Con l’aumento delle capacità di ChatGPT crescono anche i modi in cui le persone lo utilizzano nella vita quotidiana. Ma secondo Sam Altman il rapporto con l’intelligenza artificiale cambia profondamente a seconda dell’età.
Durante l’evento AI Ascent organizzato da Sequoia Capital, Altman ha descritto una vera e propria frattura generazionale nell’uso di ChatGPT.
“È una semplificazione estrema, ma le persone più anziane usano ChatGPT come sostituto di Google. Quelle tra i 20 e i 30 anni lo usano più come un consulente di vita, mentre gli studenti universitari lo usano quasi come un sistema operativo”, ha spiegato il Ceo di OpenAI.
Dalla ricerca online al “consulente personale”
Secondo Altman, gli utenti più giovani non si limitano a fare domande occasionali all’intelligenza artificiale. La integrano nella propria quotidianità in modo strutturato, collegandola a file, servizi esterni e archiviando prompt complessi da riutilizzare nel tempo.
Un utilizzo molto diverso rispetto alle generazioni precedenti, che tendono invece a impiegare ChatGPT soprattutto come motore di ricerca evoluto.
“Molti giovani ormai non prendono decisioni importanti senza chiedere prima a ChatGPT cosa dovrebbero fare”, ha osservato Altman.
La memoria delle conversazioni precedenti gioca un ruolo centrale in questo cambiamento. Grazie alla capacità di mantenere il contesto, l’assistente AI riesce a “ricordare” informazioni, relazioni personali e temi affrontati in passato, trasformandosi per molti utenti in una sorta di assistente digitale permanente.
La Gen Z guida l’adozione di ChatGPT
Nel 2025, OpenAI aveva già evidenziato in un proprio report come gli studenti universitari statunitensi fossero il gruppo con il tasso di adozione più elevato della piattaforma.
Secondo i dati diffusi dall’azienda, oltre un terzo dei giovani tra i 18 e i 24 anni utilizza ChatGPT. Una diffusione che sta ridefinendo non solo il modo di studiare e lavorare, ma anche quello di prendere decisioni personali.
Oggi molti utenti si rivolgono all’intelligenza artificiale per consigli sentimentali, domande professionali, dubbi medici o problemi quotidiani. In alcuni casi, ChatGPT viene utilizzato perfino come alternativa informale alla psicoterapia.
Gli esperti divisi tra entusiasmo e preoccupazioni
L’evoluzione del rapporto tra persone e AI continua però a dividere esperti e ricercatori.
Uno studio pubblicato nel novembre 2023 ha sottolineato la necessità di grande cautela nell’uso di ChatGPT per temi legati alla sicurezza, alla salute o alla consulenza specialistica, evidenziando il bisogno di regole etiche e strumenti di protezione per aiutare gli utenti a comprendere i limiti dell’intelligenza artificiale.
Altri studi hanno definito i grandi modelli linguistici “intrinsecamente sociopatici”, mettendo in dubbio l’affidabilità dei consigli forniti dalle AI generative.
Esistono però anche ricerche che mostrano come l’utilizzo di ChatGPT per richieste comuni possa risultare innocuo e, in alcuni casi, persino utile.
“Come gli smartphone: i giovani imparano subito”
Altman ha paragonato l’attuale diffusione dell’intelligenza artificiale all’arrivo degli smartphone.
“Mi ricorda quando sono arrivati gli smartphone: i ragazzi imparavano subito a usarli perfettamente”, ha detto il Ceo di OpenAI. “Le persone più grandi, invece, ci mettevano anni anche solo per capire le funzioni di base”.
Un paragone che fotografa il cambiamento in corso: per la Generazione Z, l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento tecnologico, ma sempre più un’infrastruttura quotidiana con cui organizzare studio, lavoro e vita personale.
