Stretto di Hormuz, tregua violata: Iran attacca gli Emirati, risposta Usa in mare. Rischio escalation

ROMA — La tregua regge solo sulla carta. A meno di un mese dal cessate il fuoco, Iran e Stati Uniti tornano a colpirsi direttamente, riaccendendo la tensione nello Stretto di Hormuz. È la violazione più grave dall’intesa dell’8 aprile: una “tregua della tregua” che rischia di trasformarsi in una nuova fase del conflitto.

Teheran ha lanciato missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti. Uno degli ordigni ha provocato un incendio nel porto di Fujairah, con tre feriti. Le autorità emiratine riferiscono di aver intercettato parte degli attacchi, ma denunciano un’escalation “ingiustificata”.

La risposta americana

La reazione di Washington si è concentrata in mare: colpite alcune unità militari iraniane di piccole dimensioni e intercettati droni e missili diretti contro navi commerciali. Il presidente Donald Trump ha ridimensionato l’accaduto, mentre il Pentagono mantiene una linea di fermezza.

Il capo della Difesa Pete Hegseth ha parlato di un dispositivo di sicurezza rafforzato nello stretto, definito una “cupola” a tutela della navigazione. “Il cessate il fuoco regge”, ha aggiunto, pur avvertendo che l’Iran rischia di affrontare “una potenza di fuoco schiacciante” in caso di ulteriori attacchi.

Nuovi raid e accuse reciproche

Nel pomeriggio, gli Emirati hanno denunciato un nuovo attacco missilistico e con droni. Teheran respinge le accuse e ribalta la narrativa: secondo fonti militari iraniane, non vi era alcun piano di colpire infrastrutture emiratine e quanto accaduto sarebbe la conseguenza dell’“avventurismo” statunitense nello stretto.

Il confronto si sposta così anche sul piano diplomatico, con accuse incrociate sulla violazione degli accordi e sulla gestione della sicurezza marittima.

L’Italia: “Attacchi ingiustificabili”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “vicinanza” agli Emirati Arabi Uniti, definendo gli attacchi “ingiustificabili” e chiedendo un’immediata cessazione delle ostilità.

“La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”, ha sottolineato.

La partita geopolitica si allarga

Sul piano internazionale, Teheran guarda a Oriente: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi è atteso a Pechino per consultazioni con la leadership cinese. Parallelamente, Trump ha in programma una visita in Cina a metà maggio per incontrare Xi Jinping.

Nel frattempo, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha condannato gli attacchi e invitato tutte le parti a rispettare il cessate il fuoco, mentre in Libano si riaccende un altro fronte con operazioni militari israeliane contro Hezbollah.

“Non abbiamo ancora iniziato”

Da Teheran arrivano infine segnali di ulteriore irrigidimento. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che un “nuovo assetto” dello stretto è in fase di definizione e ha avvertito che “non abbiamo ancora nemmeno iniziato”.

Parole che pesano come un avvertimento: lo Stretto di Hormuz, crocevia vitale per l’energia mondiale, torna così al centro di una crisi che rischia di sfuggire di mano.