Dal 2019 al 2025 il numero degli esercizi è crollato del 14,2%: una media di 11 chiusure al giorno. Il Centro Italia perde un bar su cinque, mentre a Roma sono oltre 2.800 le attività scomparse.
Un bar ogni due ore chiude i battenti
Il bar italiano rischia di diventare sempre più raro nelle strade delle nostre città. Secondo un’analisi di Confesercenti sui dati delle Camere di Commercio, tra il 2019 e il 2025 il numero delle imprese del settore è passato da 169.839 a 145.766.
Significa 24.073 attività in meno, pari a una contrazione del 14,2%. In media, sono spariti circa 11 bar al giorno.
E il fenomeno non riguarda soltanto i piccoli centri. Anche nei quartieri delle grandi città stanno scomparendo molte attività di prossimità, nonostante il bar continui a essere profondamente legato alle abitudini quotidiane degli italiani.
Costi più alti e incassi sotto pressione
Alla base delle chiusure, secondo Confesercenti, c’è innanzitutto l’aumento dei costi di gestione, dall’energia alle materie prime.
A questo si aggiunge la perdita di potere d’acquisto delle famiglie e il peso del costo del lavoro. I bar sono infatti attività ad alta intensità di manodopera, ma devono fare i conti con scontrini medi contenuti.
Nel frattempo sono cambiate anche le abitudini dei consumatori. Lo smart working ha ridotto parte dei flussi quotidiani nei centri urbani e i consumi si sono distribuiti diversamente nell’arco della giornata.
Il settore deve inoltre confrontarsi con la concorrenza della grande distribuzione e dei nuovi servizi di consegna. Il risultato è una compressione dei margini anche per quelle attività che continuano ad avere clienti.
Oltre 7 miliardi di euro persi dai territori
La chiusura dei bar non ha conseguenze soltanto sui singoli imprenditori.
Secondo la stima di Confesercenti, in sei anni la contrazione del settore ha prodotto un impoverimento dei territori superiore a 7,2 miliardi di euro, considerando l’effetto combinato su consumi, occupazione e gettito fiscale.
Il bar che abbassa la serranda, dunque, lascia un vuoto che va oltre la semplice attività commerciale.
Il Centro Italia perde un bar su cinque
La contrazione riguarda tutta Italia, ma con differenze molto marcate.
Il dato peggiore è quello del Centro, dove dal 2019 sono scomparsi 7.323 bar, pari al 20,8% del totale.
Seguono:
- Nord-est: -16,3%
- Nord-ovest: -16,1%
- Sud: -6,7%
- Isole: -6,5%
In termini assoluti è invece la Lombardia ad aver perso più attività: 4.957 bar in meno. Seguono Lazio (-4.405), Veneto (-2.806), Emilia-Romagna (-1.916) e Piemonte (-1.915).
Marche e Lazio sul podio delle perdite
Se si considera invece la percentuale di bar scomparsi rispetto alla consistenza del settore nelle singole regioni, il quadro cambia.
Il calo più forte è nelle Marche, con una riduzione del 25%, seguite dal Lazio (-23,9%), dalla Valle d’Aosta (-22,2%) e dal Veneto (-20,1%).
A Roma spariti oltre 2.800 bar
Il caso della Capitale è particolarmente significativo.
A Roma dal 2019 sono scomparsi 2.827 bar, con una diminuzione superiore al 30%. Un dato che, secondo Confesercenti, non è stato compensato neppure dai forti flussi turistici della città.
È uno dei segnali più evidenti di una trasformazione che riguarda il commercio italiano: la progressiva desertificazione commerciale di centri urbani e piccoli comuni.
Perdere un bar significa quindi perdere non soltanto un’impresa e posti di lavoro, ma anche un luogo di incontro e socialità, uno di quei presidi di quartiere che per decenni hanno fatto parte della vita quotidiana delle città italiane.
