L’AI trasformerà 11 milioni di posti di lavoro entro il 2035. Chi si riqualifica vince, ma i costi frenano tutto

Una nuova ricerca McKinsey fotografa la grande transizione occupazionale americana: più posti di lavoro in totale, ma completamente diversi. Il nodo non sono le competenze, ma i requisiti formali e il reddito perso durante la formazione. Le aziende devono fare la loro parte.

L’economia americana avrà più posti di lavoro nel 2035 di quanti ne abbia oggi. Ma saranno lavori diversi, e circa 11 milioni di americani dovranno abbandonare professioni in declino per passare a settori completamente nuovi. In media 770.000 lavoratori all’anno cambieranno categoria professionale nel prossimo decennio — un ritmo 3,6 volte superiore a quello storico. La pandemia aveva provocato un’accelerazione simile, ma era durata uno o due anni. Questa trasformazione durerà almeno un decennio.

Il caso dell’assistente amministrativa: ottanta per cento automatizzabile
L’automazione colpirà soprattutto il lavoro d’ufficio. La ricerca stima che i sistemi di AI potrebbero svolgere attività equivalenti all’80% delle ore lavorate nel supporto amministrativo e d’ufficio — la categoria destinata alle maggiori perdite di posti entro il 2035. Eppure, per un’assistente amministrativa esiste un percorso verso una professione in crescita: quella di project manager. Le sue competenze — pianificazione, coordinamento, documentazione, gestione delle parti interessate — coprono già circa il 58% di ciò che serve in quel ruolo. Le competenze mancanti sono reali ma acquisibili: metodi di pianificazione, miglioramento dei processi, gestione della qualità, previsioni. Il problema è un altro: molte offerte richiedono una laurea e una certificazione professionale. Il vero ostacolo non è la capacità di fare il lavoro, ma il costo di dimostrarlo formalmente.

Le transizioni difficili: dal lavapiatti all’assistente sanitario
Altre transizioni sono più complesse. Un addetto al lavaggio delle stoviglie che voglia diventare assistente domiciliare — professione in forte crescita — possiede solo il 20% circa delle competenze richieste. Deve imparare ad assistere i pazienti, rilevare parametri vitali, ottenere una certificazione. E anche superando questi ostacoli, il 92% dei posti di lavoro nelle professioni di supporto sanitario rientra nei due quintili salariali più bassi: i margini per migliorare il proprio tenore di vita restano limitati. Un addetto all’imballaggio che puntasse alla fabbricazione di componenti industriali avrebbe più fortuna: circa il 52% delle sue competenze è trasferibile, il salario aumenterebbe sensibilmente e non esistono requisiti formali di certificazione. Restano però da acquisire competenze di assemblaggio meccanico, lavorazione di precisione e procedure avanzate di controllo qualità.

L’ostacolo più comune: i requisiti formali
Le qualifiche professionali sono richieste nell’85% dei posti di lavoro in crescita e rappresentano il freno principale. Il 38% di questi requisiti è imposto dalla legge — soprattutto dove sono in gioco sicurezza pubblica o fiducia — ma l’altro 47% riflette semplicemente le preferenze dei datori di lavoro per una laurea o un certificato. Quasi metà del problema, quindi, deriva da consuetudini nelle assunzioni, non da norme di sicurezza. E le consuetudini sono più facili da cambiare. C’è poi il costo nascosto della formazione: non solo le rette, ma il reddito a cui si rinuncia durante i mesi senza stipendio. Un lavoratore con pochi risparmi o figli a carico può razionalmente rifiutare un percorso che darebbe benefici in dieci anni, se nel frattempo non riesce a pagare l’affitto.

Cosa devono fare aziende, istituzioni e lavoratori
I datori di lavoro sono i primi ad avere interesse a rendere più diretti i percorsi verso le professioni in crescita. Un’azienda che licenzia personale amministrativo mentre cerca coordinatori di progetto sta creando da sola una carenza di talenti. Assumere sulla base delle competenze dimostrate, eliminare i requisiti di laurea non imposti dalla legge, sviluppare apprendistati interni costa meno che assumere dall’esterno. Gli stati possono ridurre i requisiti per le licenze professionali e rendere le qualifiche modulari e cumulabili. Università ed enti di formazione possono progettare i programmi partendo dalle competenze richieste dal mercato e pubblicare i dati sulle retribuzioni dei laureati. I governi possono introdurre formazione sovvenzionata, agevolazioni fiscali per la riqualificazione e sgravi per le aziende che investono nei propri dipendenti. Dal 2022, gli annunci di lavoro che richiedono familiarità con l’AI sono aumentati di undici volte, quelli che cercano capacità di adattamento di cinque volte, quelli che richiedono curiosità e disponibilità a imparare di tre volte. Oltre il 70% dei lavoratori dovrà acquisire nuove competenze anche senza cambiare datore di lavoro. Ma nessun lavoratore può da solo abbreviare i tempi di una licenza professionale, finanziarsi un anno senza stipendio o procurarsi il tempo per fare pratica su una linea di produzione. L’assistente amministrativa possiede già più della metà delle competenze per diventare project manager. Che ci riesca dipende in larga misura da chi stabilisce le condizioni di accesso alle professioni.