Entro il 2030 quasi un italiano su cinque sarà un “super utente” dell’AI

Secondo uno studio di Ericsson, gli utenti che utilizzano intensamente l’intelligenza artificiale passeranno dal 5% al 19% in Italia. Cresce anche l’AI agentica: un quarto degli utenti smartphone prevede di usarla entro il 2030. Ma aumentano i timori per la sicurezza.

Lo smartphone non sarà più soltanto uno strumento per cercare informazioni, chattare o navigare online. Entro il 2030 potrebbe diventare il principale assistente personale di milioni di persone, capace di svolgere compiti in autonomia e agire per conto dei propri proprietari. La prossima frontiera dell’intelligenza artificiale è quella degli agenti AI, sistemi in grado non soltanto di rispondere alle richieste, ma anche di eseguire attività senza dover essere guidati passo dopo passo.

Secondo un nuovo rapporto del ConsumerLab di Ericsson, realizzato in 27 Paesi su oltre 43mila utenti di smartphone tra i 15 e i 69 anni, il 38% degli intervistati prevede di delegare compiti all’intelligenza artificiale agentica entro il 2030. Oggi, a utilizzare già applicazioni o funzionalità di questo tipo è appena il 4% degli utenti a livello globale.

In Italia crescono i super utenti dell’intelligenza artificiale

Il cambiamento riguarda anche la frequenza con cui le persone utilizzano l’AI. In Italia, oggi il 38% degli utenti smartphone dichiara di ricorrervi quotidianamente. Entro il 2030 la quota potrebbe salire al 56%.

Ancora più significativa la crescita prevista per gli “AI super user”, cioè le persone che utilizzano l’intelligenza artificiale con particolare intensità: passeranno, secondo le stime, dal 5% al 19% degli utenti italiani. A livello globale, la percentuale potrebbe aumentare dall’attuale 10% al 30%.

Non si tratta soltanto di utilizzare più spesso chatbot e assistenti digitali. Gli utenti più assidui potrebbero arrivare a impiegare attivamente l’AI per almeno cinque ore e mezza al giorno entro il 2030, trasformandola in una presenza costante nella vita quotidiana.

L’AI esce dallo smartphone

Il telefono resterà il principale punto di accesso all’intelligenza artificiale, ma l’esperienza si estenderà progressivamente ad altri dispositivi, a partire dagli occhiali intelligenti.

In Italia, il 27% degli utenti prevede di utilizzare l’AI su almeno un’altra tipologia di dispositivo oltre allo smartphone entro il 2030.

Anche l’intelligenza artificiale agentica è destinata a guadagnare terreno: nel nostro Paese, la quota di utenti che prevede di utilizzare applicazioni o funzionalità di questo tipo potrebbe passare dal 3% al 25%.

La paura degli assistenti AI compromessi

La diffusione di sistemi capaci di agire autonomamente apre però nuovi interrogativi sulla sicurezza. Delegare un compito a un agente artificiale significa affidargli, almeno in parte, la possibilità di prendere decisioni ed eseguire operazioni per conto dell’utente.

Il rischio è che un assistente falso o compromesso possa essere manipolato e agire contro gli interessi della persona che dovrebbe aiutare. A livello globale, oltre la metà degli utenti che utilizzano quotidianamente l’AI teme fortemente questo scenario. In Italia la quota si attesta al 45%.

La sfida dei prossimi anni, dunque, non sarà soltanto rendere l’intelligenza artificiale più potente e autonoma. Sarà anche convincere le persone a fidarsi di sistemi ai quali potrebbero affidare una parte crescente delle proprie attività quotidiane.