G7, 100 milioni di barili sul mercato per frenare la crisi del diesel. Trump: «Si comincia immediatamente»

Francia, Germania, Italia e Regno Unito assecondano la richiesta degli Stati Uniti e accettano di immettere sul mercato petrolio e prodotti raffinati. Entro 20 giorni dovrebbe arrivare una quantità sostanziale di diesel. Sullo sfondo, la crisi nello Stretto di Hormuz e la dipendenza europea dal gasolio americano.

Il G7 mette mano alle riserve

Il G7, sotto la presidenza francese di Emmanuel Macron, ha deciso di immettere sul mercato 100 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati.

L’operazione, secondo il comunicato finale, sarà completata nell’arco di quattro mesi, ma una prima quantità consistente di diesel dovrebbe essere rilasciata già entro 20 giorni.

Donald Trump ha dato una lettura ancora più immediata della decisione: «L’Europa ha appena accettato di liberare un massiccio ammontare delle riserve di diesel. Si comincerà immediatamente».

Non è ancora chiaro quanto diesel aggiuntivo arriverà effettivamente sul mercato nelle prossime settimane. Francia e Germania, insieme, detengono circa il 35% delle riserve complessive dei Paesi interessati. Le scorte totali ammontano a circa 40 milioni di tonnellate, equivalenti a poco meno di 300 milioni di barili.

Il prezzo del gasolio resta sotto pressione

La decisione arriva in una fase di forte tensione sui prezzi dei carburanti.

Negli Stati Uniti il diesel viaggia a 6,37 dollari al gallone, pari a circa 3,7 litri: un livello record per gli standard americani.

In Europa il prezzo medio raggiunge invece 2,12 euro al litro, mentre in Italia si attesta a 2,24 euro.

La crisi energetica ha alimentato nelle ultime settimane anche un confronto politico tra le due sponde dell’Atlantico, con Washington preoccupata soprattutto dall’impatto dei prezzi sul mercato interno.

La partita si gioca nello Stretto di Hormuz

Al centro della crisi c’è soprattutto la situazione nello Stretto di Hormuz.

La Marina militare americana è ora in grado di scortare numerose petroliere attraverso lo stretto, riducendo il rischio di attacchi da parte dei Pasdaran.

Secondo le stime riportate nel testo, il flusso di petrolio in uscita dalla regione comprende circa 10 milioni di barili al giorno attraverso Hormuz, a cui si aggiungono altri 6 milioni di barili che l’Arabia Saudita sta facendo transitare attraverso il Mar Rosso, aggirando il blocco iraniano.

Si tratta di volumi che si avvicinano ai livelli precedenti alla guerra, quando il flusso complessivo era nell’ordine di 19-20 milioni di barili al giorno.

Ma i governi europei continuano a considerare la situazione nello stretto precaria e preferiscono mantenere una parte consistente delle proprie riserve strategiche.

L’Europa dipende dal diesel americano

Il problema per l’Europa è anche strutturale.

Venute meno prima le forniture russe e successivamente parte di quelle provenienti dal Golfo, il continente è diventato fortemente dipendente dagli Stati Uniti: ad agosto circa il 50% del fabbisogno europeo di diesel arrivava dagli Usa.

Washington, però, ha minacciato di ridurre o bloccare le esportazioni per contenere i prezzi sul mercato interno, una questione particolarmente sensibile in vista delle elezioni di midterm.

È in questo contesto che la decisione del G7 assume un peso particolare: le riserve strategiche europee diventano uno strumento per aumentare l’offerta sul mercato proprio mentre l’Europa deve fare i conti con una forte dipendenza dalle importazioni americane.

Trump apre a Meloni

Nel frattempo, Trump ha usato toni distensivi nei confronti dell’Italia e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

«Il rapporto è molto buono, mi è sempre piaciuta», ha dichiarato il presidente americano, segnando un cambio di tono rispetto alle dichiarazioni dei mesi scorsi.

Anche Macron ha cercato di ridimensionare le tensioni tra Washington e gli alleati europei. Secondo il presidente francese, le minacce americane non avrebbero condizionato il confronto e «la dinamica è stata costruttiva».

Ora l’attenzione è tutta sulle prossime settimane: il primo vero banco di prova sarà capire quanto diesel verrà effettivamente liberato dalle riserve e quale effetto avrà sui prezzi dei carburanti.