Tra aprile e giugno l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche scende al 2% del Pil, dal 2,1% di un anno prima. Migliora anche il saldo primario, ma aumenta la pressione fiscale e il potere d’acquisto delle famiglie cala dello 0,9%.
Migliora il saldo primario
Nel secondo trimestre del 2026 il deficit delle amministrazioni pubbliche si attesta al 2% del Pil, in lieve miglioramento rispetto al 2,1% registrato nello stesso periodo del 2025.
È quanto emerge dai nuovi dati Istat sul Conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche e sulle principali grandezze relative a reddito, risparmio delle famiglie e profitti delle società.
Più marcato è il miglioramento del saldo primario, cioè la differenza tra entrate e uscite pubbliche al netto degli interessi sul debito. Il dato raggiunge il 3% del Pil, contro il 2,2% del secondo trimestre dello scorso anno.
Resta positivo anche il saldo corrente, pari al 2,9% del Pil, ma in questo caso il dato è in calo rispetto al 3,3% registrato nello stesso trimestre del 2025.
Il dato del 2% va comunque letto nella sua corretta dimensione: si riferisce esclusivamente al secondo trimestre e non coincide con il rapporto deficit/Pil previsto per l’intero anno.
Pressione fiscale al 43,5%
Il miglioramento dei conti pubblici si accompagna a un aumento della pressione fiscale, salita nel secondo trimestre al 43,5%, mezzo punto percentuale in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Sul fronte delle famiglie, il quadro è meno favorevole. Il reddito disponibile è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono aumentati dell’1,7%.
La conseguenza è stata una riduzione della capacità di risparmio. La propensione al risparmio è scesa al 6,7%, con una diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
A pesare è anche l’andamento dei prezzi. Il deflatore implicito dei consumi è aumentato dell’1,4% e, nello stesso periodo, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9%.
Imprese, profitti in calo ma investimenti in crescita
I dati Istat fotografano anche la situazione delle società non finanziarie.
Nel secondo trimestre la quota di profitto è scesa al 42,1%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il calo prosegue la tendenza già osservata nei primi tre mesi del 2026.
Aumenta invece il tasso di investimento, salito al 26,4%, con una crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al primo trimestre.
Secondo l’Istat, si tratta di un andamento che prosegue la crescita degli investimenti già registrata all’inizio dell’anno.
Il quadro restituisce così una doppia fotografia: i conti pubblici migliorano, ma nello stesso trimestre famiglie e imprese affrontano dinamiche differenti, tra minore potere d’acquisto, risparmio in calo e investimenti ancora in crescita.
