Economia sommersa, in Italia vale 218 miliardi: cresce il lavoro irregolare, tasso al 13,1%

L’economia non osservata scende al 9,9% del Pil nel 2024, ma il lavoro irregolare accelera: le unità di lavoro non regolari raggiungono quota 3,27 milioni, in aumento del 4,6% in un anno. Negli altri servizi alle persone il tasso di irregolarità supera il 41%.

L’economia non osservata in Italia vale 218,2 miliardi di euro. Nel 2024 il dato è salito leggermente rispetto ai 217,6 miliardi dell’anno precedente, ma il suo peso sul Pil è diminuito dal 10,2% al 9,9%, perché il prodotto interno lordo a prezzi correnti è cresciuto più rapidamente, del 3,2%.

È quanto emerge dai nuovi dati Istat sull’economia non osservata nei conti nazionali. La categoria comprende sia l’economia sommersa, cioè le attività che sfuggono in tutto o in parte al fisco e ai controlli, sia alcune attività illegali che, secondo le regole europee, vengono comunque incluse nel calcolo del Pil. Tra queste figurano il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco.

Il dato che emerge con maggiore forza è quello del mercato del lavoro: le unità di lavoro irregolari aumentano molto più rapidamente di quelle regolari, mentre il tasso di irregolarità sale dal 12,7% al 13,1%.

Quasi 200 miliardi arrivano dall’economia sommersa

Nel dettaglio, l’economia sommersa vale 198,4 miliardi di euro, in aumento di 800 milioni rispetto al 2023. Le attività illegali si fermano invece a 19,8 miliardi, in lieve calo sull’anno precedente.

La componente più consistente del sommerso è la sotto-dichiarazione, che comprende i casi in cui vengono dichiarati ricavi inferiori o costi superiori a quelli reali. Questa voce raggiunge i 107,6 miliardi di euro.

Il lavoro irregolare genera invece 80,3 miliardi di euro di valore aggiunto, con un incremento di 3,1 miliardi rispetto ai 77,2 miliardi del 2023. Le altre componenti, tra cui mance e fitti non dichiarati, valgono complessivamente 10,6 miliardi, in netto calo.

È proprio il lavoro irregolare a sostenere maggiormente la crescita dell’economia non osservata. Nel 2024 il valore aggiunto prodotto da questa componente è aumentato del 3,9%, mentre quello legato alla sotto-dichiarazione è diminuito dello 0,6%. Le altre componenti del sommerso hanno registrato una contrazione del 13,1%.

Dove pesa di più il sommerso

L’incidenza dell’economia sommersa varia sensibilmente tra i diversi settori produttivi. Il dato più elevato si registra negli altri servizi alle persone, dove raggiunge il 30,7% del valore aggiunto.

Seguono commercio, trasporti, alloggio e ristorazione, con il 18,5%, e le costruzioni, con il 17,7%.

All’estremo opposto si trovano gli altri servizi alle imprese, con un’incidenza del 5%, la produzione di beni di investimento, al 4%, e la produzione di beni intermedi, energia e rifiuti, dove il sommerso si ferma all’1,4%.

Nel 2024 si registra inoltre una ripresa dell’incidenza del sommerso nelle costruzioni: dopo tre anni di riduzioni, il dato è aumentato di 1,2 punti percentuali. Incrementi più contenuti interessano i servizi professionali e l’agricoltura. Negli altri servizi alle persone, invece, l’incidenza è scesa di 0,9 punti.

Oltre 3,2 milioni di unità di lavoro irregolari

Il dato più significativo riguarda il lavoro. Nel 2024, secondo l’Istat, le unità di lavoro a tempo pieno in condizione di irregolarità sono state 3 milioni e 277mila, di cui 2 milioni e 396mila dipendenti.

Rispetto al 2023 si tratta di un aumento del 4,6%, pari a poco più di 145mila unità.

La crescita è stata ancora più marcata tra i dipendenti irregolari, aumentati del 5,4%, mentre gli indipendenti sono cresciuti del 2,7%. Il tasso di irregolarità, che misura il peso del lavoro non regolare sul totale delle unità di lavoro, è così passato dal 12,7% al 13,1%.

A rendere significativo il dato è soprattutto il confronto con l’occupazione regolare. Nel 2024 le unità di lavoro non regolari sono aumentate del 4,6%, contro una crescita dell’1,6% per quelle regolari.

Tra i lavoratori regolari è cresciuta soltanto la componente dipendente, mentre gli indipendenti sono diminuiti. Tra gli irregolari, al contrario, entrambe le componenti hanno registrato un aumento.

I settori con più lavoro irregolare

Le differenze tra settori restano ampie anche sul fronte dell’occupazione non regolare. Nel complesso, l’incidenza più elevata si registra nel terziario, con il 14,2%.

Il dato raggiunge però livelli molto più alti in alcuni comparti. Negli altri servizi alle persone il tasso di irregolarità arriva al 41,4%, anche per il peso del lavoro domestico.

Seguono l’agricoltura, con il 18,4%, il commercio, i trasporti, l’alloggio e la ristorazione, con il 15,5%, e le costruzioni, con il 13,6%.

In agricoltura, in particolare, il tasso è salito dal 17,6% del 2023 al 18,4% del 2024. L’aumento è legato soprattutto alla componente indipendente, mentre tra i dipendenti si registra una lieve riduzione.

Indipendenti irregolari ai massimi storici in diversi settori

L’Istat segnala inoltre livelli particolarmente elevati di irregolarità tra i lavoratori indipendenti. Nel 2024 il tasso ha raggiunto i valori più alti dall’inizio delle serie storiche in diversi comparti.

Nell’industria in senso stretto si attesta al 12,6%, nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione arriva al 16,8%, mentre negli altri servizi alle persone raggiunge il 21,2%.

Il quadro che emerge dai dati è quello di un’economia sommersa il cui peso relativo sul Pil diminuisce, ma nella quale il lavoro irregolare continua a crescere. Una dinamica che si concentra soprattutto nei servizi alle persone, nell’agricoltura e in alcuni comparti del terziario, con oltre 3,2 milioni di unità di lavoro non regolari registrate nel 2024.