La Fenice scarica Venezi: rottura totale dopo le polemiche — “Dichiarazioni gravi e offensive”

Clamoroso a Venezia: la Fondazione Teatro La Fenice rompe definitivamente con il maestro Beatrice Venezi. Stop a tutte le collaborazioni future. Fine dei rapporti.

La decisione, annunciata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, arriva dopo settimane di tensioni e accuse pesanti. Nel mirino, le “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” della direttrice d’orchestra, giudicate “offensive e lesive” per il teatro e per i professori dell’orchestra.

Una rottura netta, senza spiragli: parole e posizioni considerate “incompatibili” con i principi dell’istituzione veneziana.


Il Ministero: “Fiducia totale nella decisione”

Il caso finisce subito sul tavolo politico. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli prende le distanze dalle polemiche e sostiene la scelta del teatro.

“Iniziativa autonoma e indipendente”, fa sapere il ministero, che conferma “piena fiducia” a Colabianchi. L’obiettivo dichiarato: spegnere tensioni e “strumentalizzazioni” nell’interesse della città e dell’istituzione.


Attacco M5S: “Venezia è la Waterloo del governo”

Ma la politica si infiamma. Il deputato M5S Gaetano Amato va all’attacco con parole durissime.

“Venezia è la Waterloo del governo Meloni”, afferma, accusando l’esecutivo di aver gestito male la vicenda culturale.

Nel mirino finisce lo stesso Colabianchi, definito un “burocrate” che prima avrebbe difeso Venezi per poi scaricarla “quando il vento è cambiato”.

Nel suo intervento, Amato contrappone la figura del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, elogiandone “coerenza e responsabilità”.


I sindacati: “Scelta inevitabile, ora si riparte”

Dal fronte sindacale arriva invece un via libera netto. Mauro Vianello, della Fistel-Cisl Veneto, parla di decisione “necessaria” dopo i “gravi danni” all’immagine del teatro e al clima interno.

“Era l’unica strada possibile”, sottolinea, indicando nella rottura un punto di ripartenza per lavoratori, pubblico e città.

Ora la richiesta è chiara: più investimenti e meno interferenze politiche per rilanciare il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche.


Caso chiuso? Tutt’altro

La fine del rapporto tra La Fenice e Venezi chiude un capitolo esplosivo — ma lascia aperte ferite profonde tra cultura, politica e gestione delle istituzioni artistiche.

E a Venezia, il sipario è tutt’altro che calato.