PAVIA — Nessun complotto, nessun sicario, né piste legate a presunti scandali o traffici illeciti. La nuova ricostruzione della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco archivia le ipotesi più controverse emerse negli ultimi anni e riporta il caso su un piano investigativo più lineare. Al centro, oggi, c’è un unico nome: Andrea Sempio.
Secondo l’impostazione dei magistrati, l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007, sarebbe maturato all’interno di una dinamica personale: un approccio sessuale respinto dalla giovane avrebbe scatenato la reazione violenta dell’allora 19enne, amico del fratello della vittima. Una tesi che, se confermata, riscriverebbe radicalmente la vicenda giudiziaria, sollevando da responsabilità Alberto Stasi, in carcere dal 2015.
Il movente e il nuovo capo d’imputazione
Il presunto movente emerge dalle indiscrezioni legate all’atto con cui Sempio è stato convocato per un interrogatorio fissato il 6 maggio. I pubblici ministeri della Procura pavese, insieme ai carabinieri del nucleo investigativo di Milano, avrebbero individuato nell’episodio di rifiuto la causa scatenante dell’aggressione.
L’aggressione: “Almeno dodici colpi”
Gli inquirenti descrivono un’azione particolarmente violenta: almeno dodici colpi inferti al cranio con oggetti contundenti. L’aggressione, secondo la ricostruzione, si sarebbe sviluppata in tre fasi, culminate sulle scale che conducono alla cantina della villetta, dove il corpo della giovane fu ritrovato.
In una prima fase ci sarebbe stata una colluttazione, seguita da una serie di colpi che avrebbero fatto cadere la vittima. Successivamente, mentre tentava di reagire, la giovane sarebbe stata nuovamente colpita fino a perdere i sensi. Infine, il corpo sarebbe stato spinto lungo le scale e raggiunto da ulteriori colpi, ritenuti fatali.
Le aggravanti: crudeltà e motivi abbietti
La Procura contesta a Sempio le aggravanti della crudeltà e dei motivi abbietti. La prima è legata all’efferatezza dell’azione e al numero delle lesioni; la seconda al movente, ricondotto — secondo l’accusa — all’odio scaturito dal rifiuto subito. In caso di condanna, le aggravanti potrebbero portare alla pena dell’ergastolo.
Il nodo del movente: la differenza con la condanna Stasi
Nella sentenza definitiva del 2015, che ha condannato Stasi, la Corte di Cassazione aveva ritenuto non individuabile un movente certo. La nuova inchiesta, invece, prova per la prima volta a delineare una causa precisa dell’omicidio.
L’interrogatorio del 6 maggio
Sempio è atteso il 6 maggio negli uffici della Procura, davanti al procuratore aggiunto Stefano Civardi. Un passaggio chiave, dopo che un precedente interrogatorio era saltato per un vizio formale nella notifica.
La difesa: “Movente sessuale assurdo”
La linea difensiva respinge con decisione la nuova ipotesi accusatoria. L’avvocata Angela Taccia, che assiste Sempio insieme al collega Liborio Cataliotti, parla di una ricostruzione priva di fondamento: “Non aveva rapporti con la vittima, neppure in senso sociale. Non si comprende su quali basi venga ipotizzato un movente sessuale”.
La difesa sottolinea inoltre che Sempio frequentava raramente la casa e che spesso, quando vi si recava, Chiara Poggi non era presente. Quanto all’interrogatorio, la strategia resta aperta: l’indagato è disponibile a rispondere, ma ogni decisione sarà presa solo dopo aver esaminato gli atti.
Un nuovo capitolo, dunque, si apre per uno dei casi più discussi della cronaca nera italiana, destinato ancora una volta a far discutere opinione pubblica e tribunali.
