Spread, l’Italia torna sotto pressione: Btp-Bund oltre 130 punti. E il rischio non è solo italiano

Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi sale ai massimi da aprile 2025. A pesare sono la guerra in Medio Oriente, il petrolio, l’inflazione italiana al 4,2% e l’elevato debito pubblico. Ma anche Francia e Treasury Usa mostrano segnali di tensione sui mercati obbligazionari.

Cos’è lo spread e perché conta

Lo spread Btp-Bund torna a far parlare di sé. Negli ultimi giorni il differenziale tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi è salito oltre quota 130 punti base, raggiungendo i livelli più alti dall’aprile 2025.

Dopo la crisi del 2011, quando arrivò a superare anche i 550 punti base, lo spread è diventato uno degli indicatori più osservati per valutare la percezione del rischio associato al debito pubblico italiano.

Il meccanismo è semplice: lo spread misura la differenza tra il rendimento di un titolo di Stato italiano e quello del Bund tedesco a pari scadenza, considerato il principale benchmark dell’Eurozona.

Quando il differenziale aumenta, significa che gli investitori chiedono un rendimento maggiore per detenere titoli italiani rispetto a quelli tedeschi.

Guerra, petrolio e inflazione fanno salire la tensione

Tra i fattori che stanno alimentando il rialzo c’è innanzitutto la crisi in Medio Oriente.

Il protrarsi del conflitto ha mantenuto alta la pressione sul mercato energetico, con il prezzo del petrolio arrivato nelle ultime settimane su livelli particolarmente elevati. Il Brent, soltanto il 2 ottobre, è sceso nuovamente sotto la soglia dei 100 dollari al barile.

L’impennata dei costi energetici ha costretto diversi governi, Italia compresa, a intervenire per contenere l’impatto sui consumatori. Anche alcune società petrolifere hanno introdotto price cap sui carburanti distribuiti in Italia.

Ma lo shock energetico ha prodotto un secondo effetto: l’inflazione è tornata a salire.

Inflazione italiana al 4,2%

A settembre 2026 l’inflazione italiana ha raggiunto il 4,2%, contro il 3,3% registrato ad agosto.

Il balzo dei prezzi ha portato anche l’inflazione media acquisita per il 2026 al 3,1%.

Per i mercati si tratta di un elemento importante perché una crescita dei prezzi più forte del previsto può modificare le aspettative sulla politica monetaria della Banca centrale europea e, di conseguenza, sui rendimenti dei titoli di Stato.

Il peso del debito pubblico

Sul quadro pesa anche l’elevato livello del debito pubblico italiano, che secondo gli ultimi dati disponibili ha superato i 3.200 miliardi di euro, pari a circa il 138% del Pil.

In uno scenario caratterizzato da inflazione elevata, energia cara e rendimenti obbligazionari in aumento, il costo del finanziamento del debito diventa quindi un elemento ancora più rilevante.

La Bce e il costo del denaro

A complicare ulteriormente il quadro c’è la politica monetaria della Bce.

Il rialzo dei tassi di settembre e le aspettative di mercato su un possibile ulteriore aumento nella prossima riunione del Consiglio direttivo spingono verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona.

L’obiettivo della Bce è contrastare lo shock energetico e riportare l’inflazione verso il target del 2%. Un costo del denaro più elevato, però, aumenta anche la pressione sui rendimenti dei titoli pubblici e può rendere più oneroso il finanziamento del debito.

Anche la Francia è sotto pressione

L’Italia non è l’unico Paese europeo a vedere aumentare la tensione sui mercati obbligazionari.

Anche la Francia è sotto pressione. Lo spread rispetto ai Bund ha raggiunto 131 punti base, un livello che non si vedeva dal 2012.

Il rendimento dei titoli francesi sul mercato secondario è invece salito al 4,92%, tornando su livelli che non si registravano dal 2002, quando aveva superato il 5%.

Anche in questo caso, oltre al contesto internazionale, pesa la situazione dei conti pubblici. Secondo i dati dell’Insee, il debito francese ha raggiunto 3.595 miliardi di euro, pari al 119% del Pil.

E anche i Treasury Usa salgono

La pressione non riguarda soltanto l’Europa.

Anche i Treasury americani stanno registrando rendimenti elevati. Il decennale Usa è arrivato al 5,24%, mentre il trentennale si è spinto al 5,57%.

Il quadro che emerge è quindi più ampio di una semplice nuova fiammata dello spread italiano: rendimenti in aumento, inflazione energetica e livelli elevati di debito stanno mettendo sotto pressione i principali mercati obbligazionari occidentali.