Si chiude con una sconfitta per Elon Musk la battaglia legale contro OpenAI e il suo Ceo Sam Altman. Una giuria federale di Oakland ha infatti respinto le accuse mosse dal patron di xAI dopo appena due ore di deliberazione, al termine di tre settimane di processo.
La decisione rappresenta un duro colpo per Musk e potrebbe ora spianare definitivamente la strada all’attesa quotazione in Borsa di OpenAI.
Perché Musk aveva fatto causa a OpenAI
La causa, avviata nel 2024, sosteneva che OpenAI avesse tradito la propria missione originaria di organizzazione no-profit trasformandosi progressivamente in una società a scopo di lucro.
Secondo Musk, che contribuì alla fondazione di OpenAI nel 2015 prima di lasciare il board nel 2018, Sam Altman e Greg Brockman avrebbero violato un presunto “trust benefico” creato all’origine del progetto.
L’imprenditore chiedeva:
- un risarcimento da 150 miliardi di dollari;
- la restituzione delle somme a un fondo benefico;
- lo scioglimento della struttura profit di OpenAI.
Nella causa era coinvolta anche Microsoft, accusata di aver favorito la trasformazione commerciale della società di intelligenza artificiale grazie agli investimenti iniziati nel 2019.
La giuria: causa presentata troppo tardi
La giuria composta da nove persone non è però entrata nel merito delle accuse.
Secondo quanto riportato dai media americani, il tribunale ha stabilito che Musk aveva presentato la causa oltre il termine di prescrizione previsto dalla legge, pari a tre anni.
La giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers ha confermato il verdetto, dichiarando respinte:
- le accuse di violazione del vincolo fiduciario;
- le richieste per presunto arricchimento senza causa.
“Esiste una quantità sostanziale di prove a sostegno del verdetto della giuria”, ha spiegato Rogers, aggiungendo che sarebbe stata pronta a respingere direttamente il caso.
Gli avvocati di OpenAI esultano in aula
Secondo il giornalista di Wired Max Zeff, gli avvocati di OpenAI hanno reagito al verdetto con applausi e urla di esultanza.
Per OpenAI si tratta di una vittoria cruciale in una fase delicatissima:
- la società è al centro della corsa globale all’intelligenza artificiale;
- sta completando la propria trasformazione societaria;
- e prepara una possibile IPO che potrebbe diventare una delle più importanti della storia tecnologica recente.
Musk valuta l’appello
L’avvocato di Musk ha annunciato la possibilità di un ricorso in appello, ma il percorso appare complesso.
Secondo la giudice Rogers, infatti, la questione della prescrizione è stata ormai accertata come “questione di fatto”, rendendo difficile ribaltare la decisione.
Il nodo etico sulla trasformazione di OpenAI
Il processo aveva riacceso il dibattito sulla natura di OpenAI e sul rapporto tra ricerca pubblica e business privato nell’intelligenza artificiale.
Quando nacque nel 2015, OpenAI si presentava come laboratorio di ricerca no-profit dedicato allo sviluppo sicuro dell’AI. Negli anni successivi, però, la società ha creato una struttura “capped-profit” per raccogliere capitali e sostenere i costi enormi dello sviluppo dei modelli avanzati.
Una trasformazione che Musk considera incompatibile con gli obiettivi originari del progetto.
Secondo molti analisti legali, tuttavia, la causa appariva fragile fin dall’inizio.
Come osservato dal giornalista di Fortune Jeremy Kahn durante il processo, gran parte degli esperti riteneva improbabile una vittoria di Musk. “Pensavo che il caso si sarebbe chiuso con un accordo all’ultimo minuto”, aveva scritto Kahn, definendo la vicenda soprattutto una battaglia simbolica tra due delle figure più potenti della Silicon Valley.
Microsoft: “Decisione corretta”
Anche Microsoft, citata nella causa, ha accolto positivamente il verdetto.
In una nota diffusa dopo la decisione, l’azienda ha dichiarato:
“I fatti e la cronologia di questa vicenda sono chiari da tempo e accogliamo con favore la decisione della giuria”.
Il gruppo guidato da Satya Nadella ha ribadito di voler continuare la collaborazione con OpenAI “per promuovere e diffondere l’intelligenza artificiale a beneficio di persone e organizzazioni in tutto il mondo”.
