L’UE mette un tetto alle ibride cinesi: 350mila unità dal 1° dicembre. BYD e SAIC nel mirino

Accordo politico tra Bruxelles e Pechino dopo mesi di tensioni commerciali. Il limite crescerà del 6% annuo per quattro anni. Nel primo semestre 2026 le ibride cinesi hanno già raggiunto 7,5 miliardi di dollari di esportazioni verso l’Europa. I titoli auto europei salgono in Borsa.

Dopo i dazi sulle elettriche pure, l’Unione europea alza un nuovo muro contro le auto cinesi. Questa volta nel mirino ci sono le ibride e le plug-in hybrid: Bruxelles si prepara a fissare un tetto di 350mila unità per il primo anno di importazioni, con entrata in vigore prevista già dal 1° dicembre e durata di quattro anni. A partire dal secondo anno, il limite crescerà del 6% annuo. L’accordo politico tra Bruxelles e Pechino è stato raggiunto dopo mesi di tensioni commerciali e punta a evitare un’escalation ancora più dura tra le due economie.

Perché le ibride sono diventate il nuovo fronte
I dazi introdotti nel 2024 avevano colpito principalmente le elettriche pure prodotte in Cina. Le ibride e le plug-in hybrid erano rimaste fuori da quelle barriere, trasformandosi rapidamente in una porta d’ingresso alternativa per i costruttori cinesi. Il risultato è stato esplosivo: nel primo semestre del 2026 il valore delle esportazioni cinesi di ibride verso l’UE ha raggiunto 7,5 miliardi di dollari, con SAIC, BYD e Chery che da sole rappresentano oltre il 90% di queste esportazioni. Nei primi mesi dell’anno le ibride hanno rappresentato il 44% delle esportazioni automobilistiche cinesi verso il continente.

Il dettaglio tecnico: la regola WTO
C’è una complessità formale da non sottovalutare. Per rispettare le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio, il tetto non potrà riguardare esplicitamente soltanto le auto cinesi: dovrà applicarsi a tutte le importazioni di veicoli ibridi. Alla Cina sarà però garantita una quota non inferiore a quella riservata a qualsiasi altro Paese esportatore — un meccanismo che nella sostanza indirizza la misura verso Pechino, pur mantenendo la forma della neutralità commerciale.

L’obiettivo: dimezzare le esportazioni cinesi in quattro anni
Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha indicato che l’intesa potrebbe portare a più che dimezzare nell’arco di quattro anni le esportazioni cinesi di ibride e plug-in hybrid verso il mercato europeo. Un obiettivo ambizioso, che dipenderà anche dalla capacità dei produttori cinesi di localizzare la produzione sul suolo europeo.

Chi rischia di più
I gruppi già radicati in Europa — BYD, Geely, SAIC e Chery — stanno investendo nella produzione locale e potrebbero assorbire meglio l’impatto. Più esposti saranno invece i costruttori più piccoli o arrivati di recente nel mercato europeo, per i quali costruire stabilimenti nel continente richiede capitali e volumi difficili da raggiungere rapidamente. Per l’industria automobilistica europea la misura rappresenta una boccata d’ossigeno, almeno nel breve periodo: il settore è alle prese contemporaneamente con la transizione elettrica, costi elevati, debolezza della domanda e una concorrenza cinese sempre più aggressiva sui prezzi. Non a caso, dopo l’annuncio dell’accordo, i titoli automobilistici europei hanno reagito positivamente in Borsa.