Giovani introvabili per le imprese italiane: in cinque anni la difficoltà di assunzione sale al 48%

Le imprese italiane cercano giovani lavoratori, ma sempre più spesso non riescono a trovarli. È il paradosso che emerge dai dati del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e rilanciati dal Sole 24 Ore. In cinque anni la difficoltà di reperimento dei profili under 30 è cresciuta in modo significativo, passando dal 33,4% del 2021 al 48% del 2025.

Un fenomeno che riflette una serie di criticità strutturali del mercato del lavoro italiano: dalla denatalità all’invecchiamento della popolazione, fino all’emigrazione giovanile e al persistente disallineamento tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato.

Non è solo un problema demografico

L’analisi di Excelsior prende in esame l’evoluzione del mercato del lavoro nel quinquennio successivo alla pandemia, mettendo in luce un progressivo peggioramento delle difficoltà di assunzione da parte delle imprese.

La spiegazione più immediata è quella demografica. Le nuove generazioni che entrano oggi nel mondo del lavoro sono numericamente molto più ridotte rispetto a quelle che stanno uscendo per raggiunti limiti di età. Questo determina una contrazione costante della forza lavoro disponibile.

Tuttavia, la questione non può essere spiegata esclusivamente con il calo delle nascite. Secondo il Report semestrale di Unioncamere dedicato al mismatch tra domanda e offerta di lavoro, la difficoltà di reperimento complessiva ha ormai raggiunto il 46,1% delle assunzioni programmate dalle imprese italiane.

In molti casi, infatti, il problema non riguarda soltanto il numero dei giovani disponibili, ma anche la carenza di candidati in possesso delle competenze richieste dalle aziende.

Mancano candidati prima ancora che competenze

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda le cause della difficoltà di reperimento. Sempre più spesso le imprese segnalano l’assenza di candidati disponibili come principale ostacolo alle assunzioni, superando persino il tema della preparazione professionale insufficiente.

Si tratta di un segnale importante, perché indica come il problema stia assumendo una dimensione strutturale legata alla riduzione della popolazione in età lavorativa. In altre parole, non si tratta soltanto di formare meglio i giovani, ma anche di fare i conti con una platea potenziale sempre più ridotta.

I profili under 30 più difficili da trovare

Le maggiori criticità si registrano nelle professioni ad alta specializzazione, dove il tasso di difficoltà di reperimento supera spesso il 50%.

Le aziende sono alla ricerca di competenze avanzate nei settori STEM, dell’innovazione digitale, dell’automazione industriale, della cybersecurity, dell’analisi dei dati e della transizione energetica. Tuttavia, il numero di candidati disponibili continua a essere insufficiente rispetto alla domanda.

Tra i profili under 30 più difficili da reperire figurano:

  • matematici;
  • statistici;
  • data analyst e analisti dei dati;
  • progettisti software;
  • amministratori di sistemi informatici.

Accanto alle professioni tecnologiche emergono però anche difficoltà significative in comparti più tradizionali. Le imprese segnalano infatti carenze di:

  • meccanici artigianali;
  • manutentori di autoveicoli;
  • agenti immobiliari;
  • disegnatori industriali;
  • stampatori offset.

Sorprende inoltre la presenza tra le figure più richieste di animatori turistici, acconciatori, estetisti e truccatori, a dimostrazione di come il mismatch occupazionale interessi ormai una parte molto ampia del mercato del lavoro italiano e non soltanto i settori ad alta tecnologia.

Salari e opportunità spingono i giovani all’estero

Per le imprese, la capacità di attrarre e trattenere giovani lavoratori rappresenta un fattore sempre più decisivo per la competitività. Formazione specialistica, esperienza professionale e competenze tecniche restano elementi fondamentali, ma non sono gli unici aspetti in gioco.

A richiamare l’attenzione sul tema è stato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che ha sottolineato il legame tra presenza di giovani in azienda e migliori performance economiche.

Secondo Prete, non è possibile ignorare il tema delle retribuzioni e delle prospettive di carriera. I giovani under 30 appartengono a una generazione abituata a muoversi in un mercato del lavoro europeo sempre più integrato e confrontano opportunità e salari oltre i confini nazionali.

La possibilità di ottenere stipendi sensibilmente più elevati e percorsi professionali più rapidi in Paesi come la Germania continua infatti ad alimentare il fenomeno dell’emigrazione giovanile qualificata, contribuendo ad aggravare le difficoltà di reperimento che molte imprese italiane denunciano ormai da anni.