Iran abbatte aerei americani, Trump sogna il petrolio di Hormuz. Bambini soldato tra i Pasdaran, Amnesty denuncia crimini di guerra

Due caccia Usa abbattuti sull’Iran — forse F-15, non F-35. Zarif propone un piano di pace su Foreign Affairs. L’ONU rinvia il voto su Hormuz per il Venerdì Santo. Macron attacca Trump: “Poco serio”. I Pasdaran reclutano bambini dai 12 anni.


Trentacinquesimo giorno di guerra e il copione non cambia: Trump colpisce, si vanta e minaccia; l’Iran risponde senza arretrare. Ma nella giornata di oggi si intrecciano sviluppi militari gravi, una proposta diplomatica inattesa e una denuncia che, se confermata, configura crimini di guerra: i Pasdaran stanno reclutando bambini soldato a partire dai 12 anni.


Due aerei americani abbattuti sull’Iran

La mattina si apre con una notizia militare di primo piano. L’Iran dichiara di aver abbattuto un secondo caccia americano sul proprio territorio — il portavoce del quartier generale centrale iraniano Khatam al-Anbiya parla di un secondo F-35 abbattuto sull’Iran centrale, con scarse probabilità di sopravvivenza per il pilota.

Le immagini pubblicate dai media iraniani, però, raccontano una storia diversa: gli esperti che le hanno esaminate escludono si tratti di un F-35 e propendono per un F-15. Una distinzione non da poco — l’F-35 è il caccia di quinta generazione più avanzato al mondo, e la sua eventuale perdita rappresenterebbe un colpo tecnico e simbolico senza precedenti per gli Stati Uniti.


Amnesty denuncia: bambini soldato tra i Pasdaran dai 12 anni

La denuncia più pesante della giornata arriva da Amnesty International: le autorità iraniane starebbero reclutando bambini, anche di soli 12 anni, nell’ambito di una campagna militare diretta dai Guardiani della Rivoluzione. Il 26 marzo, il vicecomandante dei Pasdaran dell’area metropolitana di Teheran Rahim Nadali aveva annunciato una campagna chiamata “Combattenti per la difesa della madrepatria dell’Iran”, aperta a “volontari” a partire dai 12 anni, invitando le famiglie a registrarsi presso le basi dei paramilitari Basij nelle moschee della capitale.

Testimonianze oculari e filmati verificati da Amnesty documentano il dispiegamento di bambini soldato ai posti di blocco dei Pasdaran, alcuni armati con fucili d’assalto AK-47. Amnesty definisce il reclutamento e la mobilitazione di minori “una grave violazione del diritto internazionale umanitario equivalente a un crimine di guerra.”


Zarif propone la pace su Foreign Affairs: cinque punti, niente bomba atomica

Sul fronte diplomatico, irrompe una voce inattesa. Javad Zarif, ex ministro degli Esteri iraniano fino al 2021 e uno dei principali artefici dell’accordo nucleare del 2015, ha pubblicato su Foreign Affairs — la principale rivista americana di politica estera — un piano di pace in cinque punti. Un gesto inusuale, che segnala la volontà di almeno una parte dell’élite iraniana di aprire un canale con Washington.

I punti essenziali: l’Iran si impegna formalmente a non sviluppare mai armi nucleari e a ridurre l’arricchimento dell’uranio al 3,67%, il livello dell’accordo del 2015; viene proposta la creazione di un unico sito di arricchimento regionale con il coinvolgimento di Cina e Russia; gli Stati Uniti e i loro alleati revocano tutte le sanzioni; lo Stretto di Hormuz viene riaperto, ma anche l’Iran deve poterlo utilizzare; infine, Iran e Stati Uniti firmano un patto di non aggressione reciproca.

Zarif ha anche lanciato una stoccata a Steve Witkoff e Jared Kushner — i negoziatori di Trump prima dell’attacco — definendoli “completamente ignoranti sia in materia di geopolitica che di tecnicismi nucleari.” Un attacco personale che dice molto sullo stato dei rapporti tra le due parti.


Iran avverte l’ONU: “Nessuna provocazione su Hormuz”

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha lanciato un monito esplicito alla comunità internazionale: “Qualsiasi azione provocatoria da parte degli aggressori e dei loro sostenitori, anche in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, riguardo alla situazione nello Stretto di Hormuz, non farà altro che complicare la situazione.”

Il messaggio è arrivato a destinazione: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha rinviato sine die la votazione su una bozza di risoluzione presentata dal Bahrein che autorizzava l’uso di “mezzi difensivi” per proteggere il traffico nello Stretto. La motivazione ufficiale è il Venerdì Santo — festività osservata dalle Nazioni Unite — ma la coincidenza con l’avvertimento iraniano è difficile da ignorare.

Teheran, intanto, ha ricordato di mettere “a disposizione tutti gli strumenti necessari per garantire il transito sicuro” dei mercantili — attraverso il meccanismo di registrazione gestito dai Pasdaran, che consente alle compagnie di navigazione di ottenere autorizzazioni a pagamento. Restano esclusi i cargo di Stati Uniti, Israele e dei Paesi affiliati agli aggressori.


Trump sogna il petrolio di Hormuz, Macron lo attacca

Nel pomeriggio, Trump torna su Truth Social con un post che miscela strategia militare e fantasia petrolifera: “Con un po’ più di tempo, possiamo facilmente APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ, PRENDERE IL PETROLIO E FARE UNA FORTUNA. SAREBBE UN ‘GUSHER’ PER IL MONDO???” — dove gusher, nel gergo petrolifero, indica un pozzo da cui il greggio sgorga spontaneamente in grande quantità.

Nel frattempo, Emmanuel Macron ha alzato la voce contro il presidente americano, definendolo di fatto “poco serio” in un attacco che riflette la crescente insofferenza europea verso la gestione americana del conflitto.