La disputa sullo Stretto di Hormuz apre una delle crisi più profonde degli ultimi anni tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Secondo il Wall Street Journal, Riad avrebbe inizialmente negato il sorvolo agli aerei americani diretti nell’operazione per garantire la sicurezza della rotta petrolifera.
Si apre una fase di forte tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Alla base dello scontro c’è la gestione della crisi nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio, dove Washington e Riad avrebbero mostrato divergenze senza precedenti.
Secondo un’esclusiva del Wall Street Journal, il governo saudita avrebbe inizialmente negato l’utilizzo del proprio spazio aereo a circa cento velivoli militari statunitensi destinati a partecipare al Project Freedom, l’operazione voluta dal presidente Donald Trump per garantire la libera navigazione nello stretto dopo l’escalation del conflitto con l’Iran.
L’Arabia Saudita blocca l’operazione americana
Il rifiuto di Riad avrebbe costretto gli Stati Uniti a sospendere temporaneamente l’operazione militare, provocando una dura reazione della Casa Bianca.
Secondo fonti statunitensi e arabe citate dal quotidiano americano, Washington avrebbe minacciato di sospendere la consegna di intercettori antimissile destinati all’Arabia Saudita, fondamentali per la difesa del regno dagli attacchi con missili e droni provenienti dall’Iran.
Di fronte alla pressione americana, il governo saudita avrebbe successivamente autorizzato il sorvolo, evitando un ulteriore deterioramento della crisi. Tuttavia, secondo funzionari statunitensi, il rapporto di fiducia tra i due alleati sarebbe ormai compromesso.
Washington valuta di ridurre la presenza militare nel Regno
Le conseguenze potrebbero andare oltre il semplice incidente diplomatico.
Sempre secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe valutando una riduzione della presenza militare americana in Arabia Saudita, concentrando uomini e mezzi in Paesi considerati più affidabili, come Israele e Giordania.
Al momento non sarebbe stata presa alcuna decisione definitiva, ma il dossier sarebbe già allo studio del Pentagono.
Se confermata, si tratterebbe della più significativa revisione dell’assetto militare statunitense nel Golfo degli ultimi anni.
Rubio evita Riad e cresce il malumore saudita
A raffreddare ulteriormente i rapporti ha contribuito anche il recente viaggio del segretario di Stato Marco Rubio nel Golfo Persico.
Nel corso della missione diplomatica Rubio ha visitato Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein, ma non l’Arabia Saudita.
Una scelta che, secondo fonti vicine alla monarchia saudita, sarebbe stata interpretata come uno sgarbo politico. La Casa Bianca ha però smentito qualsiasi volontà di isolare Riad, sottolineando che Rubio ha comunque incontrato il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan durante una riunione del Consiglio di Cooperazione del Golfo in Bahrein.
Mohammed bin Salman prende le distanze dagli Stati Uniti
Le tensioni si sarebbero manifestate anche sul piano politico.
Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe infatti rifiutato l’invito a partecipare al G7, esprimendo il proprio dissenso sulla gestione americana della crisi con l’Iran.
Secondo il quotidiano statunitense, l’Arabia Saudita avrebbe cercato fin dall’inizio una soluzione diplomatica, avvertendo Washington che un tentativo di rovesciare il regime iraniano avrebbe potuto provocare la chiusura dello Stretto di Hormuz, destabilizzare il mercato petrolifero e compromettere l’economia mondiale.
La strategia saudita: dialogo con Teheran e cooperazione con il Pakistan
Durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, Riad avrebbe mantenuto una linea prudente.
Il regno avrebbe intensificato i contatti diplomatici con Teheran e rafforzato la cooperazione militare con il Pakistan, considerato un partner strategico nella gestione della sicurezza regionale.
Secondo l’analista Umer Karim del King Faisal Center for Research and Islamic Studies, il coordinamento tra Arabia Saudita, Pakistan e Iran avrebbe contribuito a mantenere al sicuro le principali infrastrutture saudite, consentendo al regno di prendere progressivamente le distanze dalla strategia americana.
Un’alleanza strategica sempre più fragile
Nonostante le tensioni, Stati Uniti e Arabia Saudita restano partner fondamentali in Medio Oriente.
L’alleanza tra i due Paesi continua a rappresentare uno dei pilastri della sicurezza nel Golfo, garantendo il libero flusso delle forniture energetiche e la cooperazione in settori strategici come difesa, intelligenza artificiale, minerali critici e nucleare civile.
Tuttavia, la crisi sullo Stretto di Hormuz evidenzia come gli interessi di Washington e Riad non coincidano più automaticamente. Se negli ultimi decenni la collaborazione tra i due Paesi ha rappresentato uno degli assi portanti della politica americana nella regione, oggi le divergenze sulla gestione dell’Iran e sulla stabilità del Medio Oriente potrebbero aprire una nuova fase nei rapporti tra le due capitali, con effetti destinati a incidere sugli equilibri geopolitici dell’intera area.
