A settembre le immatricolazioni delle case cinesi crescono a ritmi molto superiori al mercato italiano. Leapmotor, Omoda/Jaecoo e Byd trainano la corsa, mentre Anfia lancia l’allarme sull’aumento delle importazioni. Sullo sfondo, la crescente dipendenza europea dalla Cina per batterie, elettronica e componentistica.
Le auto cinesi accelerano in Italia
Le automobili prodotte in Cina conquistano sempre più spazio sul mercato italiano.
I dati del ministero dei Trasporti sulle immatricolazioni di settembre mostrano una crescita particolarmente forte per alcuni dei principali marchi cinesi presenti nel Paese.
Leapmotor, che in Europa opera attraverso una joint venture con Stellantis, ha registrato un aumento delle immatricolazioni del 452,5%, arrivando a 2.199 vetture.
Ancora forte anche la crescita di Omoda/Jaecoo, gruppo Chery, che ha segnato un +184,8%, con 4.649 unità.
Byd ha invece più che raddoppiato le immatricolazioni, con una crescita del 108,78% e 5.159 automobili vendute. Il dato arriva dopo un anno nel quale il marchio aveva già registrato un incremento vicino al 750%.
In crescita anche Mg, controllata dal gruppo cinese Saic Motor, che a settembre ha segnato un +21,23%, con 4.619 vetture.
Stellantis cresce, ma pesa Leapmotor
In questo scenario si distingue anche Stellantis, con una precisazione importante.
Il gruppo ha immatricolato complessivamente 38.704 automobili a settembre, con una crescita del 12,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Nel dato sono però comprese le vetture del marchio cinese Leapmotor.
Escludendo Leapmotor, la crescita di Stellantis si riduce al 7,5%, quindi al di sotto dell’aumento del 9,9% registrato dall’intero mercato italiano.
Il dato fotografa così una trasformazione in corso nel mercato: una parte significativa della crescita dei grandi gruppi passa anche attraverso marchi e produzioni legati alla Cina.
L’allarme di Anfia: «Fermare l’ondata di importazioni»
A lanciare l’allarme è Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica.
Secondo l’associazione, nei primi nove mesi del 2026 le auto prodotte in Cina rappresentano il 15,1% delle immatricolazioni italiane e assorbono quasi per intero l’incremento complessivo del mercato registrato quest’anno.
Il presidente di Anfia, Roberto Vavassori, ha parlato di una «inarrestabile ondata di importazioni di veicoli dalla Cina».
Secondo l’associazione, in assenza di interventi per riequilibrare le condizioni di concorrenza, questa dinamica starebbe contribuendo a «licenziamenti e chiusure di stabilimenti» sia tra i produttori di automobili sia nella componentistica, che rappresenta circa l’80% del valore di un veicolo.
Per Anfia servono quindi misure europee immediate per ristabilire condizioni di parità e reciprocità lungo la filiera dell’auto, considerata strategica per l’autonomia industriale europea.
La richiesta sulla fiscalità delle auto aziendali
Sul fronte italiano, Anfia auspica inoltre che nella prossima Legge di Bilancio trovi spazio la proposta elaborata insieme alle altre associazioni dell’automotive per modificare la fiscalità delle auto aziendali.
L’obiettivo indicato dall’associazione è favorire ulteriormente l’acquisto da parte delle imprese di veicoli a zero e basse emissioni.
Una misura che, nelle intenzioni di Anfia, dovrebbe contribuire a sostenere la domanda e accompagnare la trasformazione tecnologica della mobilità.
La Cina entra sempre più nella filiera europea
Il fenomeno non riguarda però soltanto le automobili finite.
Un documento congiunto di Commissione europea e Ocse evidenzia le crescenti pressioni sull’industria automobilistica europea, alle prese con ristrutturazione, elettrificazione e concorrenza internazionale.
Tra il 2019 e il 2023, l’occupazione nella fabbricazione di veicoli è diminuita di quasi 9 punti percentuali, mentre il comparto della componentistica ha perso circa 110mila posti di lavoro.
Parallelamente è aumentata la dipendenza dalla Cina per alcune componenti strategiche.
La quota cinese negli input intermedi dell’industria automobilistica europea è passata da quasi zero al 3%, con una concentrazione soprattutto nei settori delle batterie e dell’elettronica avanzata.
La sfida va oltre le vendite
La crescita delle immatricolazioni dei marchi cinesi rappresenta quindi soltanto una parte della trasformazione in corso.
Da un lato, le case cinesi stanno conquistando rapidamente quote di mercato in Europa grazie a una presenza sempre più strutturata. Dall’altro, la filiera europea deve affrontare contemporaneamente elettrificazione, perdita di occupazione, pressione competitiva e dipendenza da fornitori cinesi per componenti strategiche.
La partita dell’auto, insomma, non si gioca più soltanto nei concessionari: si combatte anche sul controllo delle batterie, dell’elettronica e delle catene di approvvigionamento.
