Meloni ad Algeri: gas, migranti e sicurezza al centro del vertice con Tebboune

Con lo Stretto di Hormuz bloccato e i mercati energetici in subbuglio, la premier italiana rafforza il partenariato strategico con il principale fornitore di gas del Paese. Sul tavolo anche shale gas, esplorazione offshore e la rotta migratoria del Mediterraneo.


La crisi energetica innescata dal blocco dello Stretto di Hormuz ha accelerato una partita diplomatica che Roma giocava già da tempo. Giorgia Meloni è ad Algeri per il suo secondo vertice ufficiale con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune dall’insediamento del governo — dopo quello del gennaio 2023 — e la visita ha un peso specifico diverso rispetto a qualunque incontro precedente. L’Algeria non è più soltanto un partner: è diventata, in questo scenario di instabilità crescente, un’ancora.


Il gas al centro di tutto

L’Algeria è il principale fornitore di gas naturale dell’Italia e il primo partner commerciale italiano nel continente africano. Nel 2025, l’interscambio bilaterale ha raggiunto i 12,9 miliardi di euro. Numeri che, con le rotte del Golfo in discussione, pesano ancora di più.

Al vertice, le forniture energetiche hanno occupato la parte centrale del confronto. Meloni ha annunciato il rafforzamento di una collaborazione “già solidissima”, con l’apertura verso nuovi fronti esplorativi: shale gas e prospezioni offshore. “Questo consentirà, in prospettiva, di rafforzare il flusso di fornitura di gas dall’Algeria all’Italia”, ha dichiarato la premier.

Tebboune ha risposto con un impegno esplicito: l’Algeria si conferma “partner strategico affidabile dell’Italia e dell’Europa”, pronto a rispettare i propri impegni sulle forniture. Il presidente algerino ha poi allargato l’orizzonte, citando idrogeno verde, energie rinnovabili, tecnologie e sicurezza alimentare come ambiti su cui approfondire la cooperazione.


Migranti: “Un modello per la regione”

Il secondo grande dossier del vertice è quello migratorio. Meloni ha definito la cooperazione Roma-Algeri sulla gestione dei flussi un “modello per la regione”, rivendicando i risultati ottenuti nella riduzione degli sbarchi irregolari e delle tragedie in mare. “Lo dobbiamo anche alla forte cooperazione con l’Algeria”, ha detto la premier, ringraziando esplicitamente Tebboune e il suo governo per il lavoro svolto sul contrasto alle reti di trafficanti di esseri umani.


Sahel, jihadismo e stabilità regionale

Il terzo asse del vertice riguarda la sicurezza nel Sahel — la fascia subsahariana che attraversa Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e oltre — dove il jihadismo e il terrorismo alimentano un’instabilità che si ripercuote direttamente sul Mediterraneo e sull’Europa.

“Il ruolo dell’Algeria in quest’area è storicamente fondamentale”, ha riconosciuto Meloni, sottolineando l’impegno italiano nella regione, sia militare che diplomatico. Una cooperazione che, ha precisato, “non può prescindere dalla collaborazione con partner come l’Algeria”.


“Un’amicizia antica”

A fare da cornice al vertice, le parole della premier sul rapporto bilaterale: “Il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido. È un’amicizia antica, profonda: Italia e Algeria si sono aiutate molte volte e ciascuna c’è sempre stata per l’altra nei momenti di bisogno”. Un lessico volutamente caldo, in un momento in cui la diplomazia energetica richiede anche la solidità dei legami personali.