Alphabet spenderà 200 miliardi sull’AI nel 2026. E nel 2027 sarà ancora di più

Ruth Porat al Fortune Most Powerful Women Summit: “Siamo ancora nella fase di costruzione”. Il primo trimestre in rosso in vent’anni non frena gli investimenti. La risposta a chi teme la distruzione di capitale: “È illogico pensare che non ci siano ritorni”.

Alphabet spenderà circa 200 miliardi di dollari nel 2026 per aumentare la propria capacità nell’intelligenza artificiale. E nel 2027 spenderà ancora di più. Lo ha dichiarato Ruth Porat, presidente e chief investment officer della società, durante il Fortune Most Powerful Women Summit a Santa Barbara, anticipando che le spese in conto capitale “aumenteranno significativamente” l’anno prossimo.

“Siamo ancora nella fase di costruzione”
La ragione è semplice: la domanda supera l’offerta. Alphabet è ancora “capacity constrained” — limitata dalla disponibilità di capacità di calcolo — mentre la richiesta da parte di imprese e governi continua a crescere. “La domanda di capacità di calcolo, per il valore che i nostri partner stanno riscontrando nelle imprese, nei governi e in tutta la nostra piattaforma, suggerisce che siamo ancora nella fase di costruzione”, ha spiegato Porat. E alla domanda se il picco della spesa sia già stato raggiunto, la risposta è netta: “Consideriamo questa un’opportunità destinata a durare ancora a lungo.”

I numeri: primo free cash flow negativo in vent’anni
Gli investimenti stanno già lasciando il segno sui conti. A luglio, Alphabet aveva alzato le previsioni di capex per il 2026 fino a 205 miliardi di dollari — il giorno dopo il titolo aveva perso oltre il 6%, segnale della pressione di Wall Street per vedere ritorni concreti. Nel secondo trimestre, le spese in conto capitale hanno raggiunto 44,9 miliardi di dollari, “la stragrande maggioranza” destinata all’infrastruttura tecnica per l’AI, secondo la CFO Anat Ashkenazi. Il risultato è stato un free cash flow di -5,9 miliardi di dollari: la prima volta in oltre vent’anni da società quotata che Alphabet registra un flusso di cassa trimestrale negativo. Sul fronte dei ricavi, però, Google Cloud è cresciuta dell’82% a 24,8 miliardi, e l’utile operativo è più che triplicato a 8,8 miliardi.

Il rischio della distruzione di capitale
Porat ha risposto direttamente a chi teme che il boom dell’AI si concluda con una massiccia distruzione di capitale, mentre modelli open source cinesi più economici guadagnano quote di mercato. “È illogico dire che ci troviamo in una situazione di capacità insufficiente perché c’è una domanda così forte, e allo stesso tempo sostenere che non sia possibile ottenere un ritorno su questi investimenti.” Per vincere, secondo Porat, servono due cose: generare valore reale per i partner, e farlo con la massima efficienza nella fornitura di capacità di calcolo.

“Quando ne hai bisogno, è già troppo tardi”
La strategia di Alphabet affonda le radici nel 2016, quando Google passò da una filosofia “mobile first” a una “AI first”. “Bisogna investire per la crescita di lungo periodo”, ha detto Porat. “Quando ne hai bisogno, è già troppo tardi.” Una lezione che Porat ha appreso anche dalla crisi finanziaria del 2008, quando guidò il team di Morgan Stanley che assistette il Dipartimento del Tesoro su Fannie Mae e Freddie Mac: “Bisogna individuare presto la propria maggiore vulnerabilità e rafforzarsi contro di essa, perché non è possibile affrontarla nel momento in cui esplode.” Per le aziende di oggi, quella vulnerabilità è restare indietro sull’AI. “Se qualcun altro riesce a entrare in contatto con i tuoi clienti in modi che tu non utilizzi, sei in una posizione di svantaggio competitivo.”

Data center, energia e consenso locale
Porat ha riconosciuto la crescente opposizione pubblica ai data center: circa il 71% degli americani non vorrebbe che ne venisse costruito uno nella propria comunità, secondo un recente sondaggio Gallup. La risposta di Alphabet passa per gli investimenti energetici — nucleare, geotermico, solare ed eolico — e per la Skilled Trades Alliance, cofondata con Ford, BlackRock e Carhartt per formare elettricisti, saldatori e altri professionisti necessari alla costruzione delle nuove infrastrutture. “Dobbiamo affrontare l’ansia legata agli aspetti negativi. È reale. È per questo che dico: se possiamo costruire l’AI, allora dobbiamo farlo.”