“Vai a dormire”. Oppure: “Riposati un po’”. In alcuni casi persino: “È la terza volta stanotte che resti sveglio”. Da mesi centinaia di utenti segnalano online lo stesso comportamento di Anthropic: il chatbot Claude continua a suggerire alle persone di smettere di usarlo e andare a dormire.
Il fenomeno è esploso soprattutto su Reddit, dove si moltiplicano testimonianze e screenshot di conversazioni notturne con il modello di intelligenza artificiale. Alcuni utenti parlano di messaggi “premurosi”, altri li considerano inquietanti o semplicemente irritanti, anche perché spesso il chatbot sbaglia completamente orario.
“Mi dice di andare a riposare alle 8:30 del mattino”, racconta un utente. “E aggiunge che continueremo la conversazione domani”.
Il chatbot che insiste: “Vai a dormire”
I messaggi di Claude cambiano tono a seconda della conversazione. Talvolta si limitano a un generico invito al riposo, altre volte assumono sfumature quasi personali.
In uno dei casi più discussi online, il chatbot ha scritto a una utente:
“Ora vai di nuovo a dormire. Ancora. Per la terza volta stanotte”.
Una dinamica che ha alimentato curiosità e speculazioni sul funzionamento dei modelli linguistici di nuova generazione.
Le teorie online: benessere utenti o risparmio energetico?
Sui social e nei forum sono nate diverse ipotesi.
C’è chi pensa che Anthropic abbia introdotto volutamente una funzione dedicata al benessere digitale degli utenti, scoraggiando sessioni troppo lunghe di utilizzo. Altri sospettano motivazioni più pratiche: limitare il consumo di potenza computazionale e ridurre i costi dei server.
Ipotesi che però, almeno per ora, non trovano conferme.
Anche perché l’azienda ha recentemente ampliato in modo significativo la propria capacità di calcolo attraverso accordi infrastrutturali con xAI, la società di Elon Musk oggi integrata in SpaceXAI.
Anthropic non ha rilasciato spiegazioni ufficiali. Tuttavia Sam McAllister, membro dello staff dell’azienda, ha commentato il fenomeno su X definendolo:
“Una sorta di tic caratteriale”.
Aggiungendo che il problema dovrebbe essere corretto nei futuri modelli.
Gli esperti: “Claude non è diventato senziente”
Per gli esperti di intelligenza artificiale, il comportamento del chatbot ha spiegazioni molto più semplici di quanto sembri.
Secondo Jan Liphardt, professore di bioingegneria a Stanford University e Ceo di OpenMind, Claude starebbe semplicemente replicando schemi linguistici appresi durante l’addestramento.
“Non significa che il modello sia diventato senziente”, ha spiegato. “Sta riflettendo il fatto di aver letto enormi quantità di testi sul sonno e sulle abitudini umane”.
Una spiegazione diversa arriva invece da Leo Derikiants, cofondatore di Mind Simulation Lab.
Secondo il ricercatore, il comportamento potrebbe dipendere dai cosiddetti “system prompt”: istruzioni invisibili che guidano il modo in cui il chatbot risponde agli utenti.
Il ruolo dei “system prompt” nei chatbot AI
I system prompt sono regole interne che definiscono tono, limiti e priorità dei modelli di intelligenza artificiale.
Una delle poche aziende che li pubblica apertamente è xAI, creatrice del chatbot Grok. Nelle istruzioni pubblicate su GitHub compaiono indicazioni di sicurezza, limiti etici e perfino suggerimenti sul tono comunicativo.
Secondo Derikiants, Claude potrebbe utilizzare formule come “vai a dormire” anche per gestire le cosiddette “context window”, cioè la quantità massima di informazioni che il modello riesce a elaborare contemporaneamente durante una conversazione.
Quando questa memoria temporanea si riempie, il chatbot potrebbe tendere a chiudere l’interazione con frasi tipiche della fine di una conversazione umana, come “buonanotte” o “riposati”.
L’AI diventa sempre più “umana”
Il caso Claude arriva mentre i chatbot diventano sempre più sofisticati e capaci di simulare empatia, tono emotivo e attenzione personale.
Negli ultimi mesi OpenAI ha lanciato GPT-5.5, definito dal presidente Greg Brockman un passo verso un’intelligenza artificiale “più intuitiva e autonoma”.
Anthropic ha invece presentato pubblicamente Opus 4.7, scegliendo però di non rilasciare un modello ancora più avanzato chiamato Mythos, ritenuto internamente troppo rischioso.
Secondo Liphardt, proprio questa crescente capacità di imitare il linguaggio umano porta molte persone a sviluppare un coinvolgimento emotivo sempre più forte con i chatbot.
“Mi sorprende la velocità con cui le persone proiettano vita su questi sistemi”, ha osservato. “Più i modelli sembrano empatici, più diventa facile dimenticare che si tratta semplicemente di motori statistici di riconoscimento dei pattern”.
