A soli tre giorni dal debutto a Wall Street, SpaceX ha già raggiunto un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: la società guidata da Elon Musk ha superato per capitalizzazione di mercato Amazon e, per alcune ore nella seduta di martedì, ha persino scavalcato Microsoft, diventando una delle aziende di maggior valore al mondo.
Il risultato appare ancora più sorprendente se confrontato con i fondamentali delle due società. Nel 2025 SpaceX ha registrato ricavi per 18,7 miliardi di dollari e una perdita netta di 4,9 miliardi, mentre Amazon ha chiuso l’esercizio con un fatturato di 717 miliardi e utili per 77,7 miliardi di dollari, una cifra superiore all’intero giro d’affari della società spaziale.
L’impennata del titolo ha avuto effetti immediati anche sul patrimonio personale di Elon Musk, salito a circa 1.270 miliardi di dollari. Una ricchezza che supera di oltre tre volte quella del secondo uomo più ricco del pianeta, il cofondatore di Google Larry Page, accreditato di circa 314 miliardi. Nella sola giornata di martedì, l’incremento della fortuna personale di Musk è stato stimato in 165 miliardi di dollari.
L’effetto Cursor e la corsa del titolo
A sostenere ulteriormente il rally è stata l’annunciata acquisizione di Cursor, il celebre editor di codice basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da Anysphere. L’operazione, valutata circa 60 miliardi di dollari, rappresenta una delle più importanti mosse strategiche di SpaceX nel settore dell’AI.
Secondo Eric Berger, senior space editor di Ars Technica e tra i maggiori esperti dell’azienda, la cifra spesa per Cursor supera quanto SpaceX abbia investito complessivamente nello sviluppo dei propri razzi nel corso della sua storia.
Chi ha partecipato all’IPO acquistando le azioni al prezzo di collocamento di 135 dollari ha ottenuto in appena tre giorni un rendimento superiore a quello realizzato da molti investitori durante l’intero ciclo rialzista dell’intelligenza artificiale degli ultimi anni.
Chi sta comprando le azioni
Dietro il boom del titolo c’è soprattutto la domanda degli investitori retail. Secondo i dati di Vanda Research, nei primi due giorni di negoziazione gli investitori individuali hanno acquistato azioni SpaceX per circa 225 milioni di dollari netti, pari a circa il 75% di tutti gli acquisti netti registrati sul mercato azionario statunitense nello stesso periodo.
La particolarità è che solo una quota limitata del capitale, circa il 4%, è effettivamente disponibile per la negoziazione. Il resto è soggetto a vincoli di lock-up. A questa scarsità di titoli si aggiunge la necessità per i fondi indicizzati di acquistare tra 22 e 27 miliardi di dollari di azioni per adeguarsi al nuovo peso di SpaceX negli indici di riferimento.
Il risultato è uno squilibrio tra domanda e offerta che contribuisce ad alimentare la corsa dei prezzi.
Il ruolo delle opzioni
Un ulteriore fattore di pressione rialzista arriva dal mercato delle opzioni. Nella prima ora di contrattazioni dei derivati sul titolo sono stati scambiati circa 600.000 contratti.
Molti operatori stanno puntando su ulteriori rialzi acquistando opzioni call con strike a 250 dollari. Questo costringe i market maker a comprare azioni per coprire il rischio delle opzioni vendute, generando un meccanismo che può accentuare ulteriormente la salita del titolo.
Per diversi osservatori, la dinamica ricorda da vicino quella che nel 2021 portò all’esplosione di GameStop. Anche il noto commentatore finanziario Jim Cramer ha definito SpaceX un possibile “meme stock”, pur dichiarandosi favorevole alle prospettive di lungo periodo dell’azienda.
Un conglomerato che va oltre i razzi
Oggi SpaceX non è più soltanto un’azienda aerospaziale. Negli ultimi mesi Musk ha progressivamente integrato nel gruppo diverse attività strategiche.
Dopo aver incorporato xAI e aver completato l’integrazione del social network X all’interno dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, l’acquisizione di Cursor aggiunge un altro tassello al progetto di costruire una piattaforma tecnologica integrata che comprende:
- attività spaziali e lanci commerciali;
- la rete satellitare Starlink;
- modelli di intelligenza artificiale avanzati;
- il social network X;
- strumenti di sviluppo software basati sull’AI.
Secondo Musk, il gruppo potrebbe arrivare a generare circa 1.000 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030.
Tra entusiasmo e dubbi
Non tutti, però, condividono l’ottimismo del mercato. Se gli investitori rialzisti vedono in SpaceX il simbolo della nuova rivoluzione industriale guidata dall’intelligenza artificiale, diversi analisti sottolineano che i conti dell’azienda restano fortemente in perdita.
La società di ricerca finanziaria CFRA ha avviato la copertura del titolo con una raccomandazione “Sell” e un prezzo obiettivo di 115 dollari, circa il 29% sotto i livelli raggiunti dopo il debutto.
Anche alcuni sostenitori storici di Musk invitano alla prudenza. Steve Westly, ex membro del consiglio di amministrazione di Tesla, ha osservato che gli investitori potrebbero perdere rapidamente fiducia se nei prossimi trimestri SpaceX non riuscisse a dimostrare con i risultati la sostenibilità delle ambiziose previsioni contenute nel prospetto di quotazione.
La domanda che domina Wall Street resta quindi aperta: il mercato sta premiando una futura potenza tecnologica capace di ridefinire più settori contemporaneamente oppure sta alimentando una valutazione che corre molto più velocemente dei fondamentali? I prossimi trimestri saranno decisivi per capire se la traiettoria di SpaceX continuerà verso nuovi record o se dovrà fare i conti con la gravità dei numeri.
