Il giorno della scadenza dell’ultimatum americano: se Teheran non riapre Hormuz, Trump minaccia di radere al suolo centrali e ponti in quattro ore. L’Iran risponde con catene umane. Israele colpisce per la prima volta un villaggio cristiano in Libano. Attentato vicino al consolato israeliano a Istanbul.
È teoricamente l’ultimo giorno prima della scadenza dell’ultimatum che Donald Trump ha posto all’Iran: riaprire lo Stretto di Hormuz entro le 2 di notte italiane, o subire la distruzione di centrali elettriche, ponti e infrastrutture vitali. Un’operazione che il presidente americano ha descritto come fattibile in quattro ore. A chi gli chiedeva se fosse preoccupato di commettere crimini di guerra, Trump ha risposto senza esitare: “Per niente. Sapete cos’è un crimine di guerra? Possedere un’arma nucleare.”
Nel frattempo, Teheran ha già respinto la proposta di cessate il fuoco di 45 giorni avanzata da Washington, ribadendo di voler una soluzione definitiva al conflitto. La guida suprema Mojtaba Khamenei sarebbe ricoverata in gravi condizioni a Qom, forse in coma. E al Congresso americano torna a circolare la parola più temuta: 25° emendamento.
Iran: catene umane intorno alle centrali
Teheran risponde all’ultimatum non con i missili ma con i corpi. Il viceministro per lo Sport e i Giovani Alireza Rahimi ha invitato la popolazione a formare catene umane attorno alle centrali elettriche, chiamando a raccolta “giovani, personaggi del mondo della cultura e dell’arte, atleti e campioni.” Un gesto simbolico e insieme disperato, che fotografa la condizione di un Paese che si prepara a essere colpito nelle sue infrastrutture civili più vitali.
“Non prendete i treni”: Israele preannuncia attacchi alla rete ferroviaria
L’esercito israeliano ha pubblicato sul proprio account X in lingua persiana un avvertimento esplicito ai cittadini iraniani: “Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di astenervi dall’utilizzare i treni o dal viaggiare in treno in tutto il Paese da ora fino alle 21:00 ora iraniana. La tua presenza sui treni e in prossimità dei binari mette a rischio la tua vita.” Un preannuncio di attacchi alla rete ferroviaria iraniana che sancisce, ancora una volta, il confine sempre più labile tra obiettivi militari e infrastrutture civili.
Khamenei forse in coma, l’Iran insiste: “È al comando”
Un memorandum diplomatico ripreso dal Times, basato su intelligence americana e israeliana e condiviso con gli alleati del Golfo, delinea uno scenario inquietante al vertice della Repubblica Islamica: Mojtaba Khamenei, 56 anni, nominato successore del padre Ali dopo la sua morte nel raid del 28 febbraio, sarebbe ricoverato a Qom in gravi condizioni. “Non è in grado di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”, si legge nel documento. Inabile al servizio militare, in cura per una condizione medica severa, privo di sensi secondo alcune fonti. L’Iran smentisce e insiste: la nuova guida suprema è “al comando.”
Se confermato, si tratterebbe di un vuoto di potere al vertice dell’Iran in uno dei momenti più critici della sua storia recente.
Al Congresso torna il 25° emendamento: “Solleviamo Trump”
Dall’altro lato dell’Atlantico, la pressione su Trump cresce anche dall’interno. Alcuni membri del Congresso americano, dopo il discorso sulla guerra in Iran pronunciato la domenica di Pasqua, hanno tornato a invocare il ricorso al 25° emendamento della Costituzione — la norma del 1965 che consente all’amministrazione di rimuovere il presidente a maggioranza semplice, qualora esistano condizioni oggettive che lo rendano incapace di svolgere le proprie funzioni, sostituendolo con il vicepresidente. Per ora si tratta di voci e pressioni, non di una procedura formalmente avviata. Ma il fatto che la questione torni in circolo in un momento simile è, di per sé, un segnale.
Pakistan: “Fase critica e delicata”
Sul fronte diplomatico, l’ambasciatore iraniano in Pakistan Reza Amiri Moghadam ha scritto su X un messaggio criptico ma significativo: “Gli sforzi positivi e produttivi del Pakistan per fermare la guerra si stanno avvicinando a una fase critica e delicata… Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti.” Una comunicazione che suona come l’annuncio imminente di uno sviluppo — in un senso o nell’altro.
ONU: voto su Hormuz, ma senza autorizzazione alla forza
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU voterà oggi una risoluzione sullo sblocco dello Stretto di Hormuz — ma in una versione fortemente annacquata rispetto alle ambizioni iniziali. La bozza visionata da AFP non menziona più alcuna autorizzazione all’uso della forza, nemmeno a scopo difensivo: una resa diplomatica che riflette l’impossibilità di trovare un consenso su misure più incisive tra i 15 membri del Consiglio.
Israele colpisce per la prima volta un villaggio cristiano in Libano
Un missile israeliano ha raggiunto Ain Saadeh, villaggio sulle colline sopra Beirut a maggioranza cristiana, uccidendo un ufficiale delle Forze Libanesi — gruppo politico-militare cristiano — sua moglie e un vicino. È la prima volta che una località cristiana viene colpita, anche durante la guerra del 2024 queste aree erano state risparmiate. L’esercito israeliano sostiene di aver colpito “un obiettivo terroristico” ed è “al lavoro per esaminare i danni collaterali.” Il governo di Beirut ha risposto con un rafforzamento delle forze di sicurezza nelle regioni colpite, cercando di scongiurare un’ulteriore frammentazione della già fragile società libanese lungo linee etnico-religiose.
Attentato vicino al consolato israeliano a Istanbul
Nel pomeriggio, una sparatoria ha coinvolto tre individui armati nei pressi del consolato israeliano a Istanbul. Il governatore della città Davut Gul ha riferito che un attentatore è stato ucciso e due feriti; anche due agenti di polizia sono rimasti feriti. Il ministro degli Interni turco Mustafa Ciftci ha indicato che uno degli attentatori aveva legami con “un’organizzazione che sfrutta la religione”; due dei tre erano fratelli. Non è ancora chiaro se il consolato fosse l’obiettivo principale. Il personale diplomatico israeliano non è presente nella sede da due anni e mezzo.
