Cybersecurity, Italia decima al mondo: ma sulle truffe dell’AI è ancora indietro

Il National Privacy Test 2026 di NordVPN promuove l’Italia per consapevolezza su sicurezza informatica e privacy, ma fotografa forti lacune sulle minacce più recenti. Solo il 43% riconosce una truffa generata dall’intelligenza artificiale e appena il 25% sa individuare un deepfake.

L’Italia sale sul podio della consapevolezza digitale? Non ancora. Ma fa un passo avanti significativo: il Paese è decimo al mondo per conoscenza di cybersecurity e privacy online, tre posizioni in più rispetto allo scorso anno.

Il dato emerge dal National Privacy Test 2026, l’indagine realizzata da NordVPN su 23.181 partecipanti in tutto il mondo, chiamati a rispondere a 24 domande sulle proprie abitudini digitali, sulla protezione della privacy e sulla capacità di riconoscere i rischi online.

Il risultato italiano racconta però una situazione a due velocità: buone competenze di base, ma grandi difficoltà quando entrano in gioco le minacce generate dall’intelligenza artificiale.

Password: gli italiani sanno difendersi

Sul terreno delle password, il risultato è particolarmente positivo.

Il 97% degli intervistati italiani ha dimostrato di sapere come impostare e gestire una password sicura.

Ma quando la sicurezza diventa più tecnica, le percentuali precipitano.

Il rapporto evidenzia infatti difficoltà diffuse nel riconoscere le modalità attraverso cui i dispositivi possono essere compromessi e nell’utilizzare tutti gli strumenti disponibili per proteggere i propri dati.

Il problema diventa ancora più evidente quando si passa alle nuove forme di frode digitale.

La grande falla: le truffe generate dall’AI

È proprio sull’intelligenza artificiale che emerge il divario più preoccupante.

Solo il 43% degli italiani sa riconoscere una truffa generata dall’AI, contro il 74% della media globale.

Una differenza di 31 punti percentuali che fotografa quanto rapidamente le nuove tecniche di manipolazione stiano evolvendo rispetto alla capacità degli utenti di riconoscerle.

Ancora più marcato è il divario sui deepfake.

Appena il 25% degli italiani riesce a identificare correttamente un contenuto manipolato attraverso questa tecnologia. A livello globale la percentuale arriva al 50%.

In altre parole, un italiano su quattro riesce a smascherare un deepfake, mentre nel campione globale ci riesce una persona su due.

Malware, un’altra lacuna

Anche la conoscenza dei malware mostra un risultato debole.

Soltanto il 32% degli italiani sa come i dispositivi possono essere infettati da un malware.

La media globale raggiunge invece il 54%.

È un altro elemento che evidenzia la distanza tra una buona conoscenza degli strumenti più familiari — come le password — e una preparazione più limitata sulle tecniche utilizzate dagli attaccanti per compromettere dispositivi e account.

Italia più vicina ad Argentina e Messico

Secondo i ricercatori, il profilo italiano presenta maggiori somiglianze con quello di Argentina e Messico, un risultato che, secondo il rapporto, conferma la distanza del nostro Paese dalla media continentale.

L’Italia sale comunque al decimo posto nella classifica mondiale, migliorando di tre posizioni rispetto all’edizione precedente.

In cima alla graduatoria per consapevolezza della privacy e protezione dei dati si trovano invece Singapore, Polonia, Germania e Finlandia.

La nuova frontiera delle truffe

Il dato più significativo del rapporto, però, riguarda forse proprio ciò che sta cambiando.

La sicurezza online non è più soltanto una questione di password, antivirus o autenticazione a due fattori. L’intelligenza artificiale sta rendendo le frodi più sofisticate, credibili e difficili da riconoscere.

Deepfake, voci clonate, immagini artificiali e messaggi costruiti automaticamente possono rendere sempre più difficile distinguere una comunicazione autentica da una truffa.

E i numeri del National Privacy Test suggeriscono che, almeno in Italia, la capacità di riconoscere queste minacce non sta ancora tenendo il passo con la loro evoluzione.

Il paradosso è quindi evidente: l’Italia migliora nella classifica generale della cybersecurity, ma proprio mentre l’AI cambia le regole del gioco, emergono alcune delle sue lacune più importanti.