Le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran si stanno rapidamente riducendo. Dopo giorni di trattative e segnali contraddittori, la risposta di Teheran alla proposta americana di cessate il fuoco ha raffreddato le aspettative dei mercati e riacceso il timore di una lunga crisi energetica globale, mentre Washington torna a valutare un intervento militare per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Le tensioni si sono riflesse immediatamente sui mercati finanziari. I future sul Dow Jones Industrial Average hanno perso lo 0,40%, mentre quelli sull’S&P 500 hanno ceduto lo 0,33%. In calo anche il Nasdaq Composite, arretrato dello 0,28%.
Sul fronte energetico, il petrolio continua a salire: il greggio statunitense ha guadagnato il 2,7% arrivando a 97,97 dollari al barile, mentre il Brent Crude ha superato i 104 dollari. In rialzo anche il dollaro, mentre l’oro ha registrato una flessione dello 0,76%. Stabile invece il rendimento del Treasury americano decennale al 4,36%.
Teheran rilancia: “La tregua deve includere tutto il Medio Oriente”
Domenica l’Iran ha risposto alla proposta americana sostenendo che eventuali colloqui dovrebbero riguardare “la fine permanente della guerra su tutti i fronti”, includendo anche il Libano.
Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, Teheran avrebbe inoltre proposto una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale imposto dagli Stati Uniti.
L’ipotesi sul tavolo prevederebbe una finestra negoziale di 30 giorni dedicata al dossier nucleare. Ma proprio sul programma atomico restano le distanze maggiori.
Iran respinge le richieste Usa sul nucleare
Sempre secondo il Wall Street Journal, la leadership iraniana avrebbe rifiutato le richieste americane di smantellare gli impianti nucleari e sospendere l’arricchimento dell’uranio per vent’anni. Teheran avrebbe anche chiesto lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero.
Donald Trump ha definito la risposta iraniana “totalmente inaccettabile”, senza però entrare nel dettaglio delle proposte contestate.
Nei giorni precedenti il presidente americano aveva accusato Teheran di “prendere in giro” Washington da quasi mezzo secolo, aggiungendo: “Non rideranno più”.
Secondo diversi analisti internazionali, la posizione iraniana sarebbe cambiata molto poco rispetto alle settimane precedenti, segnale che la Repubblica islamica ritiene di trovarsi in una posizione di forza e non intende fare concessioni sostanziali.
Intanto cresce la preoccupazione per le conseguenze economiche della crisi. Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso ancora a lungo, le riserve petrolifere globali potrebbero ridursi rapidamente, alimentando una nuova impennata dei prezzi dell’energia.
“Project Freedom”, il piano Usa sospeso per favorire i negoziati
La scorsa settimana Trump aveva tentato di sbloccare la situazione annunciando Project Freedom, un’operazione militare pensata per scortare le navi commerciali fuori dal Golfo Persico.
Alcune imbarcazioni erano riuscite ad attraversare lo Stretto mentre i cacciatorpediniere americani respingevano attacchi iraniani. Ma meno di 48 ore dopo, la Casa Bianca ha sospeso il piano.
Domenica il segretario all’Energia Chris Wright ha spiegato a CBS News che gli Stati Uniti hanno fermato l’operazione “su richiesta dell’Iran”.
“Se dovessimo riaprire militarmente lo Stretto – e sarebbe un’operazione complessa, non qualcosa che si risolve in uno o due giorni – loro ci hanno detto: ‘Aspettate, facciamo un accordo’”, ha dichiarato Wright.
Il segretario ha però avvertito che la sospensione di Project Freedom potrebbe essere temporanea. Se nei prossimi giorni non emergerà “un percorso credibile verso una soluzione negoziata”, Washington potrebbe tornare all’opzione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Uno scenario che rischia di trasformare la crisi energetica in una nuova escalation militare nel Golfo.
