Anthropic prepara la Borsa: ricavi a 16 miliardi, ma perdite record da 80,7 miliardi

La rivale di OpenAI punta a Wall Street con una quotazione che potrebbe arrivare già a novembre e una raccolta fino a 100 miliardi di dollari. Ma dietro la crescita esplosiva dei ricavi si nascondono costi giganteschi e perdite che raccontano il prezzo della corsa all’intelligenza artificiale.

Anthropic si prepara a sbarcare al Nasdaq con una delle IPO più attese e potenzialmente più imponenti della storia tecnologica. La società che sviluppa Claude avrebbe avviato il percorso verso la quotazione, con un debutto ipotizzato già a novembre e l’obiettivo di raccogliere fino a 100 miliardi di dollari. Secondo le indiscrezioni, il titolo potrebbe essere negoziato con il simbolo ANT, mentre Goldman Sachs e Morgan Stanley sarebbero coinvolte nell’operazione.

La posta in gioco è enorme: non soltanto per Anthropic, ma per l’intero settore dell’intelligenza artificiale. La quotazione metterebbe infatti alla prova l’appetito di Wall Street per aziende capaci di crescere a ritmi vertiginosi, ma che richiedono investimenti colossali in infrastrutture, potenza di calcolo e sviluppo dei modelli.

Ricavi alle stelle, perdite da capogiro

I numeri raccontano due storie opposte. Nel primo semestre del 2026, Anthropic avrebbe registrato 16,3 miliardi di dollari di ricavi, contro appena 1,2 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita straordinaria, che conferma la rapidità con cui l’AI generativa sta conquistando il mercato.

Ma nello stesso semestre la società avrebbe contabilizzato 80,7 miliardi di dollari di perdite nette. Una cifra impressionante, che va però letta nel dettaglio: 72,4 miliardi deriverebbero da modifiche contabili relative agli strumenti convertibili e alle passività collegate. La perdita operativa sarebbe invece stata di circa 693 milioni di dollari.

La distinzione è cruciale. Il dato netto è fortemente influenzato da componenti contabili, ma il modello di business resta sottoposto a una pressione enorme: costruire e gestire sistemi di AI avanzati richiede investimenti continui, soprattutto per alimentare i data center e acquistare capacità di calcolo.

Una valutazione da quasi mille miliardi

Fondata nel 2021 da un gruppo di ex ricercatori di OpenAI, tra cui Dario e Daniela Amodei, Anthropic è diventata uno dei principali concorrenti di OpenAI. A sostenerne la crescita ci sono anche gli investimenti e gli accordi infrastrutturali con giganti come Amazon e Google.

La valutazione della società sarebbe arrivata a 965 miliardi di dollari in un round di finanziamento del maggio 2026. In vista della possibile IPO, alcune stime degli investitori avrebbero spinto il valore fino a 2.000 miliardi, prima di ridimensionarsi verso quota 1.500 miliardi.

Valutazioni di questa portata riflettono le aspettative di una crescita futura gigantesca, ma alzano anche l’asticella per gli investitori: Anthropic dovrà dimostrare di poter trasformare l’espansione dei ricavi in una redditività sostenibile.

Il test di Wall Street per l’intera industria dell’AI

L’eventuale quotazione non sarebbe soltanto un passaggio decisivo per Anthropic. Potrebbe diventare un banco di prova per tutto il comparto dell’intelligenza artificiale, chiamato a dimostrare che la corsa agli investimenti può tradursi in profitti proporzionati.

Il nodo è proprio questo: quanto vale davvero un’azienda che cresce rapidamente, ma deve spendere cifre enormi per restare competitiva? Gli investitori dovranno valutare non soltanto i ricavi e la posizione tecnologica di Anthropic, ma anche il costo delle infrastrutture necessarie per sostenere la domanda.

Il debutto a novembre resta un’ipotesi e il calendario non sarebbe ancora confermato. Se l’operazione andrà in porto nelle dimensioni prospettate, Anthropic porterà sul mercato una domanda destinata a pesare anche sulle future quotazioni del settore: la rivoluzione dell’AI può giustificare qualsiasi valutazione o la crescita dovrà, prima o poi, fare i conti con i bilanci?