Guerra in Iran, rivoluzione nel petrolio: USA verso lo status di esportatore netto per la prima volta dal 1943

La guerra in Iran sta ridisegnando la mappa globale dell’energia. E lo sta facendo in modo radicale.

Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale — più precisamente dal 1943 — gli Stati Uniti sono vicinissimi a tornare esportatori netti di petrolio.

Secondo quanto riportato da Reuters, le importazioni nette di greggio americano sono scese a 66.000 barili al giorno, il livello più basso mai registrato da quando esistono dati settimanali (2001). In pratica, il gap tra importazioni ed esportazioni si è quasi azzerato.


Il fattore decisivo: Hormuz

Alla base di questo cambio di paradigma c’è un evento chiave: la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Con quella rotta bloccata, raffinerie europee e asiatiche sono state costrette a cercare alternative. E la risposta è arrivata proprio dagli Stati Uniti.

Il risultato è stato un boom della domanda di greggio americano, che ha rapidamente cambiato i flussi globali.


Europa e Asia virano sugli USA

Diversi Paesi hanno già spostato le proprie importazioni dai produttori del Golfo agli Stati Uniti:

  • Paesi Bassi
  • Giappone
  • Francia
  • Germania
  • Corea del Sud

E c’è anche un segnale simbolico: la Grecia ha acquistato petrolio americano per la prima volta nella sua storia recente.

I numeri confermano il trend. Secondo Kpler:

  • 2,4 milioni di barili al giorno (47% delle esportazioni USA) sono diretti in Europa
  • 1,49 milioni di barili al giorno (37%) in Asia, in crescita rispetto al 30% di un anno fa

Produzione alta, export vicino ai limiti

Gli Stati Uniti stanno spingendo al massimo.

Secondo la Energy Information Administration:

  • produzione: 13,6 milioni di barili al giorno
  • importazioni: scese a 5,3 milioni (-1 milione)
  • esportazioni: salite a 5,2 milioni (+1,1 milioni)

Numeri vicini ai record storici.

Il limite, però, è infrastrutturale: oleodotti e disponibilità di petroliere. Secondo gli analisti, la capacità massima potrebbe arrivare a circa 6 milioni di barili al giorno, non molto oltre i livelli già toccati nel 2023 (5,6 milioni).