Una notte di escalation: petroliera colpita nel porto di Dubai, missili iraniani sugli Emirati, deposito di munizioni distrutto a Isfahan con bombe anti-bunker. Rivelazione del Corriere: Roma ha bloccato i voli militari Usa. Il WSJ: Trump pronto a chiudere la guerra anche con Hormuz parzialmente bloccato.
La notte tra il 30 e il 31 marzo ha segnato una svolta nel conflitto: per la prima volta dall’inizio della guerra, l’Iran ha colpito direttamente gli Emirati Arabi Uniti e il porto di Dubai, trascinando nel fuoco altri Paesi del Golfo finora rimasti ai margini. Gli Stati Uniti hanno risposto con un attacco massiccio a Isfahan. E mentre i fronti si moltiplicano, emerge una rivelazione che rischia di incrinare i rapporti tra Roma e Washington: l’Italia ha negato agli Usa l’uso della base di Sigonella.
Iran colpisce una petroliera a Dubai, missili sugli Emirati
La notte inizia con un attacco diretto nel cuore del Golfo. L’Iran ha colpito la Al-Salmi, petroliera kuwaitiana ormeggiata nel porto di Dubai, provocando un incendio a bordo. La nave trasportava due milioni di barili di petrolio provenienti da Kuwait e Arabia Saudita. L’equipaggio è in salvo e non si segnalano danni ambientali, ma la Kuwait Petroleum Corporation ha definito l’accaduto “un brutale attacco aereo iraniano”. Pochi minuti dopo, l’esercito del Kuwait ha comunicato che le sue difese aeree erano impegnate a rispondere ad attacchi missilistici e droni.
Contemporaneamente, il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha confermato di star contrastando un’ondata di missili balistici, missili da crociera e droni iraniani: “I rumori uditi in varie parti del Paese sono il risultato dell’intervento dei sistemi di difesa aerea contro le minacce in arrivo.” Una situazione inedita per Abu Dhabi e Dubai, rimaste finora fuori dal perimetro diretto del conflitto.
Usa bombardano Isfahan con bombe anti-bunker da 2.000 libbre
La risposta americana non si fa attendere. Nella notte, gli Stati Uniti hanno colpito un grande deposito di munizioni nella città iraniana di Isfahan, utilizzando bombe anti-bunker da 2.000 libbre, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. Trump ha pubblicato su Truth Social un video delle esplosioni: le fiamme si propagano rapidamente, illuminando il cielo notturno. A Teheran, nel frattempo, si sono registrate interruzioni di corrente — poi ripristinata — causate dalla caduta di schegge, riferisce l’agenzia Tasnim.
L’Italia nega Sigonella agli Usa: la rivelazione del Corriere
Sul fronte italiano, il Corriere della Sera rivela una notizia tenuta riservata fino ad oggi: l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano ha chiamato il ministro della Difesa Guido Crosetto dopo aver appreso che alcuni asset aerei americani avevano inserito Sigonella nel proprio piano di volo — per poi ripartire verso il Medio Oriente — senza aver chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani. Il piano era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Le verifiche hanno accertato che non si trattava di voli normali o logistici e quindi non rientranti nel trattato bilaterale: da qui la decisione di negare l’atterraggio.
Una scelta che inevitabilmente incide sui rapporti tra Roma e Washington, e che il deputato di AVS Angelo Bonelli ha commentato come “un atto dovuto”, pur denunciando quella che definisce “ipocrisia”: dalla base di Camp Darby, a Pisa, continuerebbero a partire missili e armi destinati all’Iran. “Il governo dovrebbe avere il coraggio di fare un passo in più e segnare una distanza netta da Trump”, ha dichiarato a La7.
Il Centcom in Israele, quattro soldati israeliani uccisi in Libano
L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, ha incontrato a Tel Aviv il capo di stato maggiore delle IDF Eyal Zamir per fare il punto sull’Operazione Epic Fury — nome ufficiale della campagna militare. Cooper ha conferito medaglie a oltre 40 militari per le prestazioni nelle prime settimane del conflitto. Nel frattempo, le IDF comunicano la morte di quattro soldati israeliani in un incidente durante i combattimenti nel sud del Libano.
Due navi cinesi attraversano Hormuz. Il WSJ: Trump pronto a chiudere la guerra anche con lo Stretto parzialmente bloccato
Un segnale inatteso sul fronte navale: secondo i dati di tracciamento di Marine Traffic, due portacontainer cinesi gestite da COSCO Shipping hanno attraversato con successo lo Stretto di Hormuz e sono uscite dal Golfo — un passaggio che nelle ultime settimane era diventato quasi impossibile.
Sul fronte politico, il Wall Street Journal riporta che Trump avrebbe confidato ai collaboratori la propria disponibilità a porre fine alla campagna militare anche se Hormuz dovesse rimanere parzialmente chiuso. Forzarne l’apertura totale richiederebbe altre 4-6 settimane di conflitto — uno scenario che il presidente sembrerebbe non voler prolungare. Una posizione che, se confermata, significherebbe un obiettivo di guerra ridimensionato rispetto alle dichiarazioni pubbliche degli ultimi giorni.
