall’ordinario. Vincoli strutturali, limiti di carico, accessi tecnici complessi, tempistiche rigidamente definite e un costante coordinamento con le autorità di tutela.

“Ogni elemento scenico e ogni impianto tecnico sono stati progettati su misura”, spiega Audagnotto. Uno show unico, con macchine sceniche mai utilizzate prima all’interno dell’Arena.

L’equilibrio fragile dell’evento olimpico

In un evento olimpico la complessità si moltiplica. Oltre al comitato organizzatore, entrano in gioco il Comitato Olimpico Internazionale, le istituzioni nazionali, gli organismi sportivi come il CONI, e il mondo del broadcast globale.

“Tutti vogliono essere inattaccabili”, osserva il producer. Una tensione comprensibile, ma che può rallentare l’efficienza produttiva. La sfida è tenere insieme tempi, qualità e budget senza perdere identità.

Bellezza senza stereotipi

Il concept “Beauty in Action” promette di raccontare la bellezza italiana evitando l’effetto cartolina. La chiave, secondo Audagnotto, è la contemporaneità: onorare tradizione e passato con un linguaggio moderno.

Milano-Cortina, dal punto di vista simbolico, è un’Olimpiade “diffusa”. Una caratteristica che può attenuare l’identità unitaria tipica dei Giochi, ma allo stesso tempo ampliare il racconto del Paese.

Pace, politica e rischio di strumentalizzazione

In un contesto geopolitico teso, ogni messaggio può essere letto in chiave politica. Eppure il richiamo alla pace è parte integrante dello spirito olimpico fin dall’antica Grecia, con la tradizione della tregua olimpica.

“Se mettere in scena espressioni artistiche che invitano alla pace e all’inclusione diventa divisivo, allora il problema va oltre le cerimonie”, sottolinea Audagnotto. Il lavoro creativo passa attraverso un’analisi attenta di simboli e sensibilità culturali per evitare letture polarizzanti.

Intelligenza artificiale? Scelta artistica

L’intelligenza artificiale avrà un ruolo marginale. Non per presa di posizione ideologica, ma per scelta artistica. “Siamo in una fase evolutiva ancora iniziale”, spiega il producer, paragonando l’AI di oggi all’internet a 56k rispetto alla fibra.

L’obiettivo è esaltare il valore umano, l’ingegno e la creatività. “L’AI è uno strumento”, ma non il centro dello spettacolo.

Il nodo budget e sostenibilità

Le cerimonie di Milano Cortina, rivela Audagnotto, dispongono di budget relativamente contenuti rispetto alla complessità dell’evento. La responsabilità è utilizzare al meglio le risorse per rendere indimenticabile l’esperienza, sia per il pubblico in Arena sia per quello televisivo globale.

Sul fronte sostenibilità, costumi e oggetti di scena includono materiali riciclati. Ma la legacy, spiega, è anche professionale: coinvolgere giovani talenti dei territori ospitanti e inserirli stabilmente nel circuito dei grandi eventi internazionali.

L’ultima immagine

Quando l’ultima luce si spegnerà nell’Arena di Verona, l’immagine finale sarà quella di un monumento costruito duemila anni fa che pulsa di luce, con un pavimento trasformato in un immenso schermo LED.

Un simbolo potente: l’Italia che vive nel presente, valorizza il proprio patrimonio storico e culturale e guarda al futuro.

È questa l’eredità che la chiusura di Milano Cortina 2026 vuole consegnare al mondo.