Giorgetti alla Camera: “Debito vincolo alla libertà del Paese. Spesa senza controllo? Rischio sostenibilità”

ROMA — “Un Paese indebitato non è totalmente libero”. È un richiamo netto alla responsabilità dei conti pubblici quello lanciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo alla Camera al termine della discussione sul Documento pubblico di finanza.

Il titolare del Tesoro ha messo in guardia da ipotesi di espansione della spesa non sostenuta: “Se qualcuno pensa di poter spendere senza considerare questo vincolo, la sostenibilità del debito diventerà un problema serio per chi dovrà garantirla”. Un passaggio che sottolinea la linea di prudenza del governo, in un contesto internazionale segnato da forti turbolenze.

Crescita fragile tra shock globali

Giorgetti ha ricordato come l’economia italiana abbia attraversato una fase complessa, tra lo shock energetico legato alla guerra in Ucraina e le tensioni commerciali globali, fino alle nuove incertezze derivanti dal conflitto in Medio Oriente. Nonostante questo, ha osservato, il Paese è arrivato a inizio 2026 “in una situazione non disastrosa”, con una crescita tornata positiva: +0,2% l’ultimo dato disponibile.

Uno scenario, tuttavia, ancora incerto. “Non possiamo ignorare ciò che è accaduto e ciò che sta accadendo — ha spiegato —. Dobbiamo formulare previsioni realistiche, con serietà e prudenza”.

Il nodo europeo: la “escape clause”

Nel suo intervento, il ministro ha poi affrontato il tema delle regole europee. In particolare, ha criticato l’ipotesi di applicare una clausola di flessibilità — la cosiddetta “escape clause” — limitata alle spese per la difesa.

“È difficile sostenere politicamente che si possano escludere dal Patto di stabilità le spese militari e non quelle per sostenere famiglie e imprese sul fronte energetico”, ha detto Giorgetti, evidenziando una “incongruenza logica” che l’Italia continuerà a contestare in sede europea.

Fisco e lavoro: “Ridotta la pressione”

Sul fronte interno, il ministro ha rivendicato i risultati della politica fiscale. “Abbiamo ridotto la tassazione sul lavoro”, ha affermato, sottolineando il calo delle entrate da IRPEF. Parallelamente, ha evidenziato l’aumento delle entrate derivanti dalla lotta all’evasione e da misure straordinarie.

“Incredibilmente — ha osservato — sono cresciuti gli incassi dalla compliance fiscale, così come quelli legati agli extraprofitti di banche ed energetiche e alla tassazione delle rendite finanziarie”. Un insieme di fattori che, secondo il ministro, ha contribuito in modo significativo alla tenuta dei conti pubblici.

Un quadro complesso, dunque, in cui la priorità resta l’equilibrio tra crescita e rigore, mentre l’Italia si muove tra vincoli interni e pressioni esterne.