Meta taglia il 10% della forza lavoro
Mark Zuckerberg cambia tono sui licenziamenti e accelera la trasformazione di Meta verso l’intelligenza artificiale. L’azienda ha annunciato il licenziamento di circa 8mila dipendenti, pari a quasi il 10% della forza lavoro, nell’ambito di una nuova riorganizzazione interna focalizzata sull’AI.
Nella comunicazione inviata ai dipendenti, Zuckerberg ha sottolineato che “il successo non è scontato” nella competizione globale sull’intelligenza artificiale e ha definito l’AI “la tecnologia più importante della nostra epoca”.
Parallelamente ai licenziamenti, circa 7mila dipendenti sarebbero stati ricollocati in ruoli direttamente collegati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Dopo i tagli, Meta dovrebbe mantenere una forza lavoro complessiva di circa 71mila persone.
Investimenti miliardari sull’intelligenza artificiale
La ristrutturazione arriva mentre Meta aumenta in modo massiccio gli investimenti nelle infrastrutture AI. Nei risultati trimestrali pubblicati a fine aprile, il gruppo ha annunciato spese in conto capitale comprese tra 125 e 145 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 72 miliardi investiti nel 2025.
Secondo Zuckerberg, l’obiettivo è costruire una “superintelligenza personale” capace di aiutare gli utenti nella vita quotidiana, nella creatività, nelle relazioni e nel lavoro.
La strategia punta a rafforzare la posizione di Meta nella competizione con OpenAI, Google, Anthropic e Microsoft, tutte impegnate in una corsa miliardaria allo sviluppo dell’AI generativa.
I conti restano solidi nonostante i tagli
Nonostante la riduzione del personale, Meta continua a registrare risultati finanziari molto forti. Nel primo trimestre del 2026 l’azienda ha riportato ricavi per 56,3 miliardi di dollari, in crescita del 33% rispetto all’anno precedente, il maggiore aumento trimestrale degli ultimi cinque anni.
Anche l’utile netto ha superato le attese degli analisti, raggiungendo i 26,7 miliardi di dollari.
Secondo Reuters, i licenziamenti erano attesi da mesi e servono anche a compensare i costi sempre più elevati legati alla costruzione delle infrastrutture AI.
Cresce il malcontento interno
La nuova ondata di tagli ha però alimentato forti critiche tra alcuni dipendenti ed ex dipendenti dell’azienda, che descrivono una cultura aziendale sempre più competitiva e aggressiva.
Jeremy Bernier, ex ingegnere software senior di Meta, ha scritto su X che lavorare in un ambiente dove “ogni sei mesi qualcuno viene licenziato” rende inevitabilmente il clima tossico.
Dal 2022 Meta ha eliminato oltre 30mila posti di lavoro. Quell’anno Zuckerberg aveva adottato un tono molto diverso, assumendosi pubblicamente la responsabilità degli errori strategici che avevano portato ai primi licenziamenti di massa.
Nel 2023 il fondatore di Facebook aveva poi inaugurato il cosiddetto “anno dell’efficienza”, avviando una nuova fase di riduzione dei costi e razionalizzazione interna.
Un trend che coinvolge tutta la Silicon Valley
Meta non è l’unica Big Tech a tagliare personale mentre aumenta gli investimenti sull’intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi anche Cisco, Snap e Cloudflare hanno annunciato licenziamenti collegati alla trasformazione del business legata all’AI.
Per Zuckerberg, però, la direzione è ormai inevitabile. “Stiamo trasformando la nostra azienda per garantire che resti il posto migliore dove le persone di talento possano avere il massimo impatto”, ha scritto il Ceo nella nota interna.
