Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay: dalla lotta all’apartheid ai tribunali internazionali, una vita per la giustizia

PREMI & DIRITTI UMANI


La giurista sudafricana di 85 anni premiata per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Ha difeso Mandela, condannato lo stupro come genocidio in Ruanda, guidato l’Alto commissariato ONU per i diritti umani. E presieduto la commissione che ha accusato Israele di genocidio a Gaza.

Dalla segregazione razziale del Sudafrica ai grandi tribunali internazionali. Il Premio Nobel per la Pace 2026 va a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, riconosciuta dal Comitato norvegese per il Nobel per il suo ruolo determinante nel perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e per il contributo al rafforzamento dello Stato di diritto e alla promozione della pace attraverso la giustizia.

Le origini e la lotta all’apartheid
Nata il 23 settembre 1941 a Durban, in una famiglia di origine tamil indiana, Pillay è cresciuta sotto il regime di segregazione razziale, diventando una delle prime donne di origine indiana a esercitare la professione di avvocata in Sudafrica. Durante l’apartheid ha difeso oppositori politici del regime, tra cui Nelson Mandela, battendosi contro la discriminazione e le violazioni dei diritti fondamentali.

Harvard, l’Alta Corte e il Ruanda
Laureata in Giurisprudenza all’Università del Natal, ha proseguito gli studi ad Harvard. Dopo la caduta dell’apartheid, nel 1995 è diventata giudice dell’Alta Corte sudafricana, avviando poi una lunga carriera nella giustizia internazionale. Al Tribunale penale internazionale per il Ruanda ha contribuito a sentenze storiche che hanno riconosciuto per la prima volta lo stupro e la violenza sessuale come atti di genocidio e crimini contro l’umanità — una svolta epocale nel diritto internazionale. In seguito è diventata giudice della Corte penale internazionale dell’Aia.

Alta commissaria ONU per i diritti umani
Dal 2008 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, occupandosi delle principali crisi internazionali e denunciando le violazioni commesse da governi e gruppi armati. Cofondatrice di Equality Now, organizzazione impegnata nella difesa dei diritti delle donne, ha contribuito allo sviluppo della giurisprudenza internazionale sulla violenza sessuale nei conflitti armati.

La commissione ONU su Gaza e l’accusa di genocidio a Israele
Negli anni più recenti, Pillay ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, incaricata di indagare sulle violazioni del diritto internazionale. Ha lasciato la presidenza nel 2025, dopo che la commissione — in un comunicato del 16 settembre di quell’anno — aveva concluso che le autorità israeliane avevano commesso atti di genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza. Una posizione che ha reso il suo Nobel inevitabilmente controverso sul piano politico. Attualmente è giudice ad hoc designata dal Gambia nel procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia contro il Myanmar per il genocidio della minoranza rohingya.

Il senso di una vita
La carriera di Pillay è stata animata da una convinzione di fondo: anche gli Stati e i loro leader devono rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia internazionale. Una posizione che, in decenni di carriera, l’ha portata a scontrarsi con i potenti di mezzo mondo — e che oggi il Comitato di Oslo ha scelto di premiare.

9 ottobre 2026

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