L’azienda fondata da Dario Amodei ha scelto di non seguire la strategia di avvicinamento adottata da molte Big Tech nei confronti dell’amministrazione Trump. Una decisione che ha già avuto conseguenze concrete tra controlli alle esportazioni, tensioni con il Pentagono e rischi per il business.
Il rapporto tra la Casa Bianca di Donald Trump e le grandi aziende dell’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali fattori destinati a influenzare l’evoluzione del settore. Se OpenAI sembra aver consolidato un dialogo privilegiato con Washington, la situazione appare decisamente più complessa per Anthropic, la società guidata da Dario Amodei e considerata una delle principali rivali nello sviluppo dei modelli di IA avanzata.
Negli ultimi mesi l’azienda si è trovata al centro di una serie di scontri con l’amministrazione statunitense che, secondo molti osservatori, potrebbero incidere non solo sulla sua crescita ma anche sulla futura quotazione in Borsa.
Il caso GPT-5.6 e i nuovi controlli sull’intelligenza artificiale
Il contrasto è emerso chiaramente nelle ultime settimane. Da una parte OpenAI ha annunciato il rinvio della diffusione del nuovo modello GPT-5.6 su richiesta del governo americano. Dall’altra, Anthropic ha ottenuto soltanto dopo due settimane un allentamento delle restrizioni imposte dal Dipartimento del Commercio sui propri modelli di intelligenza artificiale.
I controlli riguardavano in particolare Mythos, il sistema più avanzato sviluppato dall’azienda, e Fable, la versione destinata a un utilizzo commerciale più ampio. Il blocco era stato deciso dopo la scoperta di una vulnerabilità che avrebbe consentito di aggirare alcune delle protezioni progettate per limitare le capacità del modello.
Sebbene le restrizioni su Mythos siano state successivamente alleggerite, Fable continua a essere sottoposto a limitazioni, con possibili ripercussioni economiche per la società.
Perché Trump ha preso di mira Anthropic
Le tensioni tra Anthropic e l’amministrazione Trump non nascono soltanto da questioni tecniche.
Negli ultimi mesi diversi esponenti dell’amministrazione hanno rivolto critiche molto dure contro l’azienda e il suo amministratore delegato Dario Amodei.
Lo stesso Donald Trump ha definito pubblicamente Anthropic un’organizzazione composta da “estremisti di sinistra”, accusandola di voler influenzare le politiche del Pentagono. Anche altri esponenti della Casa Bianca hanno utilizzato toni molto pesanti, sostenendo che l’azienda promuoverebbe una regolamentazione dell’intelligenza artificiale finalizzata a rafforzare la propria posizione sul mercato.
Secondo diversi analisti, però, alla base dello scontro c’è soprattutto una scelta politica ben precisa compiuta da Anthropic.
Anthropic ha rifiutato il modello seguito dalle altre Big Tech
Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, numerosi colossi tecnologici hanno avviato una strategia di riavvicinamento all’amministrazione.
Tra donazioni, nuovi incarichi affidati a personalità vicine ai Repubblicani e un’intensa attività di lobbying, aziende come Meta, Amazon e OpenAI hanno progressivamente costruito un rapporto più collaborativo con Washington.
Anthropic ha invece seguito una strada diversa.
L’azienda ha mantenuto una posizione indipendente, evitando donazioni politiche e continuando a sostenere la necessità di regole più stringenti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Una scelta coerente con la filosofia della società, ma che avrebbe contribuito ad alimentare le tensioni con l’amministrazione Trump.
Il no al contratto con il Pentagono
Uno degli episodi più significativi riguarda il rapporto con il Dipartimento della Difesa.
Anthropic avrebbe rifiutato di firmare un contratto che non prevedesse espliciti limiti all’impiego dei propri modelli di IA per sistemi d’arma autonomi o programmi di sorveglianza di massa sul territorio statunitense.
Una decisione che ha raccolto consensi tra numerosi ricercatori e parte della comunità scientifica, ma che avrebbe ulteriormente irrigidito i rapporti con il Pentagono.
Secondo alcune ricostruzioni, proprio dopo questo episodio il Dipartimento della Difesa avrebbe classificato Anthropic come un potenziale “rischio per la catena di approvvigionamento”, una definizione che avrebbe avuto importanti conseguenze operative.
Le ricadute economiche per Anthropic
Lo scontro con Washington arriva in una fase estremamente delicata per la società.
Anthropic è oggi una delle aziende più valutate del settore dell’intelligenza artificiale e starebbe preparando il proprio ingresso in Borsa.
Per questo motivo ogni restrizione governativa rappresenta un elemento di forte incertezza per gli investitori.
Il rischio non riguarda soltanto eventuali limitazioni commerciali.
La possibilità che il governo americano continui a esercitare pressioni sull’azienda potrebbe incidere anche sulla capacità di sviluppare nuovi modelli avanzati e di competere con OpenAI, Google DeepMind e gli altri protagonisti della corsa globale all’intelligenza artificiale.
Tecnica contro politica: la sfida di Dario Amodei
Molti osservatori ritengono che Anthropic abbia spesso avuto solide argomentazioni sul piano tecnico.
Nel caso del modello Fable, ad esempio, oltre cento esperti di cybersicurezza hanno sostenuto pubblicamente che la vulnerabilità individuata non rappresentasse un rischio tale da giustificare il blocco delle esportazioni.
Secondo la Casa Bianca, tuttavia, il problema non era soltanto tecnologico ma anche politico.
Un alto funzionario dell’amministrazione avrebbe sintetizzato così la posizione del governo: se un’azienda sostiene che la propria tecnologia possa avere conseguenze potenzialmente enormi per la sicurezza mondiale, non può poi pretendere che lo Stato resti completamente estraneo alle decisioni sul suo utilizzo.
Anthropic prova a ricucire i rapporti con Washington
Negli ultimi mesi la società ha iniziato a modificare almeno in parte il proprio approccio.
Sono stati rafforzati gli uffici dedicati ai rapporti istituzionali, sono stati assunti consulenti vicini ai Repubblicani e sono stati avviati nuovi contatti con la Casa Bianca.
Questa strategia sembra aver prodotto alcuni primi risultati, come dimostra l’allentamento delle restrizioni sul modello Mythos.
Resta però aperto il nodo principale: recuperare un rapporto stabile con un’amministrazione che continua a guardare con diffidenza l’azienda guidata da Dario Amodei.
La sfida tra politica e intelligenza artificiale
La vicenda Anthropic rappresenta uno dei primi grandi casi in cui lo sviluppo dell’intelligenza artificiale si intreccia direttamente con gli equilibri politici di Washington.
La competizione tra i laboratori di IA non si gioca più soltanto sulla qualità dei modelli o sulla capacità di innovare, ma anche sulla gestione dei rapporti con le istituzioni.
Per Anthropic la sfida appare oggi duplice: continuare a difendere i propri principi sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale senza compromettere la possibilità di competere in un mercato sempre più influenzato dalle decisioni della politica.
