Nel 2025 il fenomeno non peggiora rispetto al 2024, ma non migliora. Il Mezzogiorno concentra il 38,6% delle famiglie in povertà assoluta con un’intensità crescente. I minori sono la fascia più vulnerabile: 1,1 milioni sotto la soglia. Segnali positivi solo nei piccoli comuni.
La povertà assoluta in Italia nel 2025 è stabile rispetto al 2024. Non è una buona notizia: significa che il fenomeno non migliora, e che oltre due milioni di famiglie continuano a non riuscire a permettersi i beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. È quanto emerge dal report Istat sulla povertà in Italia relativo al 2025.
La mappa geografica: il Sud concentra il disagio più intenso
Il Mezzogiorno rimane l’area più colpita: la povertà assoluta coinvolge 813mila famiglie, pari al 9,6% delle residenti nella ripartizione. Seguono il Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%), il Nord-est (386mila famiglie, 7,4%) e il Centro, che registra i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). In termini assoluti, il 38,6% delle famiglie povere risiede nel Mezzogiorno, il 45,3% al Nord e il 16,1% al Centro.
“Quanto poveri sono i poveri”: al Sud la situazione peggiora
L’indicatore più preoccupante non è la quota di famiglie povere, ma l’intensità della povertà — ovvero quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia al di sotto della soglia minima. A livello nazionale il dato è stabile al 18,5%, ma nel Mezzogiorno si registra un lieve peggioramento: dal 18,5% del 2024 al 19% del 2025, trainato dalle Isole, dove l’intensità sale dal 17% al 19%. Chi è povero al Sud, insomma, è diventato mediamente più povero.
Minori e giovani: le fasce più vulnerabili
La povertà assoluta colpisce in modo diseguale le diverse generazioni. L’incidenza è più alta tra i minori (12,5%, per un totale di 1 milione 136mila bambini e ragazzi) e tra i giovani tra 18 e 34 anni (12,1%, quasi 1 milione 198mila persone). Scende all’8,9% tra i 35-64enni e al 6,1% tra gli over 65 (oltre 891mila persone), fascia che beneficia maggiormente delle pensioni come rete di protezione.
L’unico segnale positivo: i piccoli comuni migliorano
Un miglioramento rispetto al 2024 si osserva nei comuni fino a 50mila abitanti (esclusi quelli periferici delle aree metropolitane), dove l’incidenza scende al 7,4% dall’8,9%. Questo risultato è trainato dal Centro — dove i valori passano dal 7,9% al 5,4% — e dal Mezzogiorno, dove si scende dall’11% all’8,2%. Nei grandi centri e nelle periferie metropolitane il dato resta invece stabile, con l’eccezione del Centro dove i comuni capoluogo registrano un peggioramento significativo: dall’4,1% all’8,3%.
