Meta, pioggia di cause sui social: maxi-condanna da 25 miliardi e nuova azione legale in Australia

Il gruppo di Mark Zuckerberg affronta nuovi fronti giudiziari per la gestione dei dati personali e i presunti danni dei social network a bambini e adolescenti. Negli Stati Uniti un giudice del New Mexico ha fissato a 25 miliardi di dollari la sanzione nel caso legato a Cambridge Analytica. In Australia è partita un’azione collettiva. Intanto i ricavi trimestrali crescono del 26%, ma la corsa all’AI richiede investimenti sempre più elevati.

Meta è alle prese con una nuova ondata di contenziosi sulla privacy e sulla sicurezza dei più giovani, mentre continua a investire miliardi nell’intelligenza artificiale. Dagli Stati Uniti all’Australia, Facebook e Instagram sono al centro di procedimenti che mettono sotto esame la gestione dei dati degli utenti e le caratteristiche delle piattaforme accusate di favorire comportamenti compulsivi.

Il fronte più pesante, almeno sul piano economico, arriva dal New Mexico, dove un giudice ha stabilito una sanzione da 25 miliardi di dollari per violazioni della normativa statale sulle pratiche commerciali sleali. In Australia, invece, una nuova azione collettiva contesta presunti danni a bambini e adolescenti. Sullo sfondo, i risultati trimestrali confermano la crescita del gruppo, ma anche il costo crescente della strategia sull’intelligenza artificiale.

Cambridge Analytica, sanzione da 25 miliardi di dollari

Un tribunale del New Mexico ha condannato Meta a pagare 25 miliardi di dollari nell’ambito di una causa legata alla protezione dei dati e allo scandalo Cambridge Analytica.

La decisione arriva dopo che, a settembre, una giuria del tribunale di Santa Fe aveva ritenuto il gruppo responsabile di aver fornito informazioni fuorvianti ai cittadini dello Stato sulle modalità di raccolta e protezione dei dati personali e sulla prevenzione della diffusione di contenuti dannosi sulle proprie piattaforme.

Secondo la giuria, Meta avrebbe commesso oltre 43 milioni di violazioni della legge statale sulle pratiche sleali. La normativa prevede sanzioni civili fino a 5.000 dollari per ciascuna infrazione, ma spettava al giudice stabilire l’importo finale.

Un documento depositato in tribunale indicava inizialmente un risarcimento riconosciuto allo Stato pari a 219,5 miliardi di dollari. La sanzione è stata poi fissata a 25 miliardi.

Nella motivazione, il giudice Francis Mathew ha richiamato il numero eccezionale delle violazioni, la loro durata e ripetizione, il coinvolgimento dei vertici di Facebook e la natura intenzionale e sistematica delle dichiarazioni contestate.

Meta ha annunciato battaglia legale. Il responsabile legale del gruppo, CJ Mahoney, si è detto fiducioso di poter ribaltare la decisione in appello.

«Questa sentenza, e l’approccio del Procuratore Generale alla sua applicazione, rendono praticamente impossibile fare affari nello Stato del Nuovo Messico», ha dichiarato Mahoney, sostenendo inoltre che la causa rischierebbe di imporre una sorta di «tassa sulla libertà di parola» per regolare ciò che gli utenti possono dire online.

Australia, azione collettiva per i presunti danni ai minori

Un altro fronte giudiziario si apre in Australia, dove Meta e le sue piattaforme Facebook e Instagram sono oggetto di un’azione collettiva davanti alla Corte federale.

La causa, avviata per conto di otto ricorrenti, punta a ottenere risarcimenti per gli utenti che sarebbero stati esposti a contenuti dannosi o avrebbero sviluppato una dipendenza dai social media. Al centro delle contestazioni ci sono alcune caratteristiche di progettazione delle piattaforme, accusate di incoraggiare un utilizzo compulsivo e di provocare conseguenze negative su bambini e adolescenti.

L’iniziativa è stata resa nota dallo studio legale Minter Ellison e dalla società Litigation Lending Services, che finanzia il procedimento per conto di famiglie australiane.

La Corte federale di Sydney ha emesso un ordine di riservatezza che vieta la pubblicazione di dettagli sulla causa e sull’identità dei ricorrenti.

Meta ha dichiarato di essere a conoscenza dell’azione legale e di volersi difendere con decisione. William Nolan, partner di Minter Ellison, ha sottolineato che il procedimento solleva questioni importanti sulla progettazione e sul funzionamento delle piattaforme social e sul loro impatto sui più giovani.

Il caso australiano si aggiunge a un contenzioso negli Stati Uniti: secondo le informazioni diffuse, ad agosto Meta ha accettato di pagare fino a 17,7 miliardi di dollari per chiudere una causa in cui era accusata di aver progettato deliberatamente i propri prodotti per creare dipendenza tra gli utenti più giovani.

Ricavi in crescita del 26%, ma l’AI costa sempre di più

Le controversie legali non hanno impedito a Meta di registrare risultati superiori alle attese nel terzo trimestre.

Il gruppo ha riportato ricavi per 64,6 miliardi di dollari, in aumento del 26% su base annua, grazie soprattutto alla pubblicità. L’utile operativo, al netto degli oneri legali legati all’accordo raggiunto ad agosto, avrebbe sfiorato i 23 miliardi di dollari, superando le previsioni.

L’impatto dei contenziosi resta tuttavia significativo: gli oneri legali hanno ridotto l’utile di quasi 10 miliardi di dollari.

Per il quarto trimestre, Meta prevede ricavi compresi tra 73 e 76 miliardi di dollari. Parallelamente, ha rivisto al rialzo la soglia minima degli investimenti previsti per il 2026, portando la forchetta a 135-145 miliardi di dollari, rispetto alla precedente stima di 130-145 miliardi.

La spesa è legata soprattutto alla necessità di accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e mantenere il passo con i concorrenti. Per sostenere questa espansione, il gruppo ha annunciato anche l’emissione di nuove azioni prive di diritto di voto.

Tre fronti aperti per il gruppo di Zuckerberg

Privacy, tutela dei minori e investimenti nell’intelligenza artificiale delineano le principali sfide che Meta deve affrontare. Da una parte, le autorità e i tribunali esaminano le responsabilità della società nella gestione dei dati e negli effetti delle piattaforme sugli utenti più giovani; dall’altra, il gruppo continua a destinare risorse crescenti alla competizione tecnologica.

La crescita dei ricavi pubblicitari mostra la solidità del modello di business, ma i procedimenti giudiziari potrebbero tradursi in costi aggiuntivi e nuovi obblighi per le piattaforme.

Per Meta, la sfida è quindi duplice: finanziare la corsa all’intelligenza artificiale e, allo stesso tempo, rispondere alle contestazioni sulla sicurezza e sulle responsabilità dei propri social network.