Il Consiglio dei ministri approva un pacchetto da 934 milioni di euro. Esoneri contributivi al 100% per donne e under 35, obbligo di SPID per i rider contro il caporalato digitale, e un meccanismo anti-ritardo sui rinnovi contrattuali al posto del salario minimo.
Il governo ha approvato il Decreto Lavoro 2026, un pacchetto da 934 milioni di euro che interviene su assunzioni, retribuzioni, gig economy e welfare familiare. Non un intervento di sistema — il salario minimo per legge resta fuori — ma una serie di misure mirate che puntano a incentivare l’occupazione stabile delle categorie più fragili del mercato del lavoro e a chiudere alcune delle scappatoie più utilizzate per eludere le tutele.
Bonus assunzioni: esoneri fino a 800 euro al mese
Il cuore del decreto è la decontribuzione per le nuove assunzioni, articolata in tre misure distinte.
Per le donne svantaggiate, scatta un esonero contributivo del 100% per 24 mesi, con un tetto di 650 euro mensili che sale a 800 euro nelle regioni del Sud. Per gli under 35, sgravio totale dei contributi per due anni sia sulle nuove assunzioni sia sulle stabilizzazioni di contratti a termine effettuate nella seconda metà del 2026. Per gli over 35 disoccupati di lungo corso al Sud, un incentivo specifico rivolto alle piccole imprese — fino a 10 dipendenti — della ZES Unica.
Niente salario minimo, ma i contratti scaduti si adeguano all’inflazione
Sul fronte retributivo, il governo conferma la propria linea: nessun salario minimo legale, ma un rafforzamento dei contratti collettivi nazionali. La novità più attesa è il meccanismo anti-ritardo: se un CCNL non viene rinnovato entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni dei lavoratori scatteranno automaticamente verso l’alto di un importo pari al 30% della variazione dell’inflazione misurata dall’indice IPCA.
Una misura che non risolve il problema della contrattazione bloccata — in alcuni settori i contratti scaduti si contano a decine — ma introduce per la prima volta un automatismo di tutela che impedisce ai ritardi negoziali di erodere il potere d’acquisto dei lavoratori.
Rider: SPID obbligatorio contro il caporalato digitale
Il decreto affronta con strumenti concreti uno dei fenomeni più discussi della gig economy italiana: il noleggio dei profili sulle piattaforme di delivery, che permetteva a soggetti terzi di “prestare” o vendere il proprio account ad altri lavoratori, spesso in condizioni di sfruttamento. Da oggi, l’accesso agli account delle piattaforme sarà possibile solo tramite SPID o CIE — identità digitale certificata — rendendo impossibile la dissociazione tra identità e account.
In parallelo, le aziende saranno obbligate a garantire la trasparenza degli algoritmi: ogni lavoratore avrà il diritto di conoscere i parametri che determinano il proprio rating e i propri compensi. Una norma che recepisce anni di battaglie sindacali e sentenze giudiziarie in materia.
TFR, previdenza complementare e welfare familiare
Il decreto contiene anche due misure complementari. Sul fronte pensionistico, viene introdotta la possibilità per i dipendenti di destinare alla previdenza complementare le quote di TFR maturate tra gennaio e giugno 2026 — un incentivo a rafforzare il secondo pilastro previdenziale in un momento in cui le proiezioni sul sistema pubblico restano sotto pressione.
Sul fronte familiare, le aziende che investiranno in welfare familiare e otterranno la certificazione per la conciliazione vita-lavoro potranno accedere a uno sgravio contributivo fino a 50.000 euro annui — un incentivo che punta a trasformare le politiche di supporto alla genitorialità da onere a vantaggio competitivo per le imprese.
