Bce, Lagarde lascia in anticipo: è partita la corsa alla successione. De Cos e Knot in pole

La presidente della Banca centrale europea uscirà il 7 febbraio 2027, otto mesi prima della scadenza naturale. La partita si intreccia con le elezioni francesi e con gli equilibri tra Macron e Merz. Tra i favoriti lo spagnolo Pablo Hernández de Cos e l’olandese Klaas Knot.

La corsa alla guida della Banca centrale europea è ufficialmente aperta. Christine Lagarde lascerà la presidenza il 7 febbraio 2027, con circa otto mesi di anticipo rispetto alla fine naturale del mandato. Una scelta che chiude mesi di indiscrezioni e consegna ai leader europei una partita delicatissima: decidere chi guiderà la politica monetaria dell’eurozona in un momento in cui gli equilibri economici e politici del continente restano sotto pressione.

La tempistica non è un dettaglio. La successione dovrà essere definita prima delle elezioni presidenziali francesi della primavera 2027, quando Emmanuel Macron sarà ancora all’Eliseo ma il suo peso politico potrebbe essere condizionato dalla campagna elettorale e dall’ascesa dell’estrema destra di Marine Le Pen.

«Al fine di garantire una transizione ordinata verso la futura guida della Bce, l’iter per la nomina del suo successore prenderà il via oggi e proseguirà senza indugi», ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, António Costa. La decisione finale spetterà ai leader dell’Unione, secondo la procedura prevista dai trattati europei.

La partita, insomma, è molto più ampia di una semplice successione ai vertici di Francoforte: riguarda gli equilibri tra le principali capitali europee e la distribuzione delle cariche nelle istituzioni comunitarie.

La partita tra Parigi e Berlino

L’uscita anticipata di Lagarde riporta in primo piano un retroscena che circolava già da mesi. A febbraio il Financial Times aveva riferito che la presidente avrebbe potuto lasciare l’incarico prima della scadenza, consentendo a Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz di concordare il nome del successore prima del voto francese. All’epoca, la Bce aveva assicurato che Lagarde era «totalmente concentrata sulla sua missione» e non aveva preso decisioni sulla conclusione del mandato. Ora lo scenario è cambiato.

La Francia dispone di un peso negoziale importante, ma potrebbe incontrare resistenze se cercasse di ottenere una terza presidenza della Bce dopo quelle di Jean-Claude Trichet e della stessa Lagarde. Anche l’Italia, che ha espresso Mario Draghi alla guida dell’istituzione, potrebbe avere difficoltà a rivendicare nuovamente l’incarico.

Per la Germania, invece, l’ostacolo è la presenza di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea. Un’eventuale candidatura di Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, dovrebbe fare i conti con gli equilibri geografici e politici già esistenti ai vertici dell’Unione.

De Cos e Knot, i nomi in pole

Pablo Hernández de Cos

Spagna

Ex governatore della Banca di Spagna e attuale direttore generale della Banca dei Regolamenti internazionali, è uno dei candidati che potrebbero raccogliere consensi in una trattativa tra le principali capitali europee.

Klaas Knot

Paesi Bassi

Già presidente della Banca centrale olandese, è l’altro nome indicato tra i principali contendenti per la successione a Lagarde.

La scelta potrebbe dipendere non soltanto dalle caratteristiche dei singoli candidati, ma anche dalla possibilità di costruire un accordo più ampio sulla distribuzione delle cariche europee.

Non c’è soltanto la presidenza della Bce

La successione a Lagarde si inserisce in una fase di rinnovamento più estesa dei vertici dell’istituzione. È già partita la procedura per individuare il successore di Isabel Schnabel nel Comitato esecutivo: l’economista tedesca lascerà l’incarico il 3 gennaio 2027 per assumere la direzione del Dipartimento dei Mercati monetari del Fondo monetario internazionale.

La scadenza per presentare le candidature è fissata al 28 ottobre, mentre i ministri delle Finanze dell’area euro discuteranno la nomina il 9 novembre. Sullo sfondo c’è anche la futura successione del capo economista Philip Lane.

La vicinanza delle scadenze offre ai governi l’occasione di negoziare un pacchetto complessivo di nomine, cercando un equilibrio tra nazionalità, orientamenti economici e peso politico degli Stati membri.

Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha ringraziato Lagarde per il suo contributo alla stabilità dell’eurozona e per la leadership esercitata in una fase economica complessa, annunciando che l’organismo si attiverà per preparare la raccomandazione sulla nomina del successore.

Anche von der Leyen ha elogiato il lavoro della presidente della Bce, richiamando le sfide affrontate durante la pandemia e la guerra russa contro l’Ucraina. «Il mondo ha bisogno di più leader come te», ha scritto, auspicando che altre donne possano seguirne le orme.

Il futuro di Lagarde dopo Francoforte

Resta infine da capire quale sarà il prossimo capitolo della carriera di Lagarde. Nei mesi scorsi il suo nome era stato accostato alla guida del World Economic Forum, l’organizzazione che riunisce ogni anno a Davos esponenti della politica e dell’economia internazionale. Le indiscrezioni su un possibile incarico si sono ripetute nel corso del 2026, senza che emergesse una conferma definitiva.

Il suo addio anticipato alla Bce ha alimentato anche interrogativi sul possibile ruolo nel dibattito pubblico francese in vista delle presidenziali del 2027. Lagarde ha escluso più volte di voler correre per l’Eliseo e, al momento, non ci sono elementi per indicare un suo futuro impegno politico.

La certezza è che la sua uscita anticipata modifica il calendario delle decisioni europee. Con la presidenza della Bce, i posti nel Comitato esecutivo e altre scadenze ai vertici dell’istituzione, i prossimi mesi saranno decisivi per definire chi avrà voce nella gestione della moneta unica.

La vera sfida per i leader europei sarà trovare un successore capace di raccogliere il consenso necessario senza trasformare la nomina in uno scontro tra capitali. Perché a Francoforte si decide la politica monetaria dell’eurozona, ma il nome di chi la guiderà si negozia nei palazzi del potere europeo.