Il recupero dei conti è iniziato, ma la strada resta in salita. Per Stellantis, il terzo trimestre del 2026 è stato «difficile», anche se il gruppo registra progressi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in tutti i principali indicatori finanziari e operativi.
La multinazionale dell’automotive ha chiuso il trimestre con ricavi netti pari a 37,6 miliardi di euro, in aumento dell’1% rispetto al terzo trimestre del 2025. La perdita netta è scesa a 453 milioni di euro, contro i 4,5 miliardi registrati un anno prima.
Numeri che indicano un miglioramento significativo, senza cancellare le criticità che interessano il settore, soprattutto in Europa, dove la concorrenza dei produttori cinesi continua a esercitare pressione sui prezzi e sulla redditività.
Il piano di Filosa: 6 miliardi di risparmi entro il 2026
L’amministratore delegato Antonio Filosa ha sottolineato i progressi compiuti nell’attuazione della prima fase del piano FaSTlane 2030, che comprende il lancio di nuovi prodotti, il rafforzamento delle partnership e interventi per migliorare produzione e qualità.
Un ruolo centrale nella strategia è affidato al Value Creation Program, il programma di riduzione dei costi che punta a generare 6 miliardi di euro di efficienze annualizzate, con almeno il 40% dei risparmi già implementato entro la fine del 2026.
Il gruppo conferma inoltre la propria guidance per il 2026 e l’obiettivo di tornare a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027. Filosa prevede che il risultato superi 2,4 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno i benefici parziali delle iniziative che saranno avviate nel corso del prossimo anno.
Europa, vendite in crescita ma la concorrenza cinese resta una sfida
Nel terzo trimestre, le vendite di Stellantis nell’Europa allargata sono aumentate dell’1% su base annua. La crescita sale al 6% includendo Leapmotor, il marchio cinese con cui il gruppo ha stretto una partnership.
A sostenere i risultati sono stati soprattutto l’incremento del 36% della piattaforma Smart Car e la maggiore domanda di veicoli elettrici a batteria in Francia, Germania e Regno Unito.
Nei principali mercati europei si sono distinte Fiat, con una crescita del 20%, e Citroën, in aumento dell’8,6%. Positive anche Lancia (+3,5%) e Opel (+3%).
Il quadro rimane però complesso. I costruttori cinesi stanno ampliando la propria presenza nel mercato europeo con modelli elettrici e ibridi spesso caratterizzati da prezzi competitivi. Una dinamica che aumenta la pressione sui produttori tradizionali e rende ancora più importante contenere i costi, migliorare l’efficienza industriale e adeguare l’offerta alla domanda.
«La regione resta difficile, con la concorrenza cinese e un contesto di prezzi complicato», ha spiegato Filosa.
Leapmotor accelera e produce in Spagna
Tra i segnali positivi citati dal gruppo c’è la crescita di Leapmotor, che ha quadruplicato i propri volumi. A Saragozza, in Spagna, è inoltre iniziata la produzione della B10, mentre il lancio produttivo della B05 è previsto nel primo semestre del 2027.
L’obiettivo è aumentare l’utilizzo della capacità produttiva e assorbire meglio i costi fissi, in un mercato nel quale i volumi e la competitività dei prezzi incidono direttamente sui margini.
Filosa chiede regole europee più flessibili
Per l’amministratore delegato, il recupero della competitività passa anche dalle condizioni normative in cui operano i costruttori europei.
«Nonostante la forte crescita della domanda di Bev, azioni tempestive su flessibilità sulla CO₂ e sul quadro Made in Europe sono essenziali per creare condizioni di parità», ha dichiarato Filosa.
Il riferimento è alle regole europee sulle emissioni e alle politiche industriali per il settore automobilistico. Per Stellantis, la sfida è duplice: consolidare il miglioramento dei risultati finanziari e affrontare la concorrenza cinese senza perdere terreno nella transizione verso l’elettrico.
Il calo delle perdite rappresenta un primo passo, ma saranno i prossimi trimestri a mostrare se il piano di riduzione dei costi e il rilancio dei prodotti riusciranno a tradursi in una ripresa duratura della redditività.
