Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha resistito appena un mese. Poi, nello scenario più delicato del Medio Oriente, sono tornati missili, droni e raid militari. Anche se formalmente la tregua resta in piedi, la notte nello Stretto di Hormuz ha segnato una nuova escalation tra Washington e Teheran.
Secondo il Pentagono, tre cacciatorpediniere americani – USS Truxtun, USS Rafael Peralta e USS Mason – sarebbero stati attaccati durante il transito nello Stretto con missili, droni e piccole imbarcazioni iraniane. La risposta del United States Central Command non si è fatta attendere: colpite postazioni di lancio, centri di comando e sistemi di sorveglianza lungo la costa iraniana.
Washington sostiene che nessuna nave statunitense sia stata colpita. Di segno opposto la versione di Teheran, che parla invece di “danni significativi” inflitti alle forze americane.
Due narrazioni opposte sulla violazione della tregua
Le ricostruzioni delle due capitali divergono quasi su tutto. Per l’Iran, sarebbero stati gli Stati Uniti a rompere per primi il cessate il fuoco, prendendo di mira una petroliera e un’altra nave civile dirette verso lo Stretto e conducendo raid nelle aree di Bandar Khamir, Sirik e sull’Qeshm.
Per il Centcom, invece, l’operazione americana rientra nella legittima difesa ed è stata una rappresaglia contro attacchi definiti “non provocati” alle unità navali Usa.
Trump minimizza gli scontri: “Solo un buffetto”
Mentre nel Golfo Persico si combatteva, Donald Trump parlava ai giornalisti dalla Reflecting Pool di Washington. Il presidente americano ha scelto ancora una volta la linea della minimizzazione: “Oggi ci hanno preso in giro. Li abbiamo spazzati via”, ha detto, definendo l’episodio “un gioco da ragazzi”.
In un’intervista ad ABC News, Trump ha descritto gli scontri della notte come “un buffetto”, “una carezza energica”, insistendo però sul fatto che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora valido.
Anche dopo una notte di combattimenti nello snodo energetico più strategico del pianeta, la Casa Bianca continua dunque a usare la parola “tregua”. Trump ha elogiato sui social gli equipaggi delle navi americane e ha avvertito che, senza un’intesa diplomatica, Washington potrebbe reagire “in modo molto più violento”.
Poi, quasi lasciando aperto uno spiraglio negoziale, ha aggiunto: “Un accordo potrebbe anche non concretizzarsi, ma potrebbe arrivare da un giorno all’altro”.
L’ipotesi di un accordo resta lontana
Poche ore prima degli scontri, fonti governative del Pakistan avevano sostenuto che un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran potesse essere raggiunto già nel fine settimana. Una previsione che Islamabad ripete da settimane, senza che finora si siano registrati passi concreti.
Intanto, però, nel Golfo si continua a sparare. E il fragile equilibrio costruito dopo il cessate il fuoco appare sempre più appeso alle dichiarazioni di Trump che ai fatti sul terreno.
